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TESSA PRATI

Spazi pubblici, interessi privati?

Tessa Prati, co-presidente PS Lugano e granconsigliera PS
Spazi pubblici, interessi privati?
TiPress
Fonte RED
Spazi pubblici, interessi privati?
Tessa Prati, co-presidente PS Lugano e granconsigliera PS

C’è un problema che a Lugano si ripresenta con una regolarità quasi meccanica: uno spazio pubblico funziona davvero, generando aggregazione e cultura dal basso, ma prima o poi arriva il momento in cui smette di esistere così com’è.

Il caso più recente è il Lido San Domenico, oggi al centro di una petizione che chiede al Municipio di rivedere le proprie intenzioni. Ma è solo l’ultimo capitolo di una storia che ormai si conosce bene: quella di una carenza cronica di spazi accessibili, informali, che ospitano musica, arte, socialità e progettualità alternativa.

L’ennesimo luogo capace di aggregare centinaia di persone di età diverse che, per una ragione o l’altra, comprensibile o illecita, è a un passo dall’essere trasformato in qualcos’altro, o a sparire del tutto. Ogni volta che uno di questi luoghi chiude o cambia volto, si perde un posto dove si può stare e non solo consumare, ma anche una rete di relazioni e opportunità di lavoro.

Concretamente, al Lido San Domenico trovano oggi occupazione una ventina di persone del territorio, spesso con orari ridotti o flessibili, compatibili con gli studi o con percorsi professionali o di vita diversi; un tipo di impiego che altrove in città si trova a fatica.

La pressione immobiliare, la ricerca di redditività e una certa diffidenza istituzionale verso ciò che non si può controllare del tutto finiscono oggi per scoraggiare proprio le esperienze più vitali e diversificate. Su questo tema interviene anche la Carta della Gerra, sottoscritta da oltre 700 realtà e persone attive nella cultura indipendente ticinese. Il documento chiede da tempo di ripensare in modo strutturale come gli enti pubblici mettono a disposizione i propri spazi, riconoscendo il valore culturale e sociale di ciò che vi accade, e non solo quello economico o immobiliare.

Quindi la domanda va rivolta a chi amministra questi spazi: quando un luogo di questo tipo funziona, quali criteri vengono usati per deciderne il futuro? Se la pigione offerta o il progetto edilizio contano più della funzione sociale che quel luogo svolge, il risultato è prevedibile e si ripete ogni volta che uno spazio pubblico viene riassegnato o destinato a un nuovo progetto; proprio come sta accadendo ora, con i bandi pubblicati per il Lido San Domenico.

Che un’altra strada sia possibile, del resto, il Municipio l’ha già dimostrato: nel 2022 ha sostenuto la creazione a Lugano de "La Straordinaria", un grande spazio culturale che ha offerto per mesi la più ampia programmazione di cultura indipendente mai vista in Ticino. È la prova che, quando l’istituzione sceglie di collaborare invece che controllare, il risultato può essere davvero “straordinario”.

Sia Lugano sia il Cantone, negli ultimi anni, hanno anche riconosciuto pubblicamente la necessità di intervenire: mappature degli spazi, momenti di confronto con le realtà del territorio. Sono passi nella direzione giusta, ma restano intenzioni, finché non si traducono in scelte concrete nei bandi e nelle decisioni che riguardano gli spazi pubblici ancora esistenti o che vanno delineandosi. Il Lido San Domenico avrebbe potuto essere un esempio semplice di coerenza tra parole e fatti. Resta da vedere se lo sarà: dipenderà dai criteri con cui il Municipio di Lugano deciderà il suo futuro.

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