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LUGANO

Alla Moncucco nasce il “Giardino delle cure intense”

«Le prime reazioni? Quasi tutti i pazienti, una volta all’esterno, sorridono»
Alla Moncucco nasce il “Giardino delle cure intense”
Alla Moncucco nasce il “Giardino delle cure intense”
Davide Giordano tio.ch
Alla Moncucco nasce il “Giardino delle cure intense”
«Le prime reazioni? Quasi tutti i pazienti, una volta all’esterno, sorridono»

LUGANO - Un giardino direttamente collegato alla Medicina Intensiva, dove i pazienti possono essere accompagnati all'esterno già nelle prime fasi successive alla stabilizzazione. È il “Giardino delle cure intense” realizzato dalla Clinica Moncucco di Lugano. Il progetto, al momento un unicum in Svizzera, si inserisce nel percorso di umanizzazione della medicina intensiva che la Moncucco persegue da anni.

Lo spazio occupa 120 metri quadrati e comprende 16 grandi vasi, ulivi, lavanda, erbe aromatiche e un pergolato. La pavimentazione è in tartan con uno strato di sughero sottostante. Alcune delle sette camere della Medicina Intensiva si affacciano direttamente sul giardino.

«Abbiamo cercato di riportare dei momenti di umanità all'interno di una struttura ad alta intensità tecnologica», spiega il dottor Romano Mauri, primario dell'Area Critica del Gruppo Ospedaliero Moncucco.

L'idea era nata già alcuni anni fa. Inizialmente il personale aveva provato ad accompagnare i pazienti nel giardino pubblico della clinica, ma lo spostamento risultava complesso per le loro condizioni e rendeva difficile tutelarne la privacy. Da qui la scelta di creare uno spazio direttamente adiacente al reparto, limitando gli spostamenti e mantenendo la vicinanza con personale e apparecchiature.

Il giardino entra così nel percorso di mobilizzazione del paziente critico. Si comincia già a letto durante la fase più delicata, per poi passare alla poltrona e, quando le condizioni cliniche lo permettono, all'esterno. L'accesso può avvenire dopo l'estubazione ma, in casi selezionati, anche quando è ancora necessario un supporto ventilatorio.

«Riusciamo a portare nel giardino anche pazienti ancora ventilati», spiega Gino Apollonio, capo reparto di Medicina Intensiva. In questi casi, per garantire la sicurezza, vengono selezionati pazienti tracheostomizzati e sufficientemente stabili, che possono uscire accompagnati dal respiratore mentre prosegue il percorso di svezzamento dalla ventilazione.

L'esperienza è iniziata da poco e i pazienti coinvolti sono ancora pochi per poter fornire dati sugli effetti del progetto. Le prime reazioni, tuttavia, sono state positive. «Quasi tutti, quando li abbiamo portati all'esterno, ci hanno sorriso», racconta Apollonio.

Uno degli obiettivi è ridurre gli effetti di una permanenza prolungata in un ambiente altamente medicalizzato. Tra le complicanze che possono interessare i pazienti critici c'è il delirium, uno stato confusionale acuto di origine multifattoriale. Sedazione, alterazione del ritmo sonno-veglia e perdita dei riferimenti temporali e ambientali possono contribuire alla sua insorgenza.

«Vogliamo rompere l'isolamento della camera e, quando il paziente è nella fase di svezzamento dalle cure intense, ridargli stimoli più naturali», spiega Mauri.

Un ruolo importante viene attribuito anche alla luce naturale. «Tutte le nostre camere ne dispongono e questo aiuta il paziente a ritornare più facilmente al ritmo circadiano dopo periodi molto lunghi di sedazione», sottolinea Mariapia Pollizzi, vice direttrice e coordinatrice dell'Area Critica. Con lo spazio esterno si aggiungono il contatto con l'ambiente, gli odori e i normali riferimenti della quotidianità.

Il giardino è una delle iniziative inserite nel più ampio progetto di umanizzazione della Medicina Intensiva della Moncucco. Da circa due anni viene utilizzato anche il “Diario del paziente”, sul quale personale sanitario e familiari annotano progressi, pensieri, messaggi e quanto avviene durante il periodo di ricovero e sedazione.

Circa 60 giorni dopo la dimissione il diario viene riconsegnato durante un incontro tra paziente, familiari e curanti. L'obiettivo è permettere alla persona di ricostruire un periodo del quale, soprattutto dopo sedazioni prolungate, può avere ricordi frammentari o nessuna memoria.

A questo si aggiunge l'aromaterapia, praticata da personale infermieristico specificamente formato e modulata in base alle condizioni e alle necessità del singolo paziente attraverso stimoli olfattivi.

Strutture simili esistono già in altri paesi come Spagna, Inghilterra e Stati Uniti, anche se rimangono limitate. «Il confronto e lo scambio delle esperienze con realtà analoghe all’estero è un punto sul quale il settore infermieristico della Moncucco desidera puntare », conclude Pollizzi. «Saremo lieti di condividere la nostra esperienza anche con le altre strutture svizzere interessate a implementare progetti di umanizzazione delle cure intensive simili al nostro».

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