Niente Bagno pubblico per protesta, Rusconi: «A pagare sono gli allievi»

Alcuni docenti di educazione fisica contestano le modalità di accesso alla struttura e sospendono l'accompagnamento delle classi.
BELLINZONA - La protesta di alcuni docenti di educazione fisica delle scuole cantonali di Bellinzona, che hanno deciso di non accompagnare temporaneamente le proprie classi al Bagno pubblico, approda sul tavolo della politica cantonale. A tal proposito Patrick Rusconi del Partito Liberale Radicale, insieme ai cofirmatari Daniele Piccaluga della Lega dei Ticinesi e Alain Bühler dell'Unione Democratica di Centro, ha presentato un'interrogazione al Consiglio di Stato.
Al centro della controversia c'è, secondo i firmatari, il rifiuto di una deroga all'obbligo introdotto da Bellinzona Sport, che prevede l'entrata e l'uscita delle scolaresche esclusivamente attraverso la cassa centrale, anziché dai cancelli laterali.
Una disposizione che l'ente considera indispensabile affinché i docenti possano «verificare la corretta conclusione dell'attività e prevenire spiacevoli contestazioni nella malaugurata evenienza di incidenti».
Ed è proprio su questo aspetto che Rusconi, Piccaluga e Bühler concentrano le loro critiche. A loro giudizio, la scelta degli insegnanti di protestare per poter continuare ad accedere al Bagno pubblico attraverso i cancelli laterali, anziché dalla cassa centrale, equivale ad «anteporre un interesse di categoria al proprio mandato educativo, con conseguenze che ricadono, ancora una volta, sui soli allievi».
L'interrogazione pone quindi l'accento soprattutto sulla sicurezza degli studenti: «La sicurezza delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi è il bene più importante che vi sia: su questo punto non può esservi alcun compromesso né alcun margine di trattativa sindacale. Risulta pertanto tanto più grave e incomprensibile che a volerla tutelare siano solo Bellinzona Sport e la Città di Bellinzona, mentre proprio alcuni docenti di educazione fisica, ai quali la vigilanza degli allievi è affidata istituzionalmente, se ne dichiarano oggi indifferenti, se non addirittura contrari». E ancora: «Chi antepone la propria comodità a tale principio viene meno, a nostro avviso, ai doveri più elementari della propria funzione».
Le critiche, tuttavia, non riguardano soltanto i docenti coinvolti. Secondo quanto sollevato nell'interrogazione, la vicenda pone anche interrogativi sulla capacità del DECS e delle direzioni scolastiche di coordinare le diverse competenze e trovare soluzioni prima che i contrasti finiscano per ricadere sugli allievi.
Su queste premesse, Patrick Rusconi, insieme ai cofirmatari Daniele Piccaluga e Alain Bühler, rivolge al Consiglio di Stato le seguenti domande:
- Il Consiglio di Stato non ritiene che la sicurezza delle ragazze e dei ragazzi che frequentano le scuole cantonali, siano essi in età di obbligo scolastico o meno, costituisca un bene da tutelare di primaria importanza?
- Può il Consiglio di Stato spiegare in che misura sarebbe realmente compromesso lo svolgimento delle lezioni di educazione fisica e delle attività didattiche, ritenuto che già oggi è comunque previsto e necessario un momento di cambio classe affinché i ragazzi arrivino per tempo alla lezione successiva?
- Il Consiglio di Stato ritiene di poter imporre procedure diverse rispetto a quelle definite dal Gestore della struttura, l'Ente autonomo Bellinzona Sport? In caso affermativo, sulla base di quali valutazioni tecniche o giuridiche, e con quali competenze?
- Il Consiglio di Stato ritiene corretto che un problema organizzativo interno o una divergenza tra le parti possa sfociare in una forma di protesta con conseguenze dirette sugli allievi? Non ritiene che il compito prioritario del Dipartimento e delle direzioni scolastiche sia quello di prevenire e risolvere tali conflitti prima che essi arrivino a penalizzare studenti e attività scolastiche?
- Come può giustificare o pretendere il Consiglio di Stato l'eventuale applicazione, a Bellinzona, di una procedura diversa rispetto a quelle in vigore da anni e con successo presso le strutture di Lugano e di Locarno?
- Il Consiglio di Stato intende intervenire anche presso le altre strutture, tra cui il Comune di Lugano, per rivedere le rispettive procedure, oppure riconosce le competenze dei gestori, nell’ambito delle proprie responsabilità, nel definire le procedure più adeguate?
- In questo caso, chi si assumerebbe la responsabilità per eventuali incidenti che dovessero occorrere in futuro oltre l’orario delle lezioni? Ne risponderebbe il Consiglio di Stato nel suo insieme, la direttrice del DECS, oppure un Capo Divisione?
- Alla luce delle recenti difficoltà relative alle procedure di nomina e alla conduzione delle direzioni scolastiche, il Consiglio di Stato può escludere che l'attuale situazione non sia anche la conseguenza di un vuoto, di un'incertezza o di una debolezza nella catena decisionale e nella capacità di mediazione interna? Il caos che ha accompagnato la mancata nomina ha avuto, direttamente o indirettamente, conseguenze sul clima e sul funzionamento di alcuni ordini di scuola?
- Il Consiglio di Stato non ritiene che le procedure di sicurezza, siano esse relative alla sicurezza antincendio o in acqua, debbano essere periodicamente riesaminate e aggiornate, anche quando per una determinata prassi "si è sempre fatto così"?
- Il Consiglio di Stato ritiene corretto che una forma di protesta sia attuata senza che siano preventivamente esaurite tutte le possibilità di dialogo e mediazione interna? Il Consiglio di Stato ha autorizzato questa asserita forma di "protesta" a scapito degli allievi?
- Quali misure concrete intende adottare il Consiglio di Stato, se del caso anche disciplinari, affinché la vicenda venga rapidamente ricomposta, evitando ulteriori contrapposizioni e garantendo, nel contempo, che gli allievi possano beneficiare regolarmente delle attività previste?
- Il Consiglio di Stato non ritiene necessario finalmente rivedere il vetusto concetto di entrata al Bagno pubblico di Bellinzona, intervento presso l’Ufficio dei beni culturali affinché la tutela storica non si traduca in un’inutile rigidità che penalizza utenti, famiglie, persone con mobilità ridotta, scuole e gestore della struttura?



