E Bellinzona, di fumo, ne ha già avuto abbastanza

Sandro Fora, Il Noce
Bellinzona vuole darsi un’immagine sempre più turistica. Ottima idea, almeno sulla carta.
Poi, però, si torna puntualmente allo stesso copione: tavole rotonde sulla “fortezza”, convegni sui castelli, dibattiti sul patrimonio UNESCO, nuovi concetti, nuove visioni e nuovi annunci.
Ma alla fine, concretamente, cosa resta?
Negli ultimi anni abbiamo visto rendering, progetti annunciati, proposte presentate come opportunità di rilancio e iniziative che, in diversi casi, sono rimaste sulla carta. L’ex Stallone è soltanto uno degli esempi che dovrebbero far riflettere.
Si parla molto di rilancio turistico, ma quello che ancora fatichiamo a vedere è una strategia complessiva capace di trasformare il patrimonio di Bellinzona in un’esperienza realmente attrattiva durante tutto l’anno.
Si parla continuamente di castelli e di “fortezza”, mentre ciò che dovrebbe interessare maggiormente è quello che il visitatore trova una volta arrivato: servizi, accoglienza, accessibilità, collegamenti, eventi, attività, ristorazione e motivi concreti per fermarsi in città più a lungo.
È qui che dovrebbe concentrarsi il dibattito.
Dov’è la visione complessiva? Quali sono le priorità? Quali progetti verranno realmente realizzati? Con quali tempi, quali costi e quali obiettivi misurabili?
Sono domande alle quali i cittadini hanno diritto di ricevere risposte chiare.
Perché il turismo non si costruisce attraverso slogan, rendering o continue discussioni sul nome da attribuire al nostro patrimonio.
Il turismo si costruisce con servizi efficienti, accoglienza, eventi, collegamenti, manutenzione, investimenti mirati e una strategia capace di produrre ricadute concrete sul territorio.
Significa portare persone a Bellinzona, convincerle a restare, far vivere il centro e i quartieri, sostenere commercianti, ristoratori e operatori locali e creare nuove opportunità economiche.
Questo dovrebbe essere il vero obiettivo.
Il resto rischia di rimanere soltanto fumo.



