Professionisti in fuga: allarme rosso negli ospedali svizzeri

L'ennesimo grido del sistema sanitario svizzero. E il VPOD chiede «condizioni di lavoro nettamente migliori».
SVIZZERA - Lavoratori sottopagati, mansioni non in linea con le proprie competenze, livelli di stress insostenibili. Un ulteriore appello del sistema sanitario svizzero. È quanto emerge dal recente rapporto pubblicato dall'Obsan (Osservatorio svizzero della salute): sempre più professionisti della salute sono costretti ad abbandonare la professione. Una situazione che tocca da vicino il sindacato VPOD, che chiede un cambio di rotta e interventi immediati.
Le previsioni dell’Obsan mostrano chiaramente la portata della carenza di personale: attualmente mancano a livello nazionale circa 1'700 infermieri e infermiere diplomati all’anno, e questo dato non tiene nemmeno conto del fatto che molti diplomati e diplomate abbandoneranno a loro volta la professione.
Circa il 75% delle persone diplomate in cure infermieristiche a livello terziario inizia a lavorare in un’istituzione sanitaria. All’età di 40 anni, questa percentuale scende a circa il 47%.
Si ricorre agli OSS, ma non è sufficiente
Attualmente, la carenza di personale viene compensata principalmente attraverso il ricorso agli operatori e alle operatrici sociosanitari/e (OSS), con una formazione professionale di livello secondario II. Una soluzione che, tuttavia, è ben lontana dall’essere sufficiente. La conseguenza è inevitabile: anche gli OSS abbandonano in massa la professione.
L'urgenza? «Migliori condizioni di lavoro»
La soluzione non è «risparmiare e lavorare sempre più intensamente». È necessario, sottolinea il sindacato, investire in ciò che conta davvero per la popolazione: un sistema sanitario efficiente, accessibile e in grado di garantire cure di alta qualità.
Bisogna intervenire su più versanti, a partire dall'attuazione dell'iniziativa sulle cure infermieristiche, approvata da «una schiacciante maggioranza della popolazione», sottolinea il sindacato. Un'iniziativa che, a cinque anni dalla sua approvazione, secondo il VPOD necessita ancora di passi avanti concreti.
A fronte di questa situazione, il sindacato chiede:
- Condizioni di lavoro nettamente migliori, con una significativa riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario;
- La rivalutazione di tutte le professioni sanitarie che, in quanto professioni fortemente femminilizzate, non beneficiano ancora del riconoscimento e delle retribuzioni adeguati;
- Un accompagnamento e un inserimento professionale obbligatori per le persone neodiplomate, in particolare durante i primi anni di carriera;
- Tempo e risorse finanziarie sufficienti per la formazione continua;
- Una rivalutazione salariale e professionale delle professioni di livello secondario II, in particolare degli OSS (operatori e operatrici sociosanitari/e) e degli OSA (operatori e operatrici socioassistenziali);
- Un’offensiva nella formazione che non venga ostacolata dai programmi di austerità dei Cantoni;
- Un finanziamento pubblico che orienti il sistema sanitario verso la qualità e l’accesso universale alle cure, senza alcuna restrizione.
Per il VPOD, dunque, contrastare l'abbandono delle professioni sanitarie significa intervenire sulle direttamente sulle condizioni in cui il personale sanitario si trova a lavorare ogni giorno. L'obiettivo è rendere queste professioni più sostenibili nel tempo, garantendo al contempo qualità e accessibilità delle cure.



