«Domande e silenzi su Claudio Zali». L'MPS si interroga sulle responsabilità politiche

Il Movimento per il Socialismo denuncia la mancanza di risposte istituzionali sulle interpellanze riguardanti Claudio Zali e invita a rafforzare le forze che sollevano domande scomode.
BELLINZONA - «Per sapere chi e come si è occupato, a livello istituzionale, delle vicende che da tempo ormai investono Claudio Zali e alcuni dei suoi comportamenti, a dir poco inadeguati, basterebbe fare una cosa semplicissima: inserire il suo nome nel motore di ricerca del Gran Consiglio, alla voce "Ricerca messaggi governativi e atti parlamentari"». È una critica severa quella che l'MPS muove nei confronti della classe politica ticinese. E lo fa ripercorrendo gli ultimi due anni di interpellanze rivolte al Governo dai suoi deputati.
«Ebbene - sottolinea il Movimento per il Socialismo - queste interpellanze, che avevano come oggetto proprio i comportamenti di Claudio Zali, non hanno ricevuto alcuna risposta». «In diversi casi - si legge nella lunga nota inviata in mattinata dall'MPS -, l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio (composto dai rappresentanti dei partiti che formano un gruppo in Parlamento, vale a dire PLR, Centro, Lega, PS, UDC e Verdi) ha deciso, a maggioranza, di trasformarle in interrogazioni».
Una differenza che, viene rimarcato, è sostanziale: «L’interpellanza è una domanda alla quale il Governo deve rispondere in aula durante le sedute del Gran Consiglio e sulla quale gli interpellanti possono chiedere l’apertura di una discussione generale. All’interrogazione segue invece una risposta scritta da parte del Governo entro 60 giorni». «Ebbene - fa notare l'MPS -, nessuno di questi atti parlamentari ha finora ricevuto risposta».
Un atteggiamento che all'MPS ricorda da vicino il caso Hospita, sul quale «il Governo ha sistematicamente rifiutato di rispondere, invocando l’esistenza di procedimenti giudiziari». Fino alla «famosa interrogazione» che portò a istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI). «Prima si tace - incalza l'MPS -. Poi, quando il silenzio diventa politicamente insostenibile, si scopre improvvisamente che le domande erano fondate».
Nonostante richieste di maggiore trasparenza, tuttavia, per il movimento di Pronzini la classe politica ha sempre dimostrato un atteggiamento di chiusura verso le domande scomode. Ad esempio con la decisione di mantenere l'immunità parlamentare delle persone coinvolte nel caso Hospita «nonostante circa la metà dei presenti avesse votato per toglierla».
Per l'MPS, dunque, questo episodio evidenzia come, pur richiamandosi alla correttezza istituzionale, la politica spesso reagisca con silenzio. O, peggio, tentando di limitare quali domande siano considerate legittime.
In chiusura l'invito, anche in vista della sempre più vicina sessione elettorale: «Invitiamo tutti e tutte a riflettere sulla necessità di rafforzare quelle forze politiche che cercano di opporsi a tutto questo».



