Berrettini e la piaga del tennis

L'italiano ha una volta ancora parlato del problema degli scommettitori
«Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato che protegga i giocatori».
L'italiano ha una volta ancora parlato del problema degli scommettitori
«Dovremmo creare una struttura più forte, un comitato che protegga i giocatori».
NEW YORK - Il grande caldo? I match che si protraggono fino a tarda notte? La logistica per quanto riguarda gli spostamenti e le sistemazioni alberghiere? Le spese enormi? No, per i tennisti il vero problema è un altro. Sono gli scommettitori.
Di quella che è una vera e propria piaga ci avevano parlato dettagliatamente i “nostri” Rémy Bertola e Susan Bandecchi. Che il sistema, così com’è, non dia alcuna protezione lo hanno però ribadito anche i big assoluti. Ultimo tra questi è stato Matteo Berrettini il quale, dopo aver battuto Stan Wawrinka ed essersi qualificato per il secondo turno degli US Open, ha ammesso di doversi confrontare continuamente con minacce e pressioni.
«Dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti - ha spiegato il romano - Al Roland Garros mio fratello ha ricevuto dei messaggi che contenevano minacce di morte alla mia famiglia. Credo che dovremmo creare una struttura più forte, un comitato che protegga i giocatori».
Gli individui più “loschi” si vedono sulle tribune dei Challenger. «Non è facile dire a priori chi può entrare e chi no perché non sai come si comporteranno. In passato anche a me è capitato di sopportare individui che non avevano nulla a che fare con il tennis».








