Cerca e trova immobili
KARIM SPINELLI

Castelli di Bellinzona infatti, e in fatti

Karim Spinelli, consigliere comunale PLR
Castelli di Bellinzona infatti, e in fatti
TIPRESS
Castelli di Bellinzona infatti, e in fatti
Karim Spinelli, consigliere comunale PLR

Avvicinandoci alla votazione comunale del 27 settembre sulla valorizzazione della Fortezza di Bellinzona, il confronto politico si fa comprensibilmente più intenso. È giusto che sia così: opinioni diverse, dubbi e sensibilità differenti appartengono a una democrazia viva.

Proprio per questo ritengo importante distinguere i fatti dalle valutazioni politiche e le previsioni dalle certezze. La politica permette il confronto e, attraverso gli strumenti della democrazia diretta, affida infine ai cittadini la decisione. Presenta però anche un rischio: semplificare questioni complesse fino a trasformare una preoccupazione, un’ipotesi o un’opinione in un fatto acquisito.

È una responsabilità che riguarda tutti noi che facciamo politica. Quando la decisione passa nelle mani dei cittadini, il nostro primo compito dovrebbe essere quello di fornire loro gli elementi più completi e corretti possibile.

Partiamo allora dall’oggetto sul quale voteremo. Il Messaggio municipale MM 1019 concerne la valorizzazione del patrimonio UNESCO «Tre castelli, murata e cinta muraria del borgo di Bellinzona». Licenziato dal Municipio il 19 novembre 2025, è stato approvato dal Consiglio comunale il 9 marzo 2026. La relativa risoluzione concede CHF 18’565’000 per la realizzazione della Fase 1A e CHF 496’000 per la progettazione della Fase 2.

Nel corso dell’esame parlamentare sono state affrontate anche questioni relative alla denominazione, all’accessibilità e alla futura gestione del complesso, alcune oggetto di specifici emendamenti sui quali il Consiglio comunale si è già espresso.

Anche l’iter referendario merita qualche considerazione. Una prima formulazione della domanda, che richiamava espressamente alcuni di questi aspetti, è risultata irricevibile ed è stata successivamente sostituita da una formulazione conforme alla legislazione comunale. Non lo ricordo per mettere in discussione la piena legittimità del referendum oggi sottoposto ai cittadini, ma perché anche gli strumenti della democrazia diretta comportano una responsabilità. Forma e sostanza, soprattutto di fronte a un progetto maturato attraverso anni di studi, decisioni istituzionali e investimenti pubblici, meritano entrambe rigore.

Il confronto può naturalmente rimettere in discussione anche decisioni già prese; dovrebbe però poter beneficiare degli approfondimenti, delle discussioni e delle decisioni che lo hanno preceduto, anziché ripartire ogni volta da zero.

Denominazione, accessibilità e governance restano temi legittimi. Sul piano istituzionale vanno però distinti dall’oggetto formale della decisione: il 27 settembre i cittadini saranno chiamati a confermare o respingere la risoluzione adottata dal Consiglio comunale sul MM 1019. È sul suo contenuto e sulle conseguenze di un Sì o di un No che dovrebbe concentrarsi anzitutto il confronto.

Mi scuso se torno su un concetto ripetuto più e più volte negli ultimi mesi. Confido che sia ormai sufficientemente chiaro, ma proprio perché continua a riaffiorare ritengo opportuno ribadirlo: Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro sono e resteranno i Castelli di Bellinzona. «Fortezza» non è un nuovo nome attribuito ai tre Castelli e non ne sostituisce la denominazione. Nell’ambito del progetto identifica il complesso fortificato nel suo insieme: i tre Castelli, la Murata e la cinta muraria. Lo dice lo stesso titolo del MM 1019. Non vi è quindi contraddizione: i Castelli resteranno i Castelli; «Fortezza» identifica il sistema fortificato nella sua globalità.

