Boteli scappa? La Svizzera ha dormito

Il Congo? Boteli non dovrebbe neppure ascoltarlo
Arno Rossini: «Le altre federazioni usano tutti gli argomenti possibili nella loro opera di convincimento. Si fa? Conta il Dio soldo».
Il Congo? Boteli non dovrebbe neppure ascoltarlo
Arno Rossini: «Le altre federazioni usano tutti gli argomenti possibili nella loro opera di convincimento. Si fa? Conta il Dio soldo».
SION - Dieci gol in altrettante uscite stagionali, facendo faville in Super League e nelle qualificazioni di Conference League, dove ha “imperversato” soprattutto contro l’Ajax. Già promettentissimo lo scorso anno (34 presenze e 8 reti in campionato), in questa prima parte di 2026/27 Winsley Boteli ha semplicemente ingranato la marcia più alta. E ha seminato tutti quanti. Ha dimostrato di avere un grande presente e, soprattutto, un futuro potenzialmente spaziale. Da primo della classe. O da prima punta imprendibile, se preferite. O ancora, da prima punta titolare della Nazionale per un post-Embolo che potrebbe non essere lontanissimo.
Ecco, quest’ultima eventualità, parsa scontata guardando il 20enne muoversi sui campi, è divenuta un po’ meno sicura dopo le poco confortanti notizie del suo possibile avvenire con indosso la maglia della Repubblica Democratica del Congo invece che con quella della Nati. La federazione africana ha da tempo cominciato la sua opera di convincimento nei confronti del calciatore del Sion il quale, giocato con le selezioni giovanili ma mai chiamato da Yakin, è ancora in tempo per fare “il grande salto”.
Come Albian Hajdari, come Leon Avdullahu, come forse Alessandro Romano, giusto per citare in ordine sparso alcuni degli ultimi fuoriusciti dai radar dell’ASF…
«Posso forse capire Romano, se davvero giocherà per l’Italia, ma preferire il Congo alla Svizzera proprio no - è intervenuto Arno Rossini - Per possibilità, visibilità, strutture… e lo dico con il massimo rispetto possibile».
Per il momento con Winsley siamo fermi a un'ipotesi. Quella che a settembre, approfittando della sosta del campionato, voli in Congo per ascoltare un’offerta.
«Ma già così è, secondo me, qualcosa di inaccettabile. Non fosse così grande la posta in palio, sto parlando della possibilità di “coprire” il ruolo di prima punta della Nati per dieci anni, a Boteli si dovrebbe dire “Ok, arrivederci. Se vai a sentire quell’offerta poi puoi anche restar lì: non ci interessi più”. Ma non si può».
La Svizzera è davvero così poco attraente per i giovani calciatori?
«No, tutt’altro, almeno per come la vedo io. Evidentemente le altre federazioni usano tutti gli argomenti possibili nella loro opera di convincimento. Non parlano solo con i ragazzi, pure con le loro famiglie. Si fa? Nel calcio, lo dico sempre, comanda il Dio soldo. La questione-Boteli, però, è anche figlia di un errore madornale dell’ASF».
Che non l’ha bloccato?
«Esattamente. La Svizzera non ha un bacino d’utenza gigantesco e, nei nostri numeri risicati, di ragazzi che possono giocare per altre selezioni, come si può immaginare non ce ne sono tantissimi. Possibile che nessuno, a Muri, negli anni si sia accorto di avere a che fare con un talento vero? Possibile che in federazione manchi la lungimiranza per bloccare i prospetti più interessanti quando questi sono ancora giovani? Ora, non dico che vadano fatti giocare tutti i sedicenni in odore di trasferimento, però…».
Per Boteli si sarebbe potuta fare un’eccezione.
«Del suo valore, dopo che ha fatto una tripletta in Europa, si sono resi conto tutti. Visto che ne hanno accompagnato la crescita e che da tempo è evidente che sia un giocatore di livello superiore, in federazione avrebbero però potuto puntare su di lui lo scorso anno, o anche la scorsa primavera. Invece hanno dormito. Lo chiami, gli fai respirare l’aria della Nazionale, lo fai giocare qualche minuto… Per come la vedo io, non farlo è stato un errore gravissimo».









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