Lido San Domenico, si raccolgono le firme. «Risanare sì, snaturare no!»

Tra le richieste alla Città c'è la rinuncia al partenariato pubblico-privato a lungo termine
LUGANO - Il futuro del Lido San Domenico a Castagnola è al centro dell’attenzione dell'opinione pubblica, dopo la decisione del Municipio di Lugano di aprire due distinti concorsi pubblici: uno per la sola gerenza triennale e uno per un partenariato pubblico-privato destinato a una trasformazione a lungo termine della struttura. Questa doppia opzione ha suscitato preoccupazione tra cittadini e associazioni, che temono il rischio di una trasformazione che potrebbe snaturare l’identità storica e sociale del lido, lasciando spazio a logiche puramente commerciali e riducendo la funzione pubblica di questo luogo unico. Anche il Partito socialista ha preso posizione, chiedendo la tutela della funzione sociale e culturale della struttura.
Nelle scorse ore è stata pubblicata online una petizione indirizzata al Municipio, che chiede di abbandonare la via del partenariato pubblico-privato a lungo termine, preferendo invece un unico bando pubblico per la gerenza ordinaria. I promotori sostengono che la Città dovrebbe assumersi direttamente la responsabilità del risanamento e della messa a norma della cucina interna, mantenendo la regia pubblica e la proprietà del comparto. L’obiettivo è preservare il Lido San Domenico come spazio di aggregazione sociale e di proposta culturale alternativa, salvaguardando la sua autenticità e il suo valore ambientale.
«Il Lido San Domenico non è un semplice esercizio commerciale, ma una perla rara di Lugano: un’oasi di pace per la comunità, animata da passione e amore. È un lido della comunità, non un prodotto da vetrina per il marketing territoriale», si legge nella petizione.
I promotori evidenziano quattro motivi principali alla base della loro richiesta. Affidare la gestione a un partenariato privato di lunga durata (10-15 anni) significherebbe, secondo i firmatari, cedere alle logiche commerciali e perdere il controllo pubblico sul futuro del lido. Il Comune dovrebbe invece occuparsi direttamente della ristrutturazione e affidare la gestione tramite un bando pubblico ordinario. L'adeguamento della cucina, così da rispettare le normative, sarebbe possibile con «un minimo intervento pubblico di ottimizzazione degli spazi interni, mantenendo il controllo assoluto del bene». Viene poi ricordata la cronica carenza di spazi di aggregazione, soprattutto per i giovani. Con i futuri lavori al Lido Riva Caccia, il rischio è di perdere «l’ultimo presidio lacustre popolare» se il San Domenico venisse trasformato radicalmente. Non bisogna poi dimenticare che il lido si trova in un ecosistema delicato, vicino al Sentiero di Gandria. Una ristorazione intensiva e annuale sarebbe incompatibile con la natura del luogo, che necessita di tempi di riposo e di mantenere la sua dimensione stagionale e intima.
«Risanare sì, snaturare no!», concludono i promotori, invitando la cittadinanza a unirsi alla loro causa per difendere l’identità e la funzione pubblica del Lido San Domenico. Al momento della pubblicazione di questo articolo erano già state raccolte più di 875 firme sulle 1000 richieste.



