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LUGANO

«Licenziato perché ho avuto il coraggio di chiedere il giusto»

La triste vicenda di un agente di sicurezza. Il sindacalista che ha seguito il caso lancia un monito sul settore: «Questo contratto collettivo non funziona. Tante cose andrebbero cambiate».
«Licenziato perché ho avuto il coraggio di chiedere il giusto»
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«Licenziato perché ho avuto il coraggio di chiedere il giusto»
La triste vicenda di un agente di sicurezza. Il sindacalista che ha seguito il caso lancia un monito sul settore: «Questo contratto collettivo non funziona. Tante cose andrebbero cambiate».

LUGANO - Ha cercato di fare valere la sua dignità di lavoratore. Di farsi riconoscere economicamente la sua esperienza. «E ho trovato la prova che in Ticino, a volte, è meglio abbassare la testa e tacere».

Questa è la vicenda di un 40enne locarnese assunto da un'importante ditta di sicurezza del Luganese un anno e tre mesi fa. In dote portava, appunto, una lunga esperienza maturata anche oltre Gottardo. Dopo le sue annotazioni in merito al salario, la direzione dell'azienda non ha più voluto saperne di lui. Decisione: licenziato. «E ora, nelle mie ultime settimane di lavoro, mi stanno umiliando».

«Più equità»
È l'ennesimo caso professionale nostrano che rischia di fare discutere. Stavolta la vittima è una persona che avrebbe chiesto un salario ritenuto "più giusto". «Semplicemente ho domandato più equità a livello salariale e di condizioni di lavoro. E così hanno deciso di lasciarmi a casa». 

Amarezza
Il 40enne si ritrova così con una vertenza legale aperta contro la società di sicurezza. In primis per ragioni di salario e straordinari non pagati e nemmeno recuperati. «Nel frattempo l'ispettorato del lavoro non ha fatto nulla. Ho segnalato a più riprese la mia questione anche alla commissione paritetica in materia di sicurezza. Mi è stato risposto che non è di loro competenza».

C'è amarezza nelle parole del nostro interlocutore. Unita a una certa frustrazione. «Sono quasi a fine contratto – rammenta –. E mi stanno facendo pressioni in tutti i modi. Mi stanno penalizzando anche sulle pause. È come se mi stessero punendo fino all'ultimo giorno». 

Dal 40enne riceviamo la documentazione. Un malloppo fatto di piani, conversazioni, messaggi. «Ho denunciato e sono stato castigato».

L'ispettorato del lavoro
Tio.ch ha cercato di contattare tutte le parti informate dei fatti. Che ne pensa ad esempio l'ispettorato del lavoro?

Dalla Direzione della Divisione dell’economia riceviamo quanto segue: «Il settore della sicurezza privata è disciplinato da un contratto collettivo di lavoro. Per quanto concerne, pertanto, il rispetto delle disposizioni salariali e contrattuali previste, l'organo preposto alla verifica e all'applicazione delle relative disposizioni è la competente commissione paritetica. È quindi a tale organo che compete, in primo luogo, verificare se la classificazione salariale del lavoratore e il riconoscimento dell'eventuale esperienza professionale siano conformi. L’Ufficio dell’ispettorato del lavoro può invece intervenire nell'ambito delle competenze che gli sono attribuite dalla legislazione federale e cantonale».

La commissione paritetica
Dalla commissione paritetica in materia di sicurezza arriva invece la seguente replica. «Siamo responsabili del controllo del rispetto del contratto collettivo. Le commissioni paritetiche non hanno competenza in materia di questioni disciplinate dalla legge, come quella del presente licenziamento». 

Il sindacato UNIA
Tocca poi al sindacalista UNIA che si era occupato della vicenda esprimersi: «Noi il lavoratore in questione non l'abbiamo lasciato solo – precisa –. Per quanto riguarda l’esperienza lavorativa il datore di lavoro si è limitato ad applicare quanto previsto dal contratto collettivo di settore. Quindi giuridicamente c’è poco da fare. Di certo si dovrebbe modificare il contratto collettivo. E non solo relativamente al riconoscimento dell’esperienza lavorativa. Ci sono criticità anche per quanto riguarda il riconoscimento delle trasferte, delle classi salariali e della paga oraria. Spero che le cose cambino».

Botta e risposta finali
A questo punto sollecitiamo di nuovo la commissione paritetica in materia di sicurezza. La risposta è questa: «La nostra commissione è responsabile del rispetto dei salari minimi stabiliti nel contratto collettivo. I salari minimi dipendono dagli anni di servizio. Gli anni presso precedenti datori di lavoro non vengono conteggiati. Secondo le nostre informazioni, il rappresentante del 40enne in questione non ha avanzato alcuna richiesta in merito. Le trattative relative a salari superiori ai minimi previsti dal contratto collettivo non rientrano nelle competenze della commissione».

Secca la replica dell'agente di sicurezza lasciato a casa dalla sua azienda. «Certo che ho chiesto che mi venisse riconosciuta l'esperienza precedente visto che ho lavorato tanti anni in questo campo. E lo ribadisco. In più ho segnalato violazioni e abusi su giorni di libero e recuperi. Evidentemente quello che sembra ovvio agli occhi dei lavoratori non è ovvio per gli organi di controllo».

«I margini di manovra per migliorare le cose ci sarebbero – conclude il sindacalista di UNIA –. Il problema è che buona parte dei lavoratori del settore della sicurezza non sono iscritti a un sindacato. E quindi per noi è difficile mobilitarli. Parlare di sciopero con loro è praticamente impossibile, diversamente da quanto accade ad esempio nel settore edile».

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