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SVIZZERA

«Sul bus non potevo sedermi accanto agli uomini»

Storie di controllo ossessivo, come quello subito da Yara. L'ex le controllava vestiti, telefono e password. Se non rispondeva la contattava sul posto di lavoro. La relazione è durata oltre quattro anni.
«Sul bus non potevo sedermi accanto agli uomini»
Privato
Yara ha avuto per anni una relazione tossica, segnata da manipolazioni.
«Sul bus non potevo sedermi accanto agli uomini»
Storie di controllo ossessivo, come quello subito da Yara. L'ex le controllava vestiti, telefono e password. Se non rispondeva la contattava sul posto di lavoro. La relazione è durata oltre quattro anni.

AARAU - Se sull'autobus non trovava un posto libero accanto a una donna, Yara* rimaneva in piedi. Sedersi accanto a un uomo non era ammesso. E non era l'unico divieto. Prima di uscire di casa, la 29enne doveva inviare al fidanzato fotografie del proprio abbigliamento e, se al lavoro non rispondeva al telefono, lui arrivava a contattare direttamente la sua superiore. A raccontarlo a 20Minuten è la giovane argoviese.

La relazione, la prima per Yara, era cominciata dopo aver conosciuto su Facebook un uomo tunisino di un anno più giovane. I due vivevano a distanza e, inizialmente, le continue attenzioni del partner, il cosiddetto "love bombing", la facevano sentire amata e apprezzata. Con il tempo, però, tutto si è trasformato in controllo: l'uomo pretendeva che la giovane fosse sempre reperibile, verificava come si vestiva e aveva ottenuto tutte le sue password. «Non avevo esperienza e per molto tempo non sapevo cosa fosse normale e cosa no», racconta.

Il controllo "asfissiante" e poi la depressione
Yara si recava regolarmente in Tunisia, dove il controllo proseguiva: all'arrivo, racconta, il partner le prendeva il telefono per controllarlo. In Svizzera, invece, l'uomo aveva cercato online familiari, colleghi e superiori della giovane, contattandoli quando lei non rispondeva. Nel corso della relazione, la 29enne ha provato più volte a interrompere il rapporto, ma racconta che il partner reagiva sommergendola di attenzioni e esercitando su di lei pressione emotiva. Dopo il matrimonio, però, per Yara arriva la depressione e, con essa, la sensazione di sentirsi sempre più vuota.

Dopo oltre quattro anni difficili, Yara interrompe definitivamente il rapporto e blocca l'ex. Secondo quanto racconta, l'uomo ha però continuato a contattare la famiglia, a minacciarla e a inviare fotografie private di lei ai parenti e alla sua superiore. I tentativi di raggiungerla sono proseguiti fino a circa due anni fa.

La nuova vita e gli strascichi del passato
Oggi la 29enne si è risposata. Ma nonostante la terapia, le conseguenze di quell'esperienza riaffiorano ancora in alcune situazioni della vita quotidiana, per esempio quando il marito prende il suo telefono. «Provo nostalgia per una versione di me stessa, nella mia giovinezza, che non c’è mai stata», conclude Yara aggiungendo che non vuole però che quei quattro anni continuino a condizionare la sua vita.
*Nome noto alla redazione.

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