«Le ho detto di abbassarsi, ma ormai era troppo tardi»

Il racconto di Kilian che, al rave di Aarau, si trovava accanto alla giovane 22enne rimasta uccisa: «Abbiamo tentato di rianimarla per 30 minuti».
AARAU - «È successo tutto in un attimo: all'improvviso è scoppiato il caos più totale». È il racconto di Kilian, 18 anni che al momento dell'agguato mortale al rave di Aarau, avvenuto nelle prime ore di domenica mattina, si trovava accanto alla 22enne italiana, poi deceduta. Il giovane spiega che i primi spari sono stati esplosi intorno alle 2:30 del mattino. In quel momento, Kilian e i suoi amici si trovavano dietro la consolle del DJ.
«All'inizio abbiamo pensato che qualcuno stesse facendo esplodere dei petardi fuori. Quando abbiamo capito che si trattava di spari, ci siamo subito buttati a terra e messi al riparo». Kilian ha raccontato anche che la giovane vittima (M., 22 anni) si trovava proprio accanto a lui.
«Le ho detto di abbassarsi, ma ormai era troppo tardi. È stata colpita da un proiettile», è il giovane sopravvissuto a spiegarlo, aggiungendo di essere stato mancato da un proiettile per pochi centimetri. «Quando mi sono guardato intorno in cerca di M., ho visto che era distesa immobile a terra, sanguinante dalla bocca e dal torace». Il 18enne e altre persone hanno poi immediatamente iniziato a rianimarla, mentre uno degli amici viene colpito al gluteo.
«Dopo circa 10-15 minuti, gli spari sono cessati. Abbiamo tentato di rianimare M. per un totale di 30 minuti, purtroppo senza successo». Poi l'arrivo della polizia, che ha chiesto al gruppo di lasciare la sala con le mani alzate.
Come riferito dalla polizia cantonale di Argovia a 20 Minuten, gli agenti sono giunti sul posto pochi minuti dopo la prima segnalazione, avvenuta alle 2:30 del mattino. La polizia lunedì ha comunicato di aver arrestato come sospetto un cittadino svizzero di 43, fermato nella notte tra domenica e lunedì.
L'amico di Kilian nel frattempo è stato dimesso dall'ospedale. «Sta bene, tutto sommato», dice il diciottenne, per poi ammettere che quanto accaduto è ancora difficile da elaborare: «È surreale. Non lo dimenticherò mai».



