Boteli e Romano, la Svizzera ci prova: «Abbiamo fatto i nostri compiti»

Il nuovo Chief Sports Officer dell’ASF Marinko Jurendic mette i binazionali al centro del suo progetto e apre alla possibilità di una convocazione per i due giovani talenti.
Ma avverte: «Non convochiamo i giocatori semplicemente per metterli al sicuro».
BERNA - La partita per Winsley Boteli e Alessandro Romano è ancora aperta. E la Svizzera, attraverso il nuovo responsabile del settore sportivo dell’ASF Marinko Jurendic, sembra intenzionata a giocare le proprie carte fino in fondo. I due giovani, contesi rispettivamente dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Italia, potrebbero infatti rappresentare un’opzione per il prossimo raduno autunnale della Nazionale rossocrociata in vista della Nations League.
Jurendic, da poco più di due settimane alla guida del settore sportivo dell’Associazione svizzera di football, non si è sbilanciato sui nomi, ma ha mandato un messaggio chiaro. «Sono convinto e fiducioso che abbiamo fatto i nostri compiti», ha spiegato il 47enne. La porta della Nazionale, dunque, è aperta. Ma la decisione finale, come sempre, spetterà ai giocatori: «Alla fine, spetta al giocatore decidere se accettare o meno una convocazione».
Il nuovo Chief Sports Officer ha però voluto sgombrare il campo da un possibile equivoco: la Svizzera non intende convocare un calciatore soltanto per impedirgli di scegliere un'altra Nazionale. «Non convochiamo i giocatori semplicemente per metterli al sicuro», ha sottolineato Jurendic. La selezione resta una questione tecnica e spetta al commissario tecnico scegliere i giocatori che, attraverso le loro prestazioni, meritano di far parte della rosa.
La questione dei binazionali rappresenta comunque uno dei dossier più importanti della nuova gestione. Secondo i dati presentati dall'ASF, circa il 75% dei giocatori delle selezioni giovanili svizzere proviene da famiglie con un background migratorio. Un patrimonio enorme, ma anche una sfida strategica per il calcio elvetico.
L'obiettivo di Jurendic è quindi quello di accompagnare questi ragazzi nel loro percorso fin dalle selezioni giovanili, creando un legame sempre più solido con l'ASF. Senza però perdere di vista un principio fondamentale: «Dobbiamo accettare che alla fine sia il giocatore a decidere quale Nazionale rappresentare».
Boteli e Romano sono, in questo senso, due casi emblematici. Entrambi sono cresciuti calcisticamente in Svizzera, hanno vestito la maglia delle selezioni giovanili rossocrociate e oggi si trovano davanti a una scelta che potrebbe incidere profondamente sulla loro carriera internazionale. L'ASF vuole dunque convincerli con un progetto, non con una convocazione di comodo.
La strategia di Jurendic, però, va oltre i singoli casi. Il dirigente vuole infatti rafforzare l'intero percorso di formazione dei giovani talenti svizzeri e coinvolgere maggiormente i club. «Dobbiamo avere più fiducia nella nostra stessa gioventù», ha affermato.
Una necessità resa ancora più evidente dal fatto che molti giovani elvetici scelgono di trasferirsi all'estero per completare la propria formazione. L'idea è quindi costruire un sistema nel quale società e ASF collaborino maggiormente per accompagnare i talenti verso il calcio professionistico.
E in questo nuovo corso i binazionali saranno inevitabilmente uno dei terreni di confronto più delicati. Boteli e Romano, intanto, osservano e valutano. La Svizzera è pronta a fare la sua parte. Ma l'ultima parola resterà loro.











