Un dente rotto e punti di sutura: era terrorizzata

Gli ultimi giorni di vita della 52enne, legata agli audio di Zali, trovata morta nel Ceresio lo scorso 18 agosto. A raccontarli è una persona a lei vicina.
MELIDE - «Quelle benzodiazepine le erano state prescritte da uno specialista. In particolare dopo l'aggressione avvenuta una decina di giorni prima della sua morte». Sono parole intrise di commozione quelle espresse da una persona vicina alla 52enne trovata morta a Melide nelle acque del Ceresio, lo scorso 18 agosto.
L'autopsia effettuata sulla donna che diffuse online le ormai famose conversazioni audio col Consigliere di Stato Claudio Zali ha emesso recentemente il suo verdetto: in corpo la 52enne aveva un'elevata quantità di alcol e, appunto, la presenza di benzodiazepine. La donna è deceduta per effetti acuti di un'asfissia da annegamento.
Sbattuta contro il muro
«Quel farmaco le era stato prescritto – riprende il nostro interlocutore – proprio perché stava male a causa del polverone che ha portato alle dimissioni di Zali. E poi dopo l'aggressione (denunciata l'8 agosto) aveva paura. Anche a uscire di casa. Non prendeva di certo psicofarmaci per svago. L'aggressione tra l'altro era avvenuta più o meno nel luogo in cui è stata trovata morta. Solo che era già buio. Mentre usciva dal lago, qualcuno le ha preso la testa e l'ha sbattuta sul muretto. Il colpo le aveva provocato la perdita di un dente e una ferita importante sul volto per cui sono stati necessari più punti di sutura».
Segni sul viso
L'aggressione, stando ai conoscenti, le aveva dunque lasciato segni evidenti sul viso. «Era messa male. Lo si percepiva a occhio nudo. Non capisco come quel giorno possa essere arrivata a quel tasso alcolemico senza che nessuno se ne sia accorto. In paese la conoscevano in molti. Ci facciamo tante domande. Anche su chi le ha servito da bere in quel maledetto pomeriggio. Possibile che nessuno abbia notato che quella donna stesse male?»
La lettera al collettivo
Che la 52enne si sentisse in pericolo costante era emerso anche da uno scritto inviato lo scorso 25 luglio al collettivo femminista "Io l'8 ogni giorno". Un testo che spiegava la sua assenza al presidio organizzato per chiedere le dimissioni di Zali il 29 luglio a Bellinzona. La donna evidenziava come la decisione di pubblicare i file audio proprio questa estate (e non tre anni fa quando avvennero le conversazioni) rappresentasse il culmine di un profondo senso di ingiustizia.
Percorso psicoterapeutico
«Lei – riprende il nostro interlocutore – aveva fatto un importante percorso psicoterapeutico. Analizzando a fondo il rapporto tra lei e Zali. Fino a quel momento non si era mai sentita "vittima". Una volta raggiunta una certa consapevolezza, ha preso il coraggio di denunciare quanto a suo dire stava subendo. Non sentendosi ascoltata dalle autorità, col passare del tempo ha poi deciso volontariamente di pubblicare quegli audio».
Dietro alla scelta di pubblicare gli audio online, come già spiegato dalla 52enne nella lettera al collettivo femminista, non ci sarebbe dunque alcuna cospirazione di natura politica. Solo esasperazione.
«Il fatto è che stiamo parlando di una donna che è sempre stata una guerriera, lo si capiva anche dalle sue battaglie animaliste. Si era tenuta tutto dentro. Era come una granata inesplosa. A un certo punto si è esposta andando oltre ogni limite. Pagando questa sete di giustizia a carissimo prezzo».




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