Processo di Bondo: è scontro sulla prevedibilità della tragedia

Il dibattito in aula si è concentrato sulle responsabilità di istituzioni e tecnici riguardo ai segnali premonitori della frana del 2017.
BONDO - Nove anni dopo la frana di Bondo, lunedì mattina si è aperto davanti al Tribunale regionale di Maloja il processo contro cinque persone accusate di omicidio colposo plurimo. Il Ministero pubblico ha chiesto pene pecuniarie sospese per tutti gli imputati.
Nella frana del 2017 persero la vita otto persone. Al centro del procedimento, che dovrebbe durare tre giorni, c'è la questione se una grande frana potesse essere prevista con alcuni giorni, settimane o mesi di anticipo. Sul banco degli imputati siedono due rappresentanti cantonali, un geologo esterno e due rappresentanti del Comune di Bregaglia, tra cui l'ex sindaca e attuale consigliera nazionale FDP Anna Giacometti.
Nel primo giorno di processo Giacometti è stata l'unica dei cinque imputati a rispondere personalmente alle domande del tribunale e del Ministero pubblico. Gli altri hanno scelto di non rispondere oppure hanno fatto riferimento alle arringhe dei propri avvocati.
Durante l'interrogatorio, Giacometti ha ribadito di non essere stata coinvolta nella valutazione dei rischi e di essersi affidata alle conclusioni degli esperti competenti. Per questo, ha spiegato, non si sarebbe discusso di una chiusura dei sentieri escursionistici della zona. Una chiusura sarebbe stata teoricamente possibile nel giro di poche ore, ma in assenza di raccomandazioni in tal senso l'ipotesi non sarebbe mai stata presa in considerazione.
La perizia
Di diverso avviso il procuratore, che ha chiesto pene pecuniarie sospese per tutti e cinque gli imputati. Ha rinunciato a chiedere una pena più severa anche perché nessuno di loro ha precedenti penali.
Nel corso di un intervento durato poco più di un'ora, il procuratore ha illustrato le ragioni per cui un perito esterno, a differenza degli imputati, aveva individuato chiari segnali premonitori di una frana imminente nell'agosto 2017.
Uno dei punti centrali riguarda la distinzione tra le frane attese sul versante nord-orientale del Piz Cengalo e quelle sul versante nord-occidentale. I geologi imputati e i rappresentanti del Cantone distinguevano i due fenomeni, mentre il perito esterno è giunto a conclusioni differenti.
Secondo la perizia, i crolli avvenuti sul versante nord-occidentale nei giorni e nelle settimane precedenti la grande frana avrebbero dovuto essere interpretati come segnali premonitori di un evento sul versante nord-orientale. Gli imputati avrebbero quindi omesso, in violazione dei loro doveri, di chiudere preventivamente i sentieri escursionistici nella zona di pericolo.
Sulla stessa linea si è espresso l'avvocato delle otto vittime: "La frana dell'agosto 2017 non avrebbe potuto essere evitata, ma le vittime sì". Il legale ha inoltre richiamato più volte le conclusioni della perizia esterna.
La difesa: «La perizia non è scientifica
La perizia è stata invece duramente contestata dall'avvocato del geologo, che l'ha definita «non scientifica e con diverse affermazioni soggettive». Il legale ha citato, tra gli altri aspetti, proprio la questione della distinzione tra le frane attese sui versanti nord-orientale e nord-occidentale del Piz Cengalo.
Mentre il Ministero pubblico e l'avvocato delle vittime fanno riferimento alla perizia esterna, secondo la quale le frane sul versante nord-occidentale costituivano un chiaro segnale d'allarme per possibili eventi sul versante nord-orientale, la difesa del geologo contesta questa ricostruzione.
«Il perito formula ipotesi dalla scrivania e si riferisce a una tesi di master del 2014. In questa, però, il versante nord-occidentale non viene analizzato in dettaglio, motivo per cui il perito avanza ipotesi non scientifiche», ha dichiarato l'avvocato.
Su queste basi, il legale ha chiesto ai giudici di assolvere il suo assistito dall'accusa di omicidio colposo plurimo. Il processo proseguirà martedì e, presumibilmente, mercoledì con gli interventi degli altri avvocati dei cinque imputati. La sentenza sarà pronunciata il 4 settembre.



