La foto shock di Márquez: «La mia spalla dopo sette operazioni»

Il pilota Ducati mostra sui social una spalla destra visibilmente atrofica: i segni di una carriera costellata da infortuni, interventi e complicazioni.
ARAGON - Sette operazioni, una spalla che racconta una carriera segnata dagli infortuni. Marc Márquez ha mostrato sui social le conseguenze dei numerosi interventi chirurgici affrontati negli ultimi anni. Il pilota spagnolo della Ducati ha pubblicato questa settimana su Instagram una foto a torso nudo nella quale la spalla destra appare nettamente più atrofica rispetto alla sinistra.
Ad Aragon, dove domenica scorsa si era imposto, al 33enne era stato chiesto cosa non andasse nel suo braccio destro. La risposta era stata secca: «Le sette operazioni». Ora, quello scatto condiviso sui social rende visibili i segni lasciati dagli interventi che hanno accompagnato una parte importante della sua carriera.
Tutto, o quasi, nasce dal terribile incidente di Jerez nel 2020, quando Márquez riportò la frattura dell'omero. Da allora sono arrivati diversi interventi e altrettante complicazioni: dalla rottura di una placca a un'infezione che ha richiesto un innesto osseo, fino al nuovo infortunio alla spalla rimediato a Mandalika nel 2025.
E i problemi non si sono fermati. La situazione si è complicata ulteriormente anche in questa stagione. Dopo la caduta di Le Mans, Márquez ha spiegato di essersi sottoposto a un intervento alla spalla per rimuovere o spostare due viti che comprimevano il nervo radiale. L'operazione era già programmata, ma è stata anticipata dopo un infortunio al piede.
Eppure, poche settimane prima, a Jerez, lo spagnolo aveva assicurato di essere «al 100%». Una dichiarazione che si inserisce in un tema già sollevato durante l'estate dal giornalista Simon Patterson. Intervenendo nella trasmissione The Race, aveva infatti sostenuto che Márquez tendesse a minimizzare con i media le proprie condizioni fisiche.
Ora, però, è la sua stessa spalla a raccontare una storia diversa: sette operazioni e i segni indelebili di una carriera vissuta sempre al limite.



