Importante non basta più!

Paolo Ortelli, deputato PLRT
Scrivere del proprio partito è un esercizio delicato. Ma proprio la lunga appartenenza dovrebbe consentire, e forse imporre, qualche domanda. Non per alimentare discussioni interne, ma perché credo che il PLR continui ad avere molto da dare al Ticino. A condizione di partire dalla domanda giusta: quale Ticino vogliamo costruire nei prossimi vent’anni? Il PLR rimane una delle principali forze politiche cantonali. Ha competenze, amministratori, presenza sul territorio e personalità capaci di raccogliere consenso. Eppure alla sua forza elettorale sembra non corrispondere più quella centralità politica che per decenni ne ha caratterizzato la storia. Perché si può essere ancora un partito importante senza essere più percepiti come necessario. Storicamente il PLR non si è mai limitato ad amministrare. Aveva un’idea del Cantone. Scuola, istituzioni, economia, infrastrutture, territorio: dietro le sue scelte era riconoscibile un progetto. È questa capacità di comunicarlo che oggi va ritrovata. Le prese di posizione sui singoli dossier non mancano. Ma viviamo nell’epoca della reazione permanente: comunicati, iniziative, social, dichiarazioni, campagne continue. Produciamo moltissime posizioni, ma fatichiamo maledettamente a trasmettere un pensiero politico riconoscibile. Un grande partito non può limitarsi a reagire ma deve indicare una direzione.
C’è poi una definizione che ci accompagna da sempre: siamo il partito dell’economia. Bene. Ma di quale economia stiamo parlando? Quella ticinese non è un blocco omogeneo né la somma degli interessi organizzati. È fatta di chi investe e rischia, ma anche e soprattutto di chi lavora, si forma e vorrebbe ancora costruire qui il proprio futuro. Essere il partito dell’economia significa creare le condizioni perché tutto questo possa svilupparsi. Perché c’è una bella differenza tra essere il partito dell’economia ed essere un partito che ha un’idea di economia.
Una società che invecchia, giovani che cercano altrove opportunità, famiglie confrontate con costi crescenti, imprese alla ricerca di personale qualificato e uno Stato sempre più articolato e costoso non possono essere affrontati inseguendo un’emergenza dopo l’altra. Serve una rotta.
In una stagione di frammentazione, personalizzazione e posizionamento permanente, troppe energie rischiano di essere assorbite dalla politica stessa. Mediazioni e pluralismo sono parte della democrazia certo, ma non possono sostituire la capacità di scegliere e costruire un progetto. La domanda decisiva quindi, non dovrebbe essere “chi?”, ma “per fare cosa?”.
In questi anni non ho sempre condiviso le scelte del mio partito. Ma credo che appartenenza non significhi rinunciare al dubbio e che si possa essere fedeli a una storia politica interrogandosi sul suo futuro. Non servono processi né nostalgie, ma priorità e una direzione.
Avvicinandoci a una nuova , per certi versi, irripetibile stagione politica, la domanda non è soltanto come far ben alle prossime elezioni, ma quale Ticino vogliamo costruire e quale contributo può dare il PLR. È su questo che si misurerà la sua necessità: sulla capacità di non essere soltanto un buon amministratore del Ticino che abbiamo, ma di tornare a essere uno dei principali costruttori del Ticino che ancora non esiste.
Paolo Ortelli
Deputato PLRT




