Dati disaggregati per sesso: «Cinque anni dopo, l'impegno del Governo è diventato un metodo?»

L'interrogazione di Più Donne riaccende il dibattito sull'effettiva sistematicità della disaggregazione dei dati nella statistica cantonale.
BELLINZONA - A cinque anni dall'impegno assunto dal Governo ticinese per rendere più sistematica la lettura dei dati statistici attraverso la variabile sesso, Più Donne chiede al Consiglio di Stato di fare il punto sui risultati raggiunti. Con un'interrogazione presentata oggi 10 settembre, Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini domandano in particolare se la disaggregazione dei dati sia ormai diventata un metodo di lavoro trasversale della statistica cantonale o dipenda ancora dalle scelte effettuate nei singoli ambiti.
La questione risale al settembre 2020, quando un'iniziativa parlamentare presentata da Merlo e sottoscritta da 27 colleghe e colleghi chiedeva di rafforzare raccolta, analisi e comunicazione dei dati disaggregati per sesso ed età. Nel 2021 la Commissione gestione e finanze rilevò che le questioni di genere non erano ancora affrontate con sufficiente «sistematicità e coordinazione» e invitò il Governo, tramite l'Ustat, a renderle un elemento trasversale della statistica cantonale.
Durante la discussione parlamentare del marzo 2021, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia Christian Vitta spiegò che i dati erano già raccolti in forma disaggregata, riconoscendo però la possibilità di migliorare l'offerta. L'iniziativa fu quindi considerata evasa sulla base dell'impegno del Governo a procedere in questa direzione.
Secondo l'interrogazione, negli anni successivi alcuni passi avanti ci sono stati. Nel 2022 è stato presentato il primo prodotto di schede digitali dedicato alle pari opportunità tra i sessi, mentre l'Ustat ha partecipato ai lavori dei piani d'azione cantonali sulle pari opportunità e sulla prevenzione della violenza di genere. Il Programma della statistica cantonale 2024-2027 prevede inoltre approfondimenti sulla conciliazione tra famiglia e lavoro, sulle pari opportunità nel lavoro remunerato e non remunerato e sulle disuguaglianze nella previdenza professionale.
Nel frattempo, dal marzo 2024 la Confederazione si è dotata di direttive che introducono un criterio preciso: nelle nuove attività statistiche o nella revisione di quelle esistenti va valutata la pertinenza del sesso e, quando sarebbe rilevante ma non viene considerato, la scelta deve essere motivata. Le direttive non sono vincolanti per il Cantone, ma secondo Merlo e Mossi Nembrini potrebbero rappresentare un modello anche per il Ticino.
Le interroganti citano due casi concreti. Il primo riguarda la pubblicazione Ustat del settembre 2026 «Giovani e Ticino: un'equazione in movimento», dedicata alla mobilità dei giovani laureati. L'analisi distingue chi resta, chi parte e chi ritorna, ma nei risultati pubblicati non presenta una distinzione per sesso. Le deputate chiedono quindi se la variabile fosse disponibile, se ne sia stata valutata la pertinenza e se la relativa disaggregazione possa essere resa disponibile.
Il secondo esempio riguarda la violenza domestica. Alcuni dati su vittime e persone imputate distinti per sesso risultano disponibili a livello nazionale ma non cantonale. Secondo le interroganti, queste informazioni consentirebbero di comprendere meglio chi è maggiormente colpito dalle diverse forme di violenza e potrebbero contribuire a orientare prevenzione, protezione, accoglienza e interventi rivolti agli autori.
L'interrogazione domanda dunque al Governo se dal 2021 siano state introdotte direttive o procedure interne, se l'Ustat valuti sistematicamente la pertinenza della disaggregazione per sesso e se l'eventuale rinuncia venga documentata. Viene inoltre chiesto se il Cantone abbia esaminato le direttive federali del 2024 e considerato una loro applicazione o un adattamento alla realtà ticinese.
La questione di fondo, sottolineano Merlo e Mossi Nembrini, non è che ogni dato debba necessariamente essere suddiviso tra donne e uomini. Numerosità insufficienti, scarsa pertinenza o altri motivi statistici possono giustificare una scelta diversa. Il punto è stabilire se esista un criterio generale per valutare sistematicamente la variabile sesso. Cinque anni dopo l'impegno assunto davanti al Parlamento, Più Donne chiede quindi al Consiglio di Stato se quell'obiettivo sia diventato una prassi effettiva della statistica cantonale e, in caso contrario, quali ostacoli rimangano da superare.



