Niente velo né smartphone nelle scuole, lo chiede il Parlamento

Il Gran Consiglio zurighese ha dato il via libera a due proposte dell'UDC
ZURIGO - Il Gran consiglio zurighese ha approvato oggi - con un margine risicato di 87 voti contro 82 e sei astensioni - una controversa mozione dell'Unione democratica di centro (UDC) che chiede un divieto di indossare il velo per ragazze e donne in tutte le scuole e gli asili pubblici del cantone.
Prima del dibattito parlamentare il Consiglio di Stato aveva già indicato di essere pronto ad accogliere la mozione e a elaborare un progetto di legge conforme alla Costituzione. Il Governo ha ora due anni di tempo per presentare al Parlamento un rapporto e una proposta.
La settimana scorsa anche il Gran consiglio argoviese aveva accolto, con 78 voti a favore e 54 contrari, una mozione che incarica il governo cantonale di elaborare un simile divieto per le alunne della scuola dell'obbligo fino ai 16 anni. Il Consiglio di Stato si era espresso contro, sostenendo che sussistono ostacoli giuridici, riserve di natura costituzionale e la giurisprudenza del Tribunale federale.
Vietare anche i cellulari
Il Gran consiglio zurighese ha inoltre approvato oggi - con 92 voti a favore, 82 contrari e due astensioni - un postulato dell'UDC e dell'Unione democratica federale (UDF) che chiede un divieto assoluto dei cellulari nella scuola dell'obbligo. Il Consiglio di Stato dovrà ora valutare l'adozione di linee guida vincolanti a livello cantonale.
Finora i singoli Comuni hanno affrontato la questione in modi molto diversi. Il divieto degli smartphone, ma anche di tablet e notebook, dovrebbe riguardare tutti i livelli, dalla scuola dell'infanzia fino alla fine della nona classe, e non dovrebbe valere solo durante le lezioni, ma anche nelle pause e in tutte le strutture diurne e di assistenza delle scuole e dei Comuni. Il postulato prevede alcune eccezioni, ad esempio per motivi di salute. Sono inoltre esclusi gli apparecchi gestiti dalla scuola e necessari per lo svolgimento delle lezioni. Anche in questo caso, il Governo dovrà elaborare un rapporto entro due anni.




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