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ZURIGO

Madre e patrigno condannati per abusi mai avvenuti, la "vittima" confessa dopo 5 anni

Crolla il castello di accuse contro madre e patrigno: la ragazza ammette di aver mentito: «Volevo solo la mia libertà».
Madre e patrigno condannati per abusi mai avvenuti, la "vittima" confessa dopo 5 anni
Tamedia / Rahel Zuber
Fonte Tages Anzeiger
Madre e patrigno condannati per abusi mai avvenuti, la "vittima" confessa dopo 5 anni
Crolla il castello di accuse contro madre e patrigno: la ragazza ammette di aver mentito: «Volevo solo la mia libertà».

ZURIGO - «Ho mentito». Due parole, pronunciate anni dopo, fanno crollare un'intera vicenda giudiziaria. Una madre e il suo compagno hanno trascorso 20 mesi, precisamente 599 giorni, in carcere sulla base delle accuse della figlia, allora 14enne. Accuse di violenze fisiche e sessuali che la giovane, compiuti 19 anni, ha ammesso essere false. Una confessione destinata a ribaltare condanne pesantissime e a sollevare una domanda: come è stato possibile?

La svolta arriva il giorno dopo il 19esimo compleanno della ragazza, quando telefona al Tribunale superiore e chiede di parlare con Christian Prinz, presidente della Prima Camera penale. Richiamata dal giudice, ammette di aver mentito perché a 14 anni «voleva soltanto avere le sue libertà». Dice di non aver voluto presentare una denuncia, poi avviata dopo il coinvolgimento delle autorità da parte del padre biologico, e precisa di confessare spontaneamente, senza pressioni e consapevole delle possibili conseguenze.

Prinz mette per iscritto il colloquio e due giorni dopo presenta una denuncia. La Procura minorile apre un procedimento per falsa accusa, sviamento della giustizia e sequestro di persona. Le indagini confermano l'autenticità della confessione e non rilevano pressioni sulla giovane.

Una brutta storia cominciata cinque anni fa
Nel luglio 2021 il Tribunale distrettuale di Zurigo aveva condannato il patrigno a 36 mesi e la madre a 22. Alla fine del 2023 il Tribunale superiore aveva aumentato le pene rispettivamente a 50 mesi, per lesioni personali gravi e ripetuti abusi sessuali su minore, e 47 mesi per complicità.

La ragazza aveva costruito accuse iper dettagliate: raccontava di essere stata picchiata per anni dai genitori e descriveva presunti abusi sessuali del patrigno nel soggiorno e nell'orto familiare, inserendo particolari specifici, come una candela bianca che sarebbe stata utilizzata durante gli abusi. Dopo l'arresto della coppia, le autorità avevano collocato fuori famiglia anche gli altri figli più piccoli della donna.

Il peso della perizia psichiatrica
Un ruolo decisivo aveva avuto una perizia psichiatrica e psicologica di 220 pagine, costata 39.000 franchi e redatta da quattro specialisti. Basandosi su tre interrogatori video e un esame personale della ragazza, gli esperti avevano attribuito ai racconti un'«elevata probabilità di credibilità». Non avevano ritenuto determinanti le testimonianze degli insegnanti secondo cui la giovane aveva ripetutamente mentito a scuola.

Tra gli elementi emersi figurava anche un messaggio WhatsApp del 2018, precedente agli arresti, nel quale la ragazza scriveva alla madre che avrebbe detto alla protezione dei minori di aver mentito sulle percosse perché arrabbiata con lei. La giovane riferiva inoltre di figure minacciose e voci nella propria testa: i periti avevano interpretato il fenomeno come una «peculiarità socioculturale» legata al contesto familiare turco, senza individuare contraddizioni decisive neppure negli episodi di autolesionismo.

La difesa del patrigno aveva contestato anche il metodo della perizia, preparata sulle registrazioni video senza trascrizioni integrali, parlando di «grave errore metodologico». Sia il Tribunale distrettuale sia quello superiore avevano però respinto le obiezioni, considerando gli specialisti «esperti riconosciuti» e la loro analisi pienamente utilizzabile.

Una complessa storia familiare
La vicenda si inserisce in una complessa storia familiare. La denuncia iniziale contro la madre e il patrigno era stata presentata dal padre biologico. La donna, già in carcere, aveva poi denunciato l'ex marito per anni di stupri, estorsione e messa in pericolo della vita. Nel 2021 gran parte delle accuse era però caduta: l'uomo era stato assolto dai reati più gravi, ma condannato a una pena pecuniaria sospesa di 135 aliquote giornaliere per due ferite superficiali inflitte all'ex moglie.

Dopo l'annullamento delle condanne, la vicenda torna al Tribunale superiore di Zurigo per il riesame. Gli avvocati della madre e del patrigno chiedono 240.000 franchi di risarcimento per la detenzione, mentre spese processuali, legali e peritali hanno già superato 340.000 franchi.
Per la figlia non ci saranno conseguenze penali: il procedimento minorile è stato archiviato nel marzo 2025 per la prescrizione di cinque anni, calcolata a partire dalle ultime dichiarazioni rese quando aveva 14 anni.

Restano immutabili i 599 giorni trascorsi in carcere da madre e patrigno e la confessione di una giovane che voleva ottenere soltanto «la sua libertà».

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