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Renzetti ci crede: «Lugano, può essere l'anno buono»

L'ex patron bianconero esalta la squadra di Croci-Torti dopo un avvio da record: «Ha una sorta di fattore X». E incorona Moncada: «È un gioiellino»
Renzetti ci crede: «Lugano, può essere l'anno buono»
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Renzetti ci crede: «Lugano, può essere l'anno buono»
L'ex patron bianconero esalta la squadra di Croci-Torti dopo un avvio da record: «Ha una sorta di fattore X». E incorona Moncada: «È un gioiellino»
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LUGANO - 10 vittorie e 2 pareggi in tutte le competizioni. Cinque su cinque in campionato. Sette su sette all'AIL Arena. Fase a gironi di Conference conquistata. Numeri alla mano, il Lugano non avrebbe potuto chiedere di meglio al suo avvio di stagione. E anche ieri - nonostante una partita complicata - la truppa di Croci-Torti è riuscita a conquistare tre pesantissimi punti in zona Cesarini.

Un inizio che non sorprende più di tanto Angelo Renzetti, ex presidente e oggi primo tifoso del Lugano. Anzi, l'ex patron vede all'orizzonte qualcosa di importante. «Posso tranquillamente affermare che, pur non avendo previsto il primo posto in solitaria dopo cinque giornate e con una partita in meno, ero certo che il Lugano avrebbe disputato un eccellente campionato».

«Può essere l'anno buono»
Secondo Renzetti, alla base della partenza sprint c'è soprattutto la continuità. «La società ha mantenuto l'ossatura della squadra e ha ampliato la rosa con elementi di qualità», sottolinea l'ex presidente. «Poi ci sono diversi fattori che stanno incidendo: penso al nuovo stadio, alla continuità dei risultati - vincere aiuta a vincere - e alla capacità di dirigenti e staff di fare tesoro degli errori commessi lo scorso anno nella fase iniziale della stagione».

C'è poi un modello da (in)seguire, arrivato dalla scorsa stagione. «L'esempio del Thun, che con un budget ridotto ha vinto il campionato, costituisce un indubbio stimolo per tutto l'ambiente bianconero», precisa Renzetti. «Il Lugano nelle ultime stagioni si è comportato bene e sta dando continuità a quelle prestazioni, ma con una convinzione ancora maggiore. Penso che possa essere l'anno buono».

Un'ambizione che riguarda anche l'Europa. Dopo aver conquistato la fase a gironi di Conference League, Renzetti vede i bianconeri capaci di giocarsela fino in fondo: «Alla luce degli avversari, dell'ambiente e del buon momento che la squadra sta attraversando, ritengo che si possa fare bene. Giocatori e staff possono mettere a frutto le esperienze del recente passato. È fondamentale poter disputare le gare casalinghe a Lugano e credo che i ragazzi di Croci-Torti se la giocheranno sino all'ultima per entrare negli ottavi di finale».

«Moncada è già una realtà»
Tra le grandi sorprese di questo inizio c'è sicuramente Dereck Moncada. A soli 18 anni, l'attaccante honduregno ha già conquistato spazio e consensi. Per Renzetti, però, definirlo semplicemente una rivelazione sarebbe quasi riduttivo.
«Più che una rivelazione, Dereck mi sembra già una bella realtà. Ha solo 18 anni, ma dimostra personalità e caratteristiche da grande giocatore: penso alla sua esplosività e alle giocate di qualità, sia con i piedi sia con la testa».

E il margine di crescita è ancora enorme. «Con l'esperienza che maturerà nei prossimi mesi, con la conoscenza del calcio svizzero ed europeo e con un sicuro miglioramento tecnico può crescere ulteriormente. È poi interessante vedere che abbiamo di fronte un ragazzo umile, disposto a sacrificarsi anche difensivamente e capace di dialogare con i compagni». Una gemma, insomma, anche dal punto di vista economico. «Il Lugano ha trovato un gioiellino che garantirà una notevole plusvalenza, così come il Sion con Boteli».

Ajeti, gol e riscatto
Mercoledì è arrivato anche il tassello che, almeno sulla carta, mancava alla rosa: Albian Ajeti. E il nuovo numero 9 non ha certo perso tempo, decidendo la sfida con il Servette al 94'.

Per Renzetti, il Lugano potrebbe rappresentare la piazza ideale per il suo rilancio. «Quando un giocatore cambia squadra perché allenatore e società non credono più in lui ha sempre delle grosse motivazioni. In Ticino Ajeti ha trovato un gruppo primo in classifica, molto coeso e del quale conosce parecchi elementi».

Uno, in particolare: Renato Steffen, suo compagno ai tempi del Basilea quando Ajeti vinse il titolo di capocannoniere. «Per lui questa è una grande occasione di riscatto e, se vuole tornare a essere una delle migliori punte svizzere, di questa voglia dovrebbe beneficiare anche il Lugano».

«Lugano e YB per il titolo»
E allora la domanda viene quasi naturale: la lotta per il titolo sarà una questione a due? Renzetti non ha dubbi: «Penso che YB e Lugano siano le squadre più attrezzate per puntare al titolo». I gialloneri, però, hanno un vantaggio importante: «Non disputano le coppe europee». Il Lugano, dal canto suo, può contare su qualcosa di altrettanto prezioso. «Questo Lugano possiede una sorta di fattore X». Un fattore che, secondo l'ex presidente, potrebbe fare la differenza nella lunga corsa al titolo.

«Con l'AIL Arena abbiamo realizzato un sogno»
E poi c'è la nuova casa. L'AIL Arena, uno dei progetti che Renzetti ha sostenuto maggiormente durante la sua presidenza, ha già cambiato il volto del Lugano. «Ho sempre creduto nel progetto e constato con piacere che abbiamo a disposizione un gioiellino, fatto su misura per Lugano e il Ticino», sottolinea l'ex patron. «Con un impianto di questo genere si apre un mondo di prospettive, sia sul piano sportivo sia su quello economico».

Il nuovo stadio, secondo Renzetti, ha soprattutto permesso al Lugano di colmare uno storico divario. «Abbiamo colmato il gap che ci rendeva la Cenerentola della Svizzera. L'AIL Arena permette di vivere le emozioni da vicino e di creare un ambiente eccezionale. E, non da ultimo, possiamo finalmente giocare veramente in casa le partite europee». Poi una frase che racchiude il significato del progetto per l'ex presidente: «Insomma, abbiamo realizzato un sogno!»

Un sogno che Renzetti continua a vivere dalla tribuna. «Ho visto finora tutte le partite dei bianconeri e anche giovedì sera ero tra i quasi seimila spettatori che hanno sostenuto la squadra e gioito per il gol di Ajeti all'ultimo minuto». Da ex presidente a primo tifoso, dunque. E con un Lugano così, sognare non costa nulla.

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