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Passione e sacrifici per Paolo Duca

«Incasso qualche colpo e qualcuno lo do: in pista non ci sono favori o sconti. Con la bilancia ora va bene. Bene ma non benissimo»
Passione e sacrifici per Paolo Duca
TI-Press
Passione e sacrifici per Paolo Duca
«Incasso qualche colpo e qualcuno lo do: in pista non ci sono favori o sconti. Con la bilancia ora va bene. Bene ma non benissimo»
«Intendo portare a termine il mandato in Municipio e poi vedremo, con la famiglia dobbiamo ricalibrare bene gli equilibri, ma sono pronto a viaggiare un po’ di più».
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ZUGO - A riposo dallo scorso ottobre, quando si è bruscamente chiusa la sua ultraventennale storia d’amore con l’Ambrì, Paolo Duca è tornato a riempire le sue giornate di hockey dalla metà luglio, quando è ufficialmente entrato nell’organigramma dello Zugo.

Una “ripartenza” soft? Non proprio. Il 45enne di Ascona si è infatti seduto sulla poltrona dell’uscente Patrick Lengwiler, diventando il CEO dei Tori. E lo ha fatto in un momento storico non proprio comodo: con la società impegnata nella gestione dell’ampliamento della OYM hall (investimenti per oltre 60 milioni di franchi) e in mezzo a una mezza rivoluzione tecnica (è partito anche il ds Reto Kläy, sostituito da Ted Suikhonen).

«Le mie giornate lavorative sono piuttosto piene - ha spiegato proprio Duca - è un periodo così, intensissimo, ma sono felice perché è una sfida intrigante, bella, stimolante. Il primo dossier sul tavolo è quello della pista, mi sembra di essere tornato indietro di cinque anni, con la Gottardo Arena».

Gli equilibri della famiglia sono da ricalibrare.
«La distanza è qualcosa che in casa avevamo già messo in conto quando mi sono candidato per il posto di ds delle nazionali. Per la posizione non era infatti previsto home office e in più avrei dovuto seguire le varie selezioni nei rispettivi tornei internazionali. A Zugo, almeno inizialmente, non sarà molto diverso. Di solito parto il lunedì mattina presto e torno il venerdì pomeriggio, inoltre cerco di rientrare una volta in settimana, così da essere a casa almeno quattro sere su sette».

I "tuoi" potrebbero quasi esserne felici.
«Ah anche questo è vero. Scherzi a parte, in realtà la mia presenza era limitata anche prima di chiudere con l’Ambrì. C’erano le partite, le trasferte, le riunioni in lega e i viaggi di scouting, poi la politica, la parrocchia… E in fondo anche gli altri hanno i loro impegni. I miei figli, per esempio, finita la scuola salgono sul bus per andare agli allenamenti e fino a sera non tornano indietro. Ma è importante che facciano uno sport con motivazione e determinazione. Per conto mio, facevo 75 km in macchina per andare alla Gottardo Arena, ora ho invece 170 km in treno per Zugo. Mi alzerò prima la mattina, lavorerò durante il viaggio, ma sono pronto a fare qualche sacrifico per salvaguardare gli equilibri famigliari. Diciamo che, più che alla quantità, in casa continueremo a puntare sulla qualità del tempo passato insieme».

Hai parlato di politica. Come si fa a fare il municipale ad Ascona lavorando a Zugo?
«Non è semplice ma si fa. Con qualche riunione fatta in videocall e tanta passione. Mollare? No, ho preso un impegno e ci tengo a portarlo a termine. Ci tengo ad arrivare alla fine della legislatura e poi vedremo».

Lavoro, spostamenti, famiglia. Manca il tempo da dedicare a sé stessi. Per rimettersi in forma, per esempio, come auspicato al momento dei saluti con l’Ambrì.
«Per dimagrire? Ma con la bilancia ora va bene. Bene ma non benissimo, diciamo. Quest’inverno ho infatti ripreso a fare attività fisica con costanza e anche a giocare a hockey con la mia squadra amatoriale dei Cardada Avalanche. Ho fatto anche qualche allenamento con la squadra di seconda lega dell’Ascona di Mauro Juri».

In pista c’è un po’ di rispetto per un giocatore dal passato importantissimo?
«No, per nulla - ha chiuso ridendo Duca - non ricevo trattamenti di favore, incasso qualche colpo e qualcuno lo do…».

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