Cerca e trova immobili
PAOLO ORTELLI

La neutralità non basta scriverla

Paolo Ortelli, deputato PLRT
La neutralità non basta scriverla
Ti-Press
Fonte PAOLO ORTELLI
La neutralità non basta scriverla
Paolo Ortelli, deputato PLRT

Il prossimo 27 settembre voteremo sulla neutralità svizzera. E quando si toccano parole come neutralità, indipendenza e sovranità è inevitabile che si risvegli qualcosa di profondo. Un sentimento nazionale comprensibile, persino nobile. Ma proprio per questo dovremmo stare attenti a non sbagliare bersaglio. Il mondo è diventato più instabile, le guerre sono tornate alle porte dell’Europa, gli equilibri geopolitici cambiano rapidamente. E davanti all’incertezza la tentazione è semplice: alzare i muri, fissare regole più rigide, scolpire nella Costituzione ciò che siamo stati per proteggerci da ciò che verrà.

Ma scrivere più neutralità non significa necessariamente avere una neutralità migliore. La forza della Svizzera non è mai stata soltanto quella di stare fuori dai conflitti. È stata soprattutto quella di riuscire a stare dentro le relazioni. La nostra neutralità ha avuto valore perché era credibile. Perché dietro di essa c’erano diplomazia, autorevolezza, pragmatismo, capacità di mediazione e quei “buoni uffici” che hanno permesso a un piccolo Paese di sedersi ai tavoli dei grandi senza pretendere di esserlo. E forse dimentichiamo troppo facilmente che la neutralità svizzera ha attraversato epoche, guerre e crisi internazionali profondamente diverse proprio perché ha saputo adattarsi senza perdere la propria identità. La sua forza non è stata l’immobilità. È stata la capacità di interpretare i tempi restando fedeli a un principio.

È forse proprio qui che oggi dovremmo investire di più. In un mondo sempre più complesso, la Svizzera non ha bisogno di isolarsi meglio. Ha bisogno di relazionarsi meglio. Di saper parlare con chi non si parla più. Di costruire ponti quando altri li abbattono. Di essere affidabile senza essere ingenua, indipendente senza diventare irrilevante. Perché essere neutrali non significa essere assenti. E nemmeno equidistanti davanti a qualsiasi cosa accada. Neutralità non significa rinunciare ai propri valori, alle proprie opinioni o alla difesa del diritto internazionale. Significa conservare quella libertà e quella credibilità che possono permetterci, quando serve, di svolgere un ruolo che altri non possono più svolgere.

È questa, semmai, la neutralità che dovremmo rafforzare: non una neutralità che ci sottrae al mondo, ma una neutralità che ci rende utili al mondo. Possiamo certamente discutere di come interpretarla e dei limiti che debba avere. Ma irrigidirla rischia di confondere lo strumento con l’obiettivo. E soprattutto di offrirci una risposta rassicurante alla domanda sbagliata. La vera questione non è soltanto quanto neutrale debba essere la Svizzera. È quanto utile, credibile e autorevole vogliamo che continui a essere nel mondo. Perché la neutralità possiamo anche scriverla nella Costituzione. L’autorevolezza, invece, bisogna conquistarsela ogni giorno.

Paolo Ortelli, deputato PLRT

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE