«Ha agito da solo sparando 40 colpi»

La polizia fa il punto sui fatti di Aarau: «Il sospettato arrestato è un uomo svizzero di 43 anni senza un passato migratorio. Proviene dal canton Giura.
È «quasi certamente» il 43enne svizzero del canton Giura arrestato a Delémont l’autore della sparatoria avvenuta nella notte tra sabato e domenica al rave organizzato all’ippodromo di Schachen, ad Aarau. Il bilancio è di una 22enne italiana morta e sei persone ferite.
Secondo la ricostruzione della polizia, l’uomo avrebbe raggiunto la zona della festa, per poi avvicinarsi a piedi e sparare dall’esterno oltre 40 colpi con un fucile d’assalto, dirigendo il fuoco indiscriminatamente sulla folla. Avrebbe quindi raggiunto il parcheggio, esplodendo diversi colpi di pistola, anche contro un’auto in partenza, prima di fuggire verso Aarau e il Giura.
Gli inquirenti sono arrivati a lui analizzando le immagini di videosorveglianza e restringendo il campo tra oltre cento veicoli. Decisiva una vettura con targhe giurassiane, il cui comportamento coincideva con la sequenza ricostruita. Il sospettato si è nel frattempo costituito alla polizia di Delémont e ha ammesso di essere l’autore della sparatoria. Durante l’interrogatorio si è invece avvalso della facoltà di non rispondere.
Nel veicolo sono state trovate tre armi, tutte regolarmente registrate a suo nome: due fucili d’assalto AK-74 e una pistola. Gli accertamenti balistici hanno evidenziato corrispondenze tra i bossoli rinvenuti sul posto e un Kalashnikov e la pistola sequestrati.
L’uomo, che aveva prestato servizio nell’esercito svizzero come cuoco, era già noto alle autorità per problemi di salute mentale. Al momento non emergono invece elementi che facciano pensare a una matrice estremista o ideologica, né alla presenza di complici.
La procura ha aperto un procedimento per omicidio intenzionale, tentato omicidio e violazioni della legge sulle armi. Il sospettato è stato posto in custodia cautelare.
Gli agenti di polizia hanno prestato i primi soccorsi
Secondo la polizia, i servizi di emergenza e soccorso sono giunti sul posto nel giro di pochi minuti. Tuttavia, poiché l’area era ancora considerata pericolosa a causa degli spari, gli agenti hanno dovuto avanzare in squadre e mettere in sicurezza la zona.
Solo a quel punto è stato possibile far entrare i paramedici. Nel frattempo, sono stati gli stessi agenti di polizia a prestare le prime cure alle persone ferite.
Si è spostato molto rapidamente
Secondo la polizia, dopo aver commesso il crimine l'autore del reato si è spostato molto rapidamente dalla zona di Aarau verso la regione del Giura. Il percorso e gli orari esatti sono ancora soggetti a ulteriori chiarimenti.
All’epoca, il possesso dell’arma era legale
Leupold ha spiegato che l’arma era stata autorizzata per l’acquisto circa 20 anni fa, sulla base delle normative allora in vigore. I requisiti previsti oggi per ottenere un’autorizzazione sono significativamente più severi.
Le circostanze precise in cui venne rilasciata l’autorizzazione all’epoca non sono ancora state chiarite. Al momento è comunque accertato che il possesso dell’arma era legale e che questa risultava regolarmente registrata a nome del sospettato.
Non è ancora chiaro perché il sospettato si sia recato ad Aarau
Le autorità non hanno ancora chiarito perché il 43enne, residente nel canton Giura, abbia scelto di recarsi proprio ad Aarau, dove era in programma il rave party pubblicizzato sui social media. La questione è tuttora oggetto di indagine e sarà approfondita nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Le autorità non forniscono al momento nemmeno informazioni sulla situazione personale del sospettato, come la sua famiglia, il suo stato civile o la sua professione.
Si è costituito a Delémont
Non è ancora chiaro per quale motivo il sospettato abbia deciso di costituirsi. La sua consegna alle autorità è avvenuta mentre erano già in corso le operazioni di ricerca da parte delle forze dell’ordine nel canton Giura. Il 43enne si è presentato alla polizia di Delémont, capoluogo cantonale.
