Due storie d’acqua: Stabio risana e risparmia, Morbio Inferiore abbandona e paga

Associazione "La goccia che conta"
Due storie di inquinamento ambientale nel Mendrisiotto, nate quasi in contemporanea, ci consegnano destini opposti. Da un lato il successo del risanamento del Pozzo Santa Margherita di Stabio, dall’altro lo stallo infinito del Pozzo Polenta a Morbio Inferiore. Due approcci che svelano come le scelte politiche e pianificatorie locali possano salvare un territorio o condannarlo, lasciandoci una lezione politica chiara: quando l'autorità pubblica rinuncia a difendere il proprio patrimonio ecologico, a perdere non è solo l'ambiente ma anche la cittadinanza.
Stabio e il coraggio del risanamento immediato
Per capire il successo di Stabio bisogna tornare al 2007. Di fronte a tonnellate di rifiuti tossici e di melme acide che minacciavano la falda di Santa Margherita, lo Stato applicò la "via sostitutiva": il Gran Consiglio stanziò subito un credito pubblico da 10 milioni di franchi per avviare il risanamento. Tra il 2008 e il 2010 il comparto venne interamente bonificato con l'asportazione di 24'000 tonnellate di materiale. Anche a Stabio l'azienda responsabile (la raffineria Miranco SA) ha tentato la via dei ricorsi, ma l'intervento pubblico immediato ha protetto l'acqua comune, mentre la rivalsa finanziaria contro il privato è stata gestita in seguito, trovando infine conferma definitiva davanti al Tribunale federale. Oggi l'area è sicura e restituita alla comunità.
Pozzo Polenta: il labirinto dei ricorsi e la cattiva pianificazione
A pochi chilometri di distanza, la ferita del Pozzo Polenta resta aperta dal 2008, anno in cui fu scoperta la contaminazione da idrocarburi che ha spento la principale fonte idrica autonoma di Morbio Inferiore. Qui il Cantone ha scelto la via ordinaria, imponendo la progettazione della bonifica al gestore della stazione di benzina (ECSA). Se da un lato è sacrosanto il principio che chi inquina paga, dall'altro l'intreccio di responsabilità tra i diversi attori privati subentrati nel tempo e la loro scelta di impugnare ogni decisione hanno trasformato il risanamento in una guerra di logoramento. L'iter burocratico si è così impantanato in un labirinto di ricorsi amministrativi e battaglie legali che bloccano la procedura da ben 18 anni.
Ma il vero fallimento di Morbio nasce da una cattiva gestione e pianificazione del territorio da parte delle autorità locali. Per decenni il comune ha permesso a centri commerciali, stazioni di servizio e altre strutture di crescere a ridosso e all'interno delle zone di protezione del pozzo. Inoltre, anziché pretendere un ripristino immediato, il Municipio di Morbio ha persino ipotizzato lo stralcio definitivo delle zone di protezione dal Piano Regolatore. Una scelta pianificatoria che, se avallata dal Consiglio comunale, darebbe la priorità allo sfruttamento edilizio del comparto e alleggerirebbe gli obblighi di bonifica per i privati, decretando di fatto la morte del pozzo.
Il costo dell'inerzia e la voce della cittadinanza
Il prezzo di questo stallo è pesantissimo per i contribuenti di Morbio, che hanno già pagato oltre 700'000 franchi solo per gestire l'emergenza e acquistare acqua da reti esterne, senza contare le spese legali. Nel frattempo, gli idrocarburi nel sottosuolo continuano a defluire a valle.
A Stabio tutto questo non è accaduto. Grazie alla tempestività dell'intervento cantonale e alla strenua difesa dell'acquedotto di Santa Margherita da parte del comune, oggi la cittadinanza beneficia di una fonte idrica pienamente a norma, sicura e controllata dalle AMS. L'efficienza della rete idrica comunale permette inoltre di mantenere tariffe contenute, garantendo ai cittadini di pagare l'acqua nettamente meno rispetto ai vicini di Morbio, costretti a subire i rincari strutturali dovuti all'allacciamento forzato a fonti sostitutive.
La recente nascita dell'Associazione "La goccia che conta", unita a una raccolta firme, dà voce a una cittadinanza che non vuole più subire passivamente. La richiesta della popolazione è chiara ed esplicita: i danni ambientali devono essere riparati e gli errori pianificatori del passato risolti senza ulteriori rinvii, perché l'emergenza climatica in atto — caratterizzata da siccità ricorrenti e risorse idriche sempre più scarse — impone il dovere assoluto di difendere ogni singola riserva d'acqua del territorio.
A poche settimane dal lancio, la petizione in difesa dei numerosi pozzi locali abbandonati o in via di abbandono con l’arrivo della captazione a lago ha già superato le 1500 firme. La raccolta continuerà sul territorio fino al 31 ottobre.



