«Mastini e sentinelle per salvarci»

Lupo, lungo la tratta Tamaro-Lema qualcosa è cambiato nel corso dell'estate. L'esperimento voluto dalla contadina Flavia Anastasia ha avuto successo. Ecco come.
Lupo, lungo la tratta Tamaro-Lema qualcosa è cambiato nel corso dell'estate. L'esperimento voluto dalla contadina Flavia Anastasia ha avuto successo. Ecco come.
GAMBAROGNO - «Qualcosa dovevamo pur fare visto che il lupo stava avanzando. E al posto di piangerci addosso abbiamo preso coraggio e ci siamo portati a casa questi due mastini transmontani». Flavia Anastasia, che col compagno Mattia Waser gestisce l'Alpe Montoia nel Gambarogno, è protagonista di un progetto pionieristico in Svizzera. La sua idea, "Custodi tra le vette", finora si è rivelata vincente. «Sapevamo che i cani non sarebbero bastati. Perché gli escursionisti li temono».
Siete situati lungo la tratta Tamaro-Monte Lema. Da lì transitano in media 9'000 escursionisti all'anno.
«Mica pochi. La maggior parte non ha alcuna nozione su come approcciarsi a un cane da gregge. Anzi. Solitamente ha una grande paura. Perché il cane pastore protegge il bestiame. E quindi si avvicina alla gente con modi anche rudi, abbaiando».
Gli escursionisti spesso hanno paura di essere morsi.
«Appunto. Ecco perché diventa fondamentale non fare scatti improvvisi. Sono informazioni che le nostre sentinelle piazzate sulla tratta hanno dispensato per tutta l'estate».
Chi sono queste sentinelle?
«Personale formato e pagato. Capace di divulgare una sana relazione tra escursionista e cane pastore. Queste persone, sette in totale, si sono alternate durante i weekend».
Il bilancio è davvero positivo o stiamo esagerando?
«A fine settembre torneremo nella nostra fattoria di Claro. Devo dire che la nostra estate finora è andata alla grande. Non si sono verificati incidenti di alcun tipo».
Questo progetto può fare scuola?
«La speranza è quella. Io sono stata sostenuta economicamente da vari enti. È una via costruttiva per potere convivere col lupo».
Ecco. Il lupo si è fatto vivo?
«Certo. Dalle parti dell'Alpe Montoia circola un branco. Ma i cani l'hanno tenuto a debita distanza. Siamo saliti con 160 capre. E sono ancora tutte presenti».
Il cane pastore da molti agricoltori è visto come un fastidio...
«Capisco. Il lupo inizialmente sbranava le capre di notte. E così a un certo punto abbiamo iniziato a rinchiuderle. Ma poi il lupo ha cominciato a predare anche di giorno. A quel punto cosa avremmo dovuto fare? Continuare a lottare anche contro le istituzioni? Meglio trovare soluzioni».
"Custodi tra le vette" fa emergere un dato: in Svizzera non c'è la cultura del cane da protezione.
«È normale che sia così. Il lupo non c'era più da decenni. La possiamo però creare questa cultura. L'obiettivo per il futuro è di andare anche nelle scuole a fare sensibilizzazione e divulgazione».
Ma chi paga? Parla la biologa
«Ogni weekend le sentinelle lungo la Tamaro-Lema hanno parlato mediamente con un'ottantina di persone». È così che Sissi Gandolla, biologa, descrive il valore aggiunto di "Custodi tra le vette".
Ma questo concetto è davvero trasferibile anche su altri alpeggi? «Nel corso degli anni la gente si abituerà per forza a interagire coi cani da protezione. La strada è tracciata, questo tipo di progetto permette di percorrerla in modo più sereno. Si tratta di un accompagnamento finché non ci sarà un assestamento nella coesistenza tra l'escursionismo e le aziende agricole montane. È anche importante che la aziende agricole di montagna non si sentano sole nel gestire la questione dei cani da protezione».
Lugano Regione, Patriziato di Indemini, Pro Natura, WWF e altri enti hanno coperto i costi di "Custodi tra le vette". Ma per eventuali nuovi progetti chi aprirà il borsellino? «La speranza – conclude Gandolla – è che nel vedere che il sistema funziona, altri enti si facciano avanti per il bene della collettività anche in altre regioni».





