L'Italia punta Romano, «Comportamenti che fanno arrabbiare»

«Italia affascinante: anche adesso che è in difficoltà ha più possibilità della Svizzera di vincere un grande torneo»
Arno Rossini: «Fossi in Romano non mi allontanerei dal giro rossocrociato».
«Italia affascinante: anche adesso che è in difficoltà ha più possibilità della Svizzera di vincere un grande torneo»
Arno Rossini: «Fossi in Romano non mi allontanerei dal giro rossocrociato».
CAGLIARI - Un gran gol, siglato nei minuti finali della partita giocata dal suo Cagliari a Parma, ha fatto salire Alessandro Romano agli onori della cronaca. Rossoblù solo da qualche settimana dopo le esperienze allo Spezia e alla Roma, il 20enne centrocampista svizzero si è trasformato in un amen da prospetto interessante a promessa assoluta del calcio. Troppo? Tenuto conto del fatto che la stampa italiana lo ha immediatamente indicato come un elemento sul quale il selezionatore Roberto Mancini dovrebbe puntare…
«Questi comportamenti e queste esagerazioni proprio non li capisco - è intervenuto Arno Rossini - Mi fanno anzi parecchio arrabbiare. Posso dirlo?».
Un calciatore come Romano potrebbe far comodo alla nazionale azzurra, che può convocarlo visto che, con dei nonni italiani e non avendo mai giocato con la Svizzera (ha vestito le maglie delle giovanili rossocrociate dalla U16 alla U20, ndr), ha ancora la possibilità di scegliere il proprio futuro.
«Alessandro è un ragazzo molto interessante che ha davanti a sé una buona carriera. Non so se diventerà un campionissimo, glielo auguro, certo, ma non è questo il punto. Mi riferisco al modo in cui, in Italia, affrontano i problemi. Quello dei giovani nello specifico. Ne avevamo già parlato: per uscire dalla crisi nella quale sono in questi anni, la programmazione è l’unica strada percorribile. Di talento, nella vicina Penisola ce n’è tantissimo. Solo che con i ragazzi si deve avere pazienza. Bisogna programmare, coltivare, accompagnare… Decidere seguendo le emozioni è sbagliatissimo. Non è possibile che si sveglino dopo un gol, pur bellissimo, per carità. Così, oltre a sbagliare, fanno del male. Al movimento come anche al giovane di turno».
In che modo?
«Rincorrendo un giocatore che si è messo in luce in una giornata di campionato si fa un torto a chi fa scouting e, in più, a me sa molto di improvvisazione. Per quanto riguarda il calciatore, invece, si rischia che si monti la testa. Non parlo di Romano nello specifico, il mio è un discorso generale».
Nativo di Winterthur, figlio e fratello di giocatori visti nei nostri campionati, c’è davvero la possibilità che Alessandro si faccia sedurre dal fascino della maglia azzurra?
«L’Italia è sempre l’Italia, è - appunto - affascinante. Anche adesso che è in difficoltà ha più possibilità della Svizzera di vincere un grande torneo. Basta guardare quanto successo all’Europeo del 2021. Detto ciò, fossi in lui io non mi allontanerei del giro rossocrociato. Se sarà tanto bravo da arrivare a vestire la maglia della nostra Nazionale e poi continuerà a esprimersi ad alti livelli, per quindici anni avrà un posto assicurato in rosa. In azzurro è diverso. L’innamoramento nei suoi confronti potrebbe finire presto: una volta accettata la prima convocazione e giocate un paio di partite, potrebbe essere messo definitivamente da parte. Potrebbero usarlo e poi, passata la moda, buttarlo via».









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