La Polizia cantonale argoviese aveva infatti avviato una stretta collaborazione con i colleghi giurassiani. Il punto di partenza delle indagini era stato un veicolo con targa del canton Giura.
La vittima è stata colpita al torace
Rüedi ha spiegato che la donna è stata raggiunta da un proiettile nella parte superiore del corpo. Il colpo ha provocato lesioni a organi vitali, risultate fatali.
Nessuna prova di motivazioni estremiste o ideologiche
Rispondendo a un’ulteriore domanda, Leupold ha spiegato che finora non sono emersi elementi che facciano pensare a un passato legato all’estremismo o a motivazioni ideologiche. Non risultano, in particolare, collegamenti con ambienti di estrema destra, estrema sinistra o islamisti.
Al momento non sono inoltre disponibili informazioni attendibili sullo stato mentale del sospettato. Le autorità procederanno ora ad acquisire e analizzare tutta la documentazione pertinente.
Nessun precedente penale noto
Non risultano precedenti penali, a parte infrazioni minori al codice della strada.
Le armi erano state acquistate legalmente circa 20 anni fa
Interrogato sul motivo per cui il sospettato fosse autorizzato a detenere armi nonostante i suoi problemi di salute mentale, Rüedi ha spiegato che la questione è attualmente oggetto di accertamenti e che, per il momento, non può fornire una risposta.
Leupold ha aggiunto che le armi sequestrate non avevano provenienza militare. Il 43enne le aveva acquistate privatamente, con l’autorizzazione delle autorità del canton Giura, circa 20 anni fa.
Era nell'esercito
Alla domanda se l'autore del reato avesse prestato servizio nell'esercito svizzero, Leupold ha confermato: il quarantatreenne era stato reclutato e addestrato come cuoco militare. Ha lasciato l'esercito nel 2013. In quell'occasione ha restituito la sua arma.
Un giornalista italiano chiede se i problemi psicologici o psichiatrici del sospettato fossero già noti alle autorità prima della sparatoria e se in passato fossero emersi comportamenti o episodi anomali.
Rüedi ha confermato che le autorità erano a conoscenza dei problemi di salute mentale del 43enne. Al momento, tuttavia, non sono disponibili ulteriori informazioni confermate al riguardo. La questione sarà ora oggetto di approfondimenti nell’ambito dell’inchiesta. Tra gli accertamenti al vaglio vi è anche la possibilità di disporre una perizia psichiatrica.
E' il momento delle domande dei giornalisti
Nessun aggiornamento sui singoli risultati dell’indagine
Il portavoce ha sottolineato che il procedimento penale si trova ancora nelle sue fasi iniziali. Restano quindi numerosi interrogativi aperti, sui quali sono tuttora al lavoro gli inquirenti.
Su alcuni aspetti sono già emersi elementi, ma al momento non possono essere resi pubblici, poiché la loro divulgazione potrebbe compromettere le indagini o il procedimento penale.
Dopo la conferenza stampa odierna non sono pertanto previsti ulteriori aggiornamenti sui singoli risultati dell’inchiesta. Nuove informazioni saranno comunicate non appena gli accertamenti avranno raggiunto un livello di certezza sufficiente.
Indagini per omicidio intenzionale e tentato omicidio
Rüedi ha inoltre spiegato che sono in corso indagini, tra le altre cose, per omicidio intenzionale, tentato omicidio, tentato omicidio intenzionale premeditato e violazioni della legge sulle armi.
L’inchiesta prosegue con l’obiettivo di ricostruire nel modo più dettagliato possibile quanto accaduto e di raccogliere tutti gli elementi utili. Gli ulteriori accertamenti saranno effettuati nell’ambito della procedura penale.
Il sospettato è in custodia
Per le forze dell’ordine, vi sono elementi che permettono di ritenere con un alto grado di probabilità che il 43enne sia l’uomo ricercato per la sparatoria. I primi accertamenti forensi hanno infatti evidenziato corrispondenze tra le armi sequestrate e i bossoli rinvenuti sulla scena del crimine.
