Esplosione alla centrale del Ritom: i due operai stavano lavorando al nuovo impianto

Resta tuttora ignota la natura delle attività che stessero svolgendo. Per consentire le verifiche necessarie l'attività è stata sospesa
PIOTTA - I due uomini deceduti nell’esplosione avvenuta mercoledì mattina alla centrale idroelettrica Ritom, a Piotta, stavano eseguendo lavori legati alla messa in servizio del nuovo impianto. Lo hanno confermato le FFS, interpellate dall’agenzia di stampa Keystone-SDA.
Non è però ancora possibile fornire informazioni più precise sulla natura delle attività svolte dai due operai. Sulle circostanze che hanno portato all’incidente è in corso un’indagine della Procura ticinese.
Dopo l’esplosione, la produzione della vecchia centrale è stata interrotta e l’impianto è tuttora fuori servizio. L’attività potrà riprendere una volta concluse le «necessarie verifiche», ha spiegato il portavoce delle FFS.
Danni ancora da quantificare
È ancora troppo presto per stimare l’entità dei danni materiali. Mercoledì diversi media avevano riferito di un crollo di alcune parti all’interno dell’edificio in seguito all’esplosione. Dall’esterno, invece, la vecchia centrale, dove erano in corso i lavori, appariva intatta.
Il bilancio dell’incidente è di due vittime: un 55enne domiciliato nell’Alto Vedeggio, da 35 anni collaboratore dell’Azienda elettrica ticinese (AET), e un 18enne apprendista operatore in automazione, residente a Dalpe e figlio del vicesindaco del Comune, Davide Braga, riferisce laRegione.
La Procura ticinese ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause e la dinamica dell’incidente.
La vecchia centrale Ritom resterà in funzione fino al trasferimento della produzione nel nuovo impianto, attualmente in costruzione. Il passaggio è previsto verso la fine del 2027. La Ritom SA è partecipata per il 75% dalle FFS e per il 25% dal Cantone Ticino.




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