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Quando gli aggressori sono a loro volta bambini

I reati sessuali da minorenni sono in aumento. Gli specialisti: «Spesso le vittime ne parlano solo anni dopo»
Quando gli aggressori sono a loro volta bambini
Tamedia AG - Madeleine Schoder
Patricia B.
Fonte 24 Heures
Quando gli aggressori sono a loro volta bambini
I reati sessuali da minorenni sono in aumento. Gli specialisti: «Spesso le vittime ne parlano solo anni dopo»

ZURIGO - A 16 anni, davanti allo specchio della sua camera, Patricia B. ha improvvisamente capito che cosa le era accaduto da bambina. «La vergogna, la colpa e tutti quei ricordi sono riaffiorati. Ho preso coscienza che lui aveva abusato di me».

«Gli abusi? Avevo nove anni»
Patricia, oggi 21enne, racconta a 24 Heures di aver subito ripetute aggressioni sessuali da parte di un ragazzo di due anni più grande, mentre entrambi vivevano in una struttura educativa nel canton Sciaffusa. Secondo la sua testimonianza, gli abusi sarebbero iniziati quando aveva 9 anni e sarebbero proseguiti per oltre due anni e mezzo, arrivando fino a due episodi alla settimana. Una consulente del servizio di aiuto alle vittime ha parlato di oltre 200 aggressioni complessive.

In seguito, il ragazzo ha riconosciuto di aver compiuto atti sessuali nei confronti di Patricia quando aveva 11 e 12 anni.

«Condanne in aumento per reati sessuali compiuti da adolescenti»
La storia di Patricia si inserisce in una tendenza che preoccupa gli specialisti. Le statistiche federali sulla giustizia minorile mostrano un aumento delle condanne di adolescenti per reati sessuali, in particolare per coazione sessuale e stupro. Nella grande maggioranza dei casi, gli autori sono ragazzi.

Anche le indagini sulla gioventù zurighese condotte dall’Università di Zurigo indicano che il fenomeno potrebbe essere ancora più ampio. Nel 2021, il 15% delle ragazze quindicenni intervistate ha dichiarato di aver subito un’aggressione sessuale violenta nei 30 mesi precedenti, una quota più che doppia rispetto al 2014. Secondo il ricercatore Denis Ribeaud, l’aumento non si spiega semplicemente con una maggiore propensione a denunciare: sarebbero infatti in crescita anche i casi non segnalati.

Oltre 1'000 consulenze l'anno
La stessa tendenza viene osservata da Castagna, centro di consulenza per vittime di aggressioni sessuali, che effettua ogni anno tra 1'100 e 1'300 consulenze. Secondo il centro, la maggiore sensibilizzazione contribuisce all’aumento dei casi, ma potrebbe incidere anche l’esposizione sempre più precoce e frequente dei giovani alla pornografia e ad altri contenuti sessuali online.

«La maggior parte dei bambini e degli adolescenti ne parla solo anni dopo», spiega Nadia Beier, codirettrice di Castagna. Le ragioni sono diverse: la mancanza di parole per descrivere quanto accaduto, la vergogna, il senso di colpa o la difficoltà di capire quando un limite è stato superato.

«Non è responsabilità del bambino»
«Non si può lasciare al bambino la responsabilità di riconoscere gli abusi come tali», sottolinea Beier. Anche i minori che commettono aggressioni, però, hanno bisogno di aiuto per imparare a riconoscere i propri comportamenti e a chiedere sostegno.

Patricia ha affrontato quanto vissuto con la psicoterapia e, lo scorso anno, si è rivolta a Castagna. Ha inoltre cercato nuovamente Pascal D. per affrontarlo direttamente. Nei messaggi e nei vocali che le ha inviato, lui ha riconosciuto gli atti sessuali compiuti in passato. Per Patricia era importante «sentire dalla sua voce ciò che aveva fatto», per avere la certezza di non essersi immaginata quelle aggressioni.

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