Al momento non vi sono indicazioni della presenza di complici o di altre persone coinvolte. Il giudice dei provvedimenti coercitivi ha accolto la richiesta del pubblico ministero, disponendo la custodia cautelare del sospettato.
Il sospettato si avvale della facoltà di non rispondere
Il procuratore capo Christoph Rüedi ha riferito che il 43enne è stato interrogato lunedì, ma ha scelto di avvalersi del diritto di rimanere in silenzio.
Al momento della sua consegna , l’uomo aveva dichiarato di soffrire da tempo di problemi di salute. Sono ora in corso ulteriori accertamenti per stabilire se sia affetto da un disturbo mentale.
Sul possibile movente, al momento, non vi sono informazioni confermate.
Il sospettato si è consegnato da solo: sequestrate tre armi
Il sospettato si è infine consegnato alla polizia e ha ammesso di essere l’autore della sparatoria, ha riferito Schildknecht.
Nel veicolo dell’uomo sono state sequestrate tre armi da fuoco, tutte regolarmente registrate a suo nome: una pistola e due fucili d’assalto AK-74.
I primi accertamenti forensi hanno inoltre evidenziato corrispondenze tra i bossoli rinvenuti sulla scena del crimine e i proiettili esplosi da un fucile Kalashnikov e da una delle pistole sequestrate.
La situazione d’emergenza si è conclusa lunedì sera, dopo 39 ore e mezza dall’inizio delle operazioni.
La targa
Inizialmente, gli inquirenti hanno preso in considerazione oltre 100 veicoli. L’analisi delle immagini di videosorveglianza ha però permesso di restringere progressivamente il campo a pochi mezzi. Tra questi, uno ha attirato in particolare l’attenzione: si trattava di un veicolo che aveva lasciato Aarau poco dopo la sparatoria e il cui comportamento risultava compatibile con la sequenza degli eventi ricostruita dagli investigatori.
Le indagini si sono quindi concentrate sul veicolo che sarebbe stato utilizzato dall’uomo successivamente arrestato.
Una sesta persona ferita si è fatta avanti in seguito
Il bilancio dei feriti sale a sei. Una sesta persona ha contattato la polizia lunedì, dopo che inizialmente erano stati segnalati cinque feriti.
Complessivamente, le centrali di emergenza hanno ricevuto circa 80 chiamate. I soccorritori sono entrati nell’area in squadre di contatto, procedendo gradualmente a restringere la zona di pericolo.
La polizia ricostruisce la sequenza degli eventi
Secondo gli inquirenti, il 43enne ha raggiunto in auto il luogo della sparatoria, nei pressi del rave party. Da lì si sarebbe incamminato a piedi verso l’area della festa. Dall’esterno dell’area designata, avrebbe quindi esploso 40 colpi con un fucile d’assalto, sparando indiscriminatamente sulla folla. In quel momento erano ancora presenti oltre 100 persone.
L’uomo sarebbe poi tornato al parcheggio, dove avrebbe esploso diversi colpi con una pistola, sparando anche contro un veicolo che si stava allontanando. A quel punto si sarebbe dato alla fuga in auto, dirigendosi verso Aarau.
Nella sparatoria, una persona è rimasta uccisa e altre sei sono rimaste ferite.
Strage
Non vi è alcuna prova del coinvolgimento di altre persone nella sparatoria. Si è dunque trattato dell'azione di un singolo individuo. L'attacco è categorizzabile come strage.
Il sospettato è un uomo svizzero di 43 anni
Viene inoltre confermato che il sospettato arrestato è un uomo svizzero di 43 anni senza un passato migratorio. Proviene dal canton Giura.
L'uomo arrestato è "quasi certamente" il colpevole
Il comandante della polizia cantonale argoviese Michael Leupold afferma di poter confermare che l'uomo arrestato lunedì mattina presto è «quasi certamente» la persona che domenica, intorno alle 2:30, ha sparato contro i partecipanti al rave nella zona di Schachen ad Aarau.
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