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Dopo il caso Rufus, pensioni per cani sotto esame: «Ecco come scegliere»

L’esperienza e la trasparenza dei gestori diventano criteri fondamentali per la sicurezza degli animali in vacanza.
Dopo il caso Rufus, pensioni per cani sotto esame: «Ecco come scegliere»
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Dopo il caso Rufus, pensioni per cani sotto esame: «Ecco come scegliere»
L’esperienza e la trasparenza dei gestori diventano criteri fondamentali per la sicurezza degli animali in vacanza.

SAVOSA - La vicenda di Rufus, il bassotto di un anno morto mentre era stato lasciato in affidamento in una pensione di Lugano, riaccende i riflettori su quanto sia difficile scegliere a chi affidare il proprio amico a quattro zampe quando si va in vacanza.

«Innanzitutto – ci spiega Sonia Petralli, dell’associazione START – chiederei quale esperienza ha la persona nella gestione dei cani. Se dice di aver frequentato una scuola o dei corsi, si possono anche chiedere i diplomi. Anche il passaparola può essere importante». Petralli, fondatrice e volontaria dell’associazione da oltre 15 anni, da quattro gestisce una pensione in Val Colla. «Personalmente lavoro esclusivamente tramite passaparola: non ho sito, non ho social. I proprietari vengono da me perché sono stati consigliati».

Ma, oltre alla formazione, c’è un altro elemento fondamentale: «Bisogna fidarsi della persona che si ha davanti. Io non affiderei mai il mio cane a qualcuno che non mi fa sentire a mio agio, anche se fosse la persona più competente del mondo».

La sua esperienza nella cinofilia è iniziata oltre vent’anni fa. «Quando ero in vacanza a Roma ho trovato il mio primo cane randagio, che ho adottato. Avevo 24 anni e non sapevo praticamente nulla di questo mondo. Da lì è iniziato il mio percorso per aiutare i cani randagi a trovare una famiglia. Negli anni ho seguito diversi corsi, anche di cinofilia ed etologia, e nel 2019 ho frequentato la scuola di Locarno per gerente di pensione. Dopo tre anni sono riuscita a trovare uno spazio adatto per iniziare questa attività a tempo pieno. Per me è importante avere sia un’abitazione sia uno spazio esterno adeguato per poter gestire i cani».

Il problema, osserva Petralli, è che «molti proprietari, soprattutto quelli che hanno un cane per la prima volta, non sono in grado di capire se hanno davanti una persona davvero competente».

Anche il prezzo può incidere sulla scelta. «Sicuramente può essere un elemento, ma non necessariamente deve essere così. Le protezioni degli animali, per esempio, hanno decenni di esperienza nella gestione dei cani e spesso offrono soluzioni a costi contenuti. È vero, il cane può stare in un box, ma è al sicuro e viene gestito da persone competenti».

Leggi e autorizzazioni per aprire una pensione per cani
Per aprire una pensione per cani ci sono anche regole da rispettare. La normativa federale sulla protezione degli animali (OPAn) prevede requisiti diversi a seconda del numero di cani ospitati.

Per le strutture che accolgono più di cinque cani contemporaneamente sono previsti specifici requisiti di formazione e, per le attività professionali, un’autorizzazione del veterinario cantonale. Anche gli spazi devono rispettare determinati requisiti, dalla ventilazione alle aree esterne.

Per chi ospita fino a cinque cani, invece, le regole sono meno stringenti. Ed è proprio questo, secondo Petralli, uno degli aspetti più delicati: «Non servono corsi né una preparazione particolare e i controlli sono difficili». Il rischio è che l’apparenza di professionalità non corrisponda a una reale esperienza nella gestione degli animali.

Per questo, prima di affidare il proprio cane, consiglia di informarsi sulla formazione e sull’esperienza di chi gestisce la pensione. E, se vengono dichiarati corsi o scuole frequentate, di chiedere anche i relativi diplomi. «Non basta aver letto un libro di etologia o avere una bella parlantina».

Una gestione che riduce i rischi
Nella propria struttura, che può arrivare a ospitare 14-15 cani, Petralli ha scelto una gestione individuale. «Non faccio branchi», sottolinea. I cani di famiglie diverse vengono inizialmente fatti incontrare separatamente, attraverso una rete, per valutarne le reazioni. Solo se l’interazione funziona vengono lasciati liberi insieme. All’interno, invece, restano separati e vengono fatti uscire a rotazione durante la giornata.

Una gestione più impegnativa, ammette, ma che permette di tenere sotto controllo la situazione. «In quattro anni non ho mai avuto cani che si siano azzuffati o morsi, perché fondamentalmente non gliene do la possibilità».

La vicenda di Rufus l’ha colpita profondamente. «Gli incidenti possono succedere. Un cane può farsi male anche senza essere messo in difficoltà. Ma è fondamentale interpellare immediatamente il proprietario. E qualora non riesca a rintracciarlo, io carico il cane e lo porto dal veterinario. Non ci penso due volte».

Quanto alla trasparenza, per Petralli non ci sono dubbi: «Se un cane ha un incidente, un malore o qualsiasi problema, bisogna intervenire immediatamente e informare il proprietario. La trasparenza è importantissima». Perché con i cani non si può improvvisare: «L’esperienza non si deve fare sulla loro pelle».

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