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Sì dell'UDC alla "casa comune" del centrodestra ticinese

Focus su tutela del lavoro, sicurezza e opposizione agli aggravi fiscali nelle linee programmatiche del progetto presentato dall’UDC con la Lega.
Sì dell'UDC alla "casa comune" del centrodestra ticinese
TiPress
Fonte UDC
Sì dell'UDC alla "casa comune" del centrodestra ticinese
Focus su tutela del lavoro, sicurezza e opposizione agli aggravi fiscali nelle linee programmatiche del progetto presentato dall’UDC con la Lega.

SANT’ANTONINO - Il Comitato cantonale dell’UDC Ticino ha approvato stasera (martedì 1° settembre), a Sant’Antonino, il progetto di una “casa comune” del centrodestra ticinese con la Lega. I delegati hanno inoltre ratificato Marco Chiesa come presidente ad interim e definito le raccomandazioni di voto sui due oggetti federali sottoposti alla popolazione il 27 settembre.

Il Comitato cantonale ha ringraziato Piero Marchesi per i suoi dieci anni alla presidenza del partito, formulandogli gli auguri per il suo incarico in Consiglio di Stato. Nel suo ultimo intervento da presidente dell’UDC Ticino, Marchesi ha ripercorso la crescita del partito dall’inizio del suo mandato. «Venivamo da elezioni cantonali attorno al 5%. Alle ultime federali abbiamo superato il 15%. Abbiamo creato 35 sezioni comunali, siamo cresciuti sul territorio, nelle istituzioni e nella capacità di incidere. Dal 7 ottobre l’UDC avrà un consigliere di Stato, due consiglieri nazionali e un consigliere agli Stati: quattro rappresentanti ai massimi livelli istituzionali. Nessun altro partito ha questi numeri.»

Marchesi ha ricordato anche le battaglie sostenute attraverso iniziative e referendum, citando “Prima i nostri”, il Decreto Morisoli, la riforma fiscale e la neutralizzazione delle stime immobiliari. Secondo Marchesi, sui temi concreti le posizioni dell’UDC rappresentano la maggioranza dei ticinesi. «La sfida ora è convincere i cittadini a dare ancora più forza all’UDC alle prossime elezioni, se vogliono vedere queste idee trasformarsi con maggiore probabilità in risultati politici concreti».

La “casa comune”
Sul piano politico cantonale, il Comitato ha avallato il progetto proposto dalla Direttiva per creare una “casa comune” del centrodestra ticinese. L’obiettivo dichiarato è riunire non soltanto gli attuali sostenitori della Lega e dell’UDC, ma anche i cittadini che si riconoscono nei valori e nelle proposte di quest’area. Il nuovo soggetto dovrà rappresentare il Ticino all’interno dell’UDC Svizzera, rispettandone statuti e programma nazionale e valorizzando al contempo le specificità cantonali.

Il progetto delinea un soggetto conservatore, popolare, identitario, democratico e liberale in economia. Tra i punti programmatici indicati figurano la tutela del lavoro e delle opportunità per i ticinesi, la difesa del ceto medio e delle piccole e medie imprese, la sicurezza, la riduzione della spesa pubblica ritenuta eccessiva, delle ingerenze statali e della burocrazia, oltre a una politica sociale incentrata sui bisogni dei ticinesi. A questi temi si aggiungono una fiscalità attrattiva e l’opposizione ad aggravi fiscali, la difesa dell’indipendenza, della sovranità e della neutralità svizzera, il controllo dell’immigrazione e la lotta a quello che il partito definisce “caos asilo”.

Comunicate le raccomandazioni di voto
Durante la riunione sono state comunicate anche le indicazioni di voto per i due oggetti federali in votazione il 27 settembre. Sull’iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)», il Comitato raccomanda all’unanimità il sì. Per l’UDC, una neutralità permanente, armata e integrale iscritta nella Costituzione garantirebbe indipendenza, sicurezza e stabilità, rafforzando inoltre il ruolo della Svizzera come mediatrice nei conflitti internazionali.

Raccomandazione unanime per il no, invece, all’iniziativa popolare «Per un’alimentazione sicura - mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita (Iniziativa sull’alimentazione)». Secondo il Comitato, l’iniziativa finirebbe per imporre vincoli agli agricoltori su cosa produrre e ai consumatori su cosa mangiare. L’UDC sostiene inoltre che l’obiettivo del 70% di autoapprovvigionamento comporterebbe, di fatto, un’alimentazione vegana prescritta dallo Stato e che i requisiti previsti potrebbero indebolire il potenziale di produzione di diverse colture vegetali.

Soglie massime del lupo in Svizzera
Nel corso della serata i Giovani UDC hanno infine presentato la petizione indirizzata a Consiglio federale e Parlamento «Soglie massime per la popolazione del lupo in Svizzera - Salvare gli alpeggi». La proposta chiede di fissare un limite nazionale di sette branchi, con un massimo di uno o due per regione, e di introdurre procedure rapide, applicabili durante tutto l’anno, per intervenire sui lupi in eccesso o problematici. Viene inoltre chiesta piena trasparenza sui costi della gestione della specie. L’obiettivo dichiarato è trovare un equilibrio tra la protezione del lupo e la salvaguardia degli alpeggi, degli allevatori e delle regioni di montagna. La petizione può essere sottoscritta cliccando qui.

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