Il criminologo: «Forse aveva un obiettivo preciso»

L'esperto sui fatti di Aarau: «Gli indizi suggeriscono un certo grado di premeditazione. E non sembra ci fosse l'intenzione di compiere una strage indiscriminata».
AARAU - Una ragazza uccisa, cinque persone ferite e uno svizzero di 43 anni arrestato con gravi sospetti a suo carico: questo, per ora, il drammatico bilancio del rave di Aarau, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica ben oltre i confini del Canton Argovia.
Secondo quanto riferito dalla polizia argoviese, gli investigatori hanno rinvenuto sulla scena del crimine più di una dozzina di bossoli provenienti da due armi diverse: bossoli calibro 9 millimetri, tipici di pistole e mitragliette, e bossoli calibro 5,45 × 39 millimetri, utilizzati ad esempio nei fucili d’assalto. Cosa rivelano queste tracce sul presunto autore? A rispondere è il criminologo Dirk Baier.
Due calibri sulla scena, una sola persona arrestata: professor Baier, quali conclusioni si possono trarre?
«Normalmente si penserebbe alla presenza di due autori. È piuttosto insolito che un solo individuo cambi arma durante l’azione o porti con sé due armi contemporaneamente. Tuttavia, è possibile che la persona volesse provare diverse armi o abbia cambiato arma a causa di un malfunzionamento».
L’uso di armi diverse suggerisce una premeditazione?
«Il semplice fatto di portare armi da fuoco indica già un certo grado di preparazione. Si è armati se si prevede un conflitto in cui potrebbe essere necessario difendersi, oppure se si intende commettere un reato. Non è detto che fosse pianificato causare vittime, ma è probabile che le armi fossero pronte in auto per essere usate in caso di necessità. Il calibro 5,45 × 39 millimetri è lo standard del fucile d’assalto russo AK-74».
Si possono ricavare informazioni sulle modalità di approvvigionamento o su possibili collegamenti internazionali?
«I calibri possono suggerire alcune ipotesi, tuttavia in Svizzera è possibile procurarsi armi di vari calibri, sia legalmente che illegalmente, e per motivi molto diversi».
Cosa si può dedurre dal fatto che siano stati sparati più di una dozzina di colpi?
«Una possibilità è che l’autore avesse poca esperienza con le armi. Se avesse avuto un obiettivo preciso, a un tiratore esperto sarebbero bastati uno o due colpi. È anche possibile che la quantità di colpi facesse parte dell’intenzione: l’autore voleva mostrare di essere pesantemente armato e di non avere esitazioni a usare le armi».
La polizia parla di vittime casuali. Cosa suggerisce questo sul possibile movente, se le sei persone non avevano legami tra loro?
«Ci sono almeno due spiegazioni: forse l’attacco era rivolto a una sola persona e le altre sono state colpite perché si trovavano nelle vicinanze. Oppure nessuno era un bersaglio specifico e i colpi non erano destinati a persone precise. In linea di principio, anche una strage indiscriminata potrebbe rientrare in questo quadro, perché in questi casi si spara a caso sulla folla. Tuttavia, questa interpretazione mi sembra poco plausibile, così come l’ipotesi di un movente terroristico».
Perché?
«Di solito, fatti di questo tipo non avvengono di notte in luoghi isolati, ma di giorno e in posti molto frequentati. Gli autori vogliono essere visti. Inoltre, spesso si tratta di eventi che durano più a lungo, perché è difficile fermare chi li compie. Nei casi di terrorismo, di solito c’è anche una rivendicazione, perché gli autori vogliono chiarire chi c’è dietro l’azione. Non escludo che qui si sia trattato, in un certo senso, di una caccia all’uomo. Così lo definirei anch’io. Ma non sono sicuro che altre interpretazioni siano alla fine più plausibili».



