La rabbia dietro ai roghi, condanna ed espulsione per il pompiere volontario

Il 21enne, reo confesso, ha ammesso di aver appiccato tre incendi tra Caslano e Ponte Tresa: «Ho tradito la fiducia dei miei compagni. Mi scuso con tutti».
LUGANO - 36 mesi di carcere, di cui 6 da scontare e gli altri 30 sospesi per 5 anni, per il giovane pompiere volontario accusato di aver appiccato tre incendi nel Malcantone tra gennaio e marzo scorso. È stata inoltre decisa l’espulsione dalla Svizzera per un periodo di 5 anni.
È la condanna pronunciata oggi alle Assise criminali di Lugano, dove si è svolto il processo a suo carico. Il 21enne italiano residente nel Luganese, reo confesso, è stato riconosciuto colpevole di incendio intenzionale ripetuto e furto di poca entità.
A presiedere la Corte è stato il giudice Amos Pagnamenta, che ha accolto l'accordo tra l'avvocato difensore Marco Masoni e il procuratore pubblico Simone Barca. «L'imputato si è assunto le proprie responsabilità», ha spiegato Barca in apertura. «La perizia psichiatrica ha permesso di chiarire il disturbo di cui è affetto. Ha inoltre già iniziato un trattamento specifico presso la struttura carceraria».
Secondo il procuratore, la colpa del 21enne è da considerarsi media. «Ha scelto di appiccare gli incendi, ma ha capito i motivi che lo hanno spinto ad agire in questo modo. Di sua spontanea volontà ha iniziato a risarcire i privati danneggiati».
Tre incendi tra Caslano e Ponte Tresa
Dall'atto di accusa emerge che i fatti risalgono a tre momenti distinti. Il primo incendio appiccato dal 21enne risale al 5 gennaio scorso, a Caslano. Gli altri due roghi si sono verificati il 28 e il 30 marzo, rispettivamente a Caslano e Ponte Tresa.
In aula, il presidente della Corte Pagnamenta si è poi concentrato sulle ragioni che hanno spinto il giovane ad appiccare i tre incendi. In altre parole: cosa porta un pompiere volontario a compiere un gesto così in contrasto con la sua missione? Un interrogativo, quello del «perché», che lo stesso 21enne ha ammesso di aver faticato a decifrare.
La rabbia all'origine dei roghi
«Ammetto che con la perizia siamo riusciti a ricondurre quanto accaduto a un'incapacità di gestire le emozioni. Nello specifico, la rabbia. Era la manifestazione di quanto non riuscivo a trattenere».
In aula erano presenti anche alcuni pompieri del corpo di cui il giovane faceva parte. A loro il 21enne si è rivolto più volte durante le sue scuse. «Ho tradito la fiducia dei miei compagni», ha continuato il ragazzo. «Mi scuso con tutte le persone che ho messo in pericolo».
«L'idea di essere stato un pericolo è straziante»
Il 21enne, che prima dei fatti seguiva una formazione in cure infermieristiche, si è detto pronto a ripartire. «Si tratta di un punto di partenza. Sono grato per aver già iniziato questo percorso in carcere e non posso fare altro che continuarlo», ha spiegato l'imputato in chiusura.
«L'idea di essere stato un pericolo per gli altri è qualcosa di straziante. Quando sono entrato in carcere ero convinto che chiedere aiuto non facesse parte della mia persona, ma mi sono ricreduto. Voglio continuare la presa a carico anche oltre l'anno e mezzo indicato dalla perizia».