Anche la dimensione temporale conta. Il progetto non nasce oggi: studi e approfondimenti risalgono al 2014 e nel 2021 il Consiglio comunale ha approvato CHF 1,82 milioni per la progettazione definitiva. Al momento della votazione saranno trascorsi circa dodici anni dall’avvio del percorso. Le risorse pubbliche già impiegate non costituiscono, da sole, una ragione sufficiente per proseguire: il denaro già investito non può giustificare un progetto che non fosse più ritenuto valido. Deve però entrare nella valutazione complessiva insieme al lavoro svolto, allo stato di avanzamento della progettazione, ai finanziamenti prospettati e alle conseguenze economiche e temporali di un’eventuale riprogettazione. È sempre legittimo riconsiderare una scelta politica. Una decisione responsabile deve però tenere conto anche del percorso già compiuto e delle risorse pubbliche già investite.

Lo stesso vale per il cosiddetto «piano B». In caso di No sarebbe naturalmente possibile elaborare un progetto diverso. Non possiamo però sapere oggi a quali condizioni. Non vi è garanzia che una nuova soluzione possa conservare progettazione, finanziamenti e tempistiche dell’attuale progetto. Presentarla come una ripartenza priva di nuovi costi, ritardi, verifiche e decisioni istituzionali significherebbe trasformare una possibilità in una certezza che oggi non abbiamo.

Veniamo ai costi. La prudenza finanziaria è un principio che condivido pienamente. L’investimento ammonta a CHF 19,061 milioni: una cifra importante, della quale va però descritta correttamente anche la struttura finanziaria. Il piano contempla CHF 8 milioni di partecipazione cantonale, un contributo federale stimato tra CHF 2 e 4 milioni e una quota comunale residua di circa CHF 4,5 milioni, al netto dei CHF 3,5 milioni già previsti nell’ambito del progetto aggregativo.

La partecipazione cantonale di CHF 8 milioni ha già ottenuto l’avallo del Consiglio di Stato, che il 22 aprile 2026 ha licenziato il relativo messaggio al Gran Consiglio, cui spetta pronunciarsi definitivamente sul credito dopo la votazione comunale. Il contributo federale, stimato tra CHF 2 e 4 milioni, non è invece ancora acquisito.

Sono tutti soldi pubblici? Certamente. Ma ciò non significa che CHF 19,061 milioni siano a carico della Città di Bellinzona, né che un eventuale No renderebbe automaticamente disponibili alla Città 19 milioni per scuole, strade, impianti sportivi o altre opere. Non siamo di fronte a un’alternativa contabile fra «19 milioni per i Castelli» e «19 milioni per qualcos’altro».

Vi è inoltre una cautela importante: il Municipio ha precisato in sede commissionale che eventuali minori contributi esterni non verrebbero automaticamente compensati con ulteriori risorse comunali. Il progetto dovrebbe essere riformulato entro parametri compatibili con l’equilibrio finanziario oppure temporaneamente sospeso. Questa, a mio modo di vedere, è prudenza finanziaria concreta. Lo stesso rigore deve valere per visitatori, ricavi e ricadute economiche. Le cifre contenute in un business plan sono previsioni: non sono promesse e non sono garanzie.

Gli obiettivi sono ambiziosi ed è giusto dirlo. Nessuno può garantire oggi quanti visitatori avrà la Fortezza fra alcuni anni o quale sarà, al franco, l’indotto generato sul territorio. Ma l’esistenza di un margine d’incertezza non dimostra, di per sé, che una previsione sia irrealistica. Le proiezioni dovranno quindi essere confrontate con i risultati effettivi. Essere favorevoli al progetto non significa concedere una cambiale in bianco: costi, finanziamenti, visitatori, ricavi e ricadute dovranno essere monitorati e gli eventuali scostamenti dovranno condurre alle necessarie correzioni.

È un’impostazione coerente anche con gli strumenti elaborati in ambito UNESCO per la gestione dei beni del Patrimonio Mondiale, che pongono al centro un ciclo continuo di pianificazione, attuazione, monitoraggio e valutazione dei risultati.

È stato osservato che Bellinzona soffre ancora di un turismo prevalentemente di giornata: molti visitatori arrivano, visitano i Castelli e ripartono. Si richiamano inoltre un’offerta ricettiva e serale limitata e la necessità di creare esperienze capaci di prolungare la permanenza. Sono considerazioni sulle quali, almeno in parte, si può concordare. Ma proprio queste criticità costituiscono una delle ragioni per investire nella valorizzazione: migliorare l’offerta culturale ed espositiva, aprire nuovi spazi, raccontare meglio la storia del complesso e aumentarne l’attrattività.

