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Caso Zali, «l'indipendenza delle indagini deve essere riconoscibile da tutti»

Con un'interpellanza urgente al governo, Più Donne ─ dopo l'apertura di un procedimento penale per presunti reati contro l'integrità sessuale a carico del consigliere di Stato ─ chiede garanzie a tutela delle istituzioni
Caso Zali, «l'indipendenza delle indagini deve essere riconoscibile da tutti»
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Caso Zali, «l'indipendenza delle indagini deve essere riconoscibile da tutti»
Con un'interpellanza urgente al governo, Più Donne ─ dopo l'apertura di un procedimento penale per presunti reati contro l'integrità sessuale a carico del consigliere di Stato ─ chiede garanzie a tutela delle istituzioni

BELLINZONA - «In una vicenda nella quale si intrecciano procedimenti diversi, precedenti segnalazioni, persone che hanno esercitato o esercitano importanti funzioni pubbliche e autorità che nel corso degli anni sono intervenute a vario titolo, è particolarmente importante che l’indipendenza degli accertamenti sia non soltanto garantita, ma anche chiaramente riconoscibile». È questo il fulcro di un'interpellanza urgente presentata in queste ore al Consiglio di Stato da Più Donne.

Un'interpellanza urgente, innescata dagli ultimi sviluppi del "caso Zali", con la conferma, arrivata ieri, dell'apertura di un procedimento per presunti reati contro l'integrità sessuale a carico del già dimissionario consigliere di Stato. E l’urgenza, scrivono le deputate Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini, «non consiste nel chiedere alla politica di anticipare valutazioni che spettano esclusivamente alla Magistratura, né di interferire con procedimenti penali in corso. Consiste, al contrario, nella necessità di chiarire, proprio mentre tali accertamenti sono ancora in corso, quali garanzie di indipendenza, terzietà e prevenzione di possibili conflitti d’interesse siano concretamente previste».

Centrale è quindi, di nuovo, la questione della fiducia nelle istituzioni. O meglio, della sfiducia, amplificata dagli eventi delle ultime settimane e di quel disorientamento a cui anche la presidente del governo, Marina Carobbio, ha fatto riferimento nella sua dichiarazione di lunedì.

Tornando al fatto ─ e al contenuto dell'atto parlamentare ─ la già citata indipendenza degli accertamenti vale anche «per gli accertamenti medico-legali ancora in corso» e per i procedimenti penali. «Il luogo nel quale è stata effettuata l’autopsia, le strutture alle quali sono stati affidati gli ulteriori esami e l’eventuale possibilità di una verifica esterna non costituiscono aspetti meramente tecnici» così come «il ricorso a un magistrato esterno non sarebbe peraltro estraneo alla prassi recente del nostro Cantone». Non per mancanza di fiducia nei confronti della Magistratura ticinese ma, si legge, proprio per tutelarla.

Con queste premesse, Più Donne pone una serie di interrogativi all'esecutivo, toccando più aspetti dalla vicenda. Si va dal chiedere «presso quale istituto e in quale Cantone è stata eseguita l'autopsia della donna rinvenuta senza vita il 18 agosto nelle acque del Ceresio» e a quali istituti sono stati affidati gli accertamenti tossicologici e istologici, fino all'opportunità (dopo la notizia del procedimento penale) di «affidare uno o più dei procedimenti interessati a un procuratore pubblico supplente straordinario esterno al Cantone».

In caso contrario, «oltre all’effettiva indipendenza degli accertamenti, anche la loro riconoscibile terzietà agli occhi dell’opinione pubblica?» E «condivide che, in una vicenda di eccezionale delicatezza istituzionale, il coinvolgimento di strutture o magistrati esterni possa costituire non un segnale di sfiducia nei confronti delle autorità ticinesi, bensì uno strumento per tutelarle da dubbi e contestazioni successive e contribuire così a ricostruire la fiducia nelle istituzioni?».

Tutto questo ricordando che «la fiducia nelle istituzioni non si costruisce chiedendo semplicemente alla popolazione di averne».

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