«Fondamentale stabilire le priorità»

Attualmente a New York, il basilese è stato incalzato sul tema infortuni, visti i problemi riscontrati recentemente da Alcaraz e Sinner
Attualmente a New York, il basilese è stato incalzato sul tema infortuni, visti i problemi riscontrati recentemente da Alcaraz e Sinner
NEW YORK - Roger Federer ha la ricetta per non fermarsi mai? Il basilese ha partecipato ininterrottamente a 65 tornei del Grande Slam fra il 2000 e il 2016, un traguardo poi superato da Feliciano Lopez (79), Fernando Verdasco (67) e Andreas Seppi (66). Stiamo semplicemente parlando di un'altra epoca? Sembrerebbe proprio così, considerando i continui problemi che affliggono diversi tennisti, fra cui gli attuali migliori al mondo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.
«Ogni infortunio fa storia a sé - ha detto Federer, che in questi giorni si trova proprio a New York per uno show fra leggende del tennis -. Alcuni sono sfortunati, altri capitano perché magari hai spinto un po' troppo oltre o per l'accumulo di tanti fattori. Non conosco la gravità o la dinamica esatta dei loro problemi, ma chiaramente il momento peggiore per infortunarsi è subito prima del Roland Garros, perché poi rischi di saltare Parigi e Wimbledon, dato che sono consecutivi, e diventa una rincorsa affannosa per l'US Open, come abbiamo visto con Carlos. Io ho sempre cercato di programmare un buon calendario inserendo pause adeguate, anche se è più facile a dirsi che a farsi».
I Masters 1000 su due settimane potrebbero essere una delle cause. «Personalmente ho corso i miei rischi, inserendo più tornei di quanti avrei dovuto, ma sono sempre riuscito a portarli a termine. Credo sia fondamentale stabilire le priorità: per alcuni può essere la tournée americana, per gli australiani lo Slam di casa. Ognuno ha periodi diversi dell'anno in cui vuole raggiungere il picco di forma, anche perché è impossibile essere al top venti volte l'anno. I tifosi non dovrebbero dimenticarlo: è dura essere al massimo in ogni singolo match. Ora, con i Masters 1000 spalmati su due settimane, c'è una nuova dinamica a cui i giocatori, insieme ai preparatori e agli allenatori, si stanno adattando fisicamente e mentalmente».







