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LUGANO

«Pubblicare gli audio è stata una scelta difficile. Ho corso dei rischi, ma non me ne pento»

Ad aprire il presidio in ricordo della 52enne trovata morta nel Ceresio è stata la lettura di una sua lettera. La donna aveva diffuso gli audio riguardanti Claudio Zali.
«Pubblicare gli audio è stata una scelta difficile. Ho corso dei rischi, ma non me ne pento»
«Pubblicare gli audio è stata una scelta difficile. Ho corso dei rischi, ma non me ne pento»
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«Pubblicare gli audio è stata una scelta difficile. Ho corso dei rischi, ma non me ne pento»
Ad aprire il presidio in ricordo della 52enne trovata morta nel Ceresio è stata la lettura di una sua lettera. La donna aveva diffuso gli audio riguardanti Claudio Zali.

LUGANO - Tanta rabbia e una richiesta precisa: «Vogliamo chiarezza, verità e giustizia per Sabrina».

Circa un centinaio di persone hanno partecipato questa sera, davanti al Palazzo di giustizia di Lugano, al presidio organizzato da una rete di collettivi e associazioni in solidarietà con Sabrina, pseudonimo usato sui social dalla donna trovata morta nel Ceresio. Nei mesi scorsi era stata lei a diffondere gli audio riguardanti Claudio Zali.

«Una ferita aperta»
Proprio la sua testimonianza aveva inoltre portato all'apertura del procedimento penale, di cui si è avuta notizia solo alcuni giorni fa, nei confronti del consigliere di Stato dimissionario per presunti reati contro l'integrità sessuale ai danni di una terza persona.

«La morte di Sabrina - hanno spiegato gli organizzatori - ha lasciato una ferita, delle domande e una richiesta che non vogliamo venga ricoperta dal silenzio: vogliamo sapere cosa è accaduto».

Va detto che, sulla base dei primi risultati dell'autopsia, l'annegamento rimane l'ipotesi principale. Per ora, quindi, non ci sono elementi che facciano pensare all'intervento di terzi. Resta inoltre la denuncia per aggressione contro ignoti presentata dalla 52enne una decina di giorni prima del dramma.

La lettera di Sabrina
Ad aprire la manifestazione è stata la lettura di una lettera scritta dalla stessa Sabrina. Ne riportiamo un estratto:

«Molti mi hanno chiesto perché ho pubblicato gli audio. Da vari commenti si insinua una fantomatica regia politica. Posso dirlo con la mano sul cuore: non c'è niente di più falso. La decisione è legata a vicende personali. Inoltre sono riuscita a uscire allo scoperto anche grazie a una vera presa a carico psicologica che mi ha permesso di essere più consapevole e ad avere più coraggio».

«Quando si vive in una situazione di violenza, è difficile agire per tempo. Prevalgono i sensi di colpa, il sentirsi inadeguate e perfino il credere di meritarselo. Pubblicare gli audio, commettendo tra l'altro un reato, è stata una scelta personale e difficile. Ho corso dei rischi, ma ho agito e non me ne pento. Non cerco notorietà ma solo giustizia. Nessun rappresentante delle istituzioni può comportarsi nei toni e nelle modalità che ho denunciato. Esorto chi ha vissuto una situazione analoga a rivolgersi alle forze dell'ordine e di denunciare l'accaduto. Nessun essere umano merita di essere trattato come sono stata tratta io».

«Tante vittime, ma anche tanta solidarietà»
Al presidio era presente anche la deputata di Più donne Tamara Merlo. «È importante essere qui oggi per fare rete, per far vedere che resistiamo e per mostrare che nessuna è sola. Purtroppo ci sono tante vittime, ma c'è anche tanta solidarietà».

Chiedere giustizia e verità per Sabrina «significa fare in modo che il procedimento penale e le indagini siano non soltanto svolti correttamente, ma dimostrare anche che tutto sia stato fatto in modo indipendente». Da qui la richiesta di un procuratore straordinario esterno al Ticino. «Per questo abbiamo chiesto che le analisi vengano svolte fuori dal cantone e fuori da ogni tipo di influenza».

Cosa dovrebbe cambiare perché una donna che denuncia possa sentirsi davvero tutelata? «Ci diranno che servono risorse, ma serve prima di tutto un cambio di mentalità: che veramente si voglia combattere la violenza di genere e che si voglia stare dalla parte della vittima. Non è un caso che le norme che tutelano piuttosto le vittime siano state votate nei parlamenti e sappiamo come sono composti questi ultimi. Vorremmo che la forza e la protezione maggiore l'avessero le vittime».

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