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SANDRO FORA

Bellinzona tradisce i suoi giovani: il caso ex Stallone

Sandro Fora, Il Noce
Bellinzona tradisce i suoi giovani: il caso ex Stallone
SANDRO FORA
Bellinzona tradisce i suoi giovani: il caso ex Stallone
Sandro Fora, Il Noce

Prima si promette ai giovani uno spazio tutto per loro. Si presenta un progetto, si indicano prospettive concrete, si alimentano aspettative. Poi, quando quel progetto dovrebbe finalmente diventare realtà, si cambia strada.

E dopo ci chiediamo perché tanti giovani non credano più nella politica e nelle istituzioni.

Il caso dell’ex Stallone di Bellinzona dovrebbe farci riflettere proprio su questo.

Da tempo nella nostra Città si parla della necessità di offrire ai ragazzi e alle ragazze un vero spazio di aggregazione: un luogo dove incontrarsi, proporre attività, confrontarsi, creare qualcosa insieme e sentirsi finalmente ascoltati.

L’ex Stallone era stato individuato come una risposta concreta a questa esigenza. Non una vaga promessa per un futuro indefinito, ma una soluzione sulla quale erano state costruite aspettative e per la quale si era arrivati a prospettare un’apertura nel 2026.

Ora quella strada viene abbandonata e si cercano altre soluzioni.

Naturalmente un Municipio può cambiare progetto quando emergono difficoltà o quando ritiene che esistano alternative migliori. Ma governare significa anche assumersi la responsabilità delle aspettative che si creano.

E quando di mezzo ci sono i giovani, questa responsabilità dovrebbe pesare ancora di più.

Non possiamo continuare a dire loro che sono importanti, che rappresentano il futuro, che vogliamo avvicinarli alla vita pubblica e poi trattarli come se potessero aspettare all’infinito.

I giovani non sono una voce da inserire in un programma politico. Sono cittadini di questa Città. Oggi.

Se vogliamo che partecipino, dobbiamo dare loro motivi per credere che partecipare serva davvero.

Se vogliamo che abbiano fiducia nelle istituzioni, dobbiamo dimostrare che le parole pronunciate dalle istituzioni hanno un valore.

E se promettiamo loro uno spazio, non possiamo limitarci a spostare continuamente il traguardo.

Il punto, quindi, non è soltanto l’ex Stallone.

Il vero problema è il metodo.

Prima si annuncia. Poi si rimanda. Poi si cambia soluzione. E nel frattempo chi aspettava resta ad aspettare.

Questo è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare una politica giovanile seria.

I ragazzi non hanno bisogno di essere convocati per qualche fotografia, di sentirsi ripetere che “sono il futuro” o di essere coinvolti soltanto quando fa comodo mostrare attenzione verso le nuove generazioni.

Hanno bisogno di essere ascoltati davvero.

Hanno bisogno di luoghi.

Hanno bisogno di opportunità.

Ma soprattutto hanno bisogno di capire che, quando un’istituzione prende un impegno nei loro confronti, quell’impegno conta.

Se la soluzione dell’ex Stallone non è più praticabile, il Municipio spieghi con chiarezza perché. Indichi quale sarà l’alternativa. Dica quali sono i tempi e si assuma un impegno concreto affinché il centro giovanile non diventi l’ennesimo progetto trascinato da una legislatura all’altra.

Perché ogni promessa mancata lascia qualcosa dietro di sé.

Lascia delusione.

Lascia sfiducia.

E allontana ancora un po’ quei giovani dalla politica che, a parole, diciamo invece di voler avvicinare.

Non possiamo chiedere ai giovani di credere nelle istituzioni se sono proprio le istituzioni a insegnare loro a non credere alle promesse.

I giovani di Bellinzona meritano di più.

Non passerelle. Non annunci. Non altre promesse.

Fatti, ascolto e rispetto.

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