Se il problema è che oggi il visitatore arriva, visita e riparte, rinunciare a migliorare l’offerta perché oggi il visitatore arriva, visita e riparte rischia di diventare un ragionamento circolare. Nessun progetto può garantire un pernottamento in più; creare maggiori ragioni per fermarsi è però una condizione ragionevole per cercare di raggiungere quell’obiettivo.

Nel valutare queste possibili ricadute è utile considerare anche la voce di chi opera quotidianamente sul territorio. GastroBellinzona Alto Ticino e GastroTicino hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno, individuando nella valorizzazione un’opportunità per rafforzare l’attrattività della destinazione e creare nuove occasioni per ristorazione, albergheria, commercio e servizi. Anche il comitato civico favorevole riunisce persone provenienti da diversi ambiti dell’economia e della società bellinzonese e dal settore turistico sono state espresse valutazioni positive sulle potenzialità di una Fortezza meglio integrata con il centro storico e con l’offerta del territorio.

Naturalmente, nessuna di queste prese di posizione garantisce che le previsioni si realizzeranno. Ma se discutiamo delle possibili ricadute sul turismo e sull’economia locale, è ragionevole tenere conto anche della valutazione di chi in quei settori opera ogni giorno.

«I nostri Castelli non sono soltanto pietre». Concordo. Sono storia, memoria, identità e appartenenza. Proprio perché non sono soltanto pietre, valorizzarli non significa semplicemente conservarne le murature: significa raccontarne la storia, renderla comprensibile alle nuove generazioni, creare contenuti culturali ed educativi, migliorare l’esperienza di chi li visita e mantenerli luoghi vivi.

I Castelli non devono essere valorizzati perché possono produrre fatturato. Devono essere tutelati e valorizzati per il loro valore storico, culturale e identitario; ciò non impedisce che una buona gestione possa produrre anche benefici per il territorio.

Anche sull’accessibilità è opportuno attenersi a quanto effettivamente previsto. Già oggi determinate aree e spazi espositivi sono soggetti a tassa. Con il progetto diventerebbero a pagamento anche la Corte del Castagno a Castelgrande e la galleria sotterranea della Murata, integrate nel percorso espositivo, mentre altri percorsi e spazi resterebbero liberamente accessibili. Per i domiciliati di Bellinzona il progetto propone espressamente l’accesso gratuito alla Corte interna di Castelgrande, secondo modalità ancora da definire, ad esempio attraverso la tessera Bellinzona360.

Non siamo quindi di fronte alla semplice alternativa fra Castelli «liberi» oggi e Castelli «a pagamento» domani, ma alla ricerca di un equilibrio fra accessibilità, tutela del patrimonio, qualità dell’offerta e sostenibilità della gestione. Non ritengo che il progetto sia perfetto, né credo gli si renda un buon servizio sostenendo che ogni previsione si realizzerà esattamente come prospettato o che ogni interrogativo abbia già trovato risposta. Vi sono margini d’incertezza, aspetti ancora da definire e risultati che potranno essere misurati soltanto nel tempo.

È proprio qui che dovrebbe stare la responsabilità della politica: riconoscere ciò che non sappiamo ancora, senza trasformarlo né in una promessa né in una certezza negativa.

Il 27 settembre voterò Sì. Non perché considero il progetto immune da criticità, ma perché, mettendo sulla bilancia il percorso iniziato nel 2014, il lavoro e le risorse già investiti, lo stato di avanzamento della progettazione, il quadro dei cofinanziamenti cantonali e federali e le opportunità culturali, turistiche ed economiche, ritengo più responsabile proseguire quanto costruito, accompagnandolo con un controllo rigoroso della sua attuazione e dei risultati.

Un Sì, per me, non significa una cambiale in bianco. Significa investire, verificare e, laddove necessario, correggere. E, permettetemi di concludere tornando per l’ultima volta sul punto dal quale siamo partiti: i Castelli resteranno i Castelli. La vera domanda è come vogliamo conservarli, viverli e valorizzarli nei prossimi decenni.

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE