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MICHELA CHRISTEN

I nostri Castelli non sono soltanto pietre

Michela Christen, Il Noce.
I nostri Castelli non sono soltanto pietre
MICHELA CHRISTEN
I nostri Castelli non sono soltanto pietre
Michela Christen, Il Noce.

Il 27 settembre non saremo chiamati semplicemente a mettere una croce su una scheda. Saremo chiamati a decidere quale valore vogliamo dare alla nostra storia e al rapporto che vogliamo continuare ad avere con uno dei simboli più importanti di Bellinzona.

Castel Grande, Montebello, Sasso Corbaro, la Murata e la cinta muraria non sono soltanto un insieme di edifici antichi. Fanno parte dell'identità di Bellinzona e del Ticino, della nostra memoria e di ciò che abbiamo ricevuto dalle generazioni che ci hanno preceduto.

È vero: le città cambiano, le esigenze evolvono e anche il nostro patrimonio deve poter vivere nel presente. Ma cambiare non significa necessariamente migliorare. E valorizzare non significa dover trasformare ogni luogo in qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato.

È anche per questo che credo sia importante che il 27 settembre ogni cittadina e ogni cittadino avente diritto di voto partecipi a questa decisione.

Troppo spesso sentiamo dire: «Ci sono cose più importanti» oppure «Tanto non cambia nulla».

È proprio quando pensiamo che il nostro voto non serva che rischiamo di lasciare che siano altri a decidere al posto nostro. La democrazia ci offre invece la possibilità di esprimerci, anche quando non siamo d'accordo con una decisione già presa dalle istituzioni.

E questa possibilità, in questo caso, è stata conquistata grazie a migliaia di persone.

Per il referendum “Salviamo i nostri Castelli” sono state consegnate 4’650 firme. Di queste, 3’738 sono state dichiarate valide. Dietro quei numeri ci sono migliaia di cittadine e cittadini che, firmando, hanno detto una cosa molto semplice: «Questa decisione riguarda anche me e voglio poter dire la mia».

Ora quella possibilità l'abbiamo tutti.

Una delle domande che mi pongo riguarda l'accessibilità dei Castelli. Già oggi alcune parti del complesso sono a pagamento. Con il nuovo progetto diventerebbero soggette a pagamento anche la Corte interna di Castel Grande e la galleria sotterranea della Murata, oggi liberamente accessibili. Per i domiciliati è prevista una forma di gratuità, le cui modalità devono ancora essere definite e non sono certe.

Ma la questione, per me, va oltre il prezzo di un biglietto. La domanda è quale rapporto vogliamo mantenere tra questi luoghi e la comunità che li vive.

I Castelli non sono soltanto una destinazione turistica. Sono luoghi nei quali siamo cresciuti, nei quali abbiamo passeggiato, accompagnato i nostri figli, incontrato persone e vissuto momenti della nostra città.

Sono un patrimonio pubblico che abbiamo ricevuto dal passato e che un giorno consegneremo a chi verrà dopo di noi. Per questo guardo con preoccupazione anche alla scelta di affidare la futura gestione del sito a una fondazione. Non perché una fondazione sia necessariamente qualcosa di negativo, ma perché quando si parla di un patrimonio pubblico di questa importanza credo che trasparenza, controllo pubblico e responsabilità democratica debbano rimanere centrali.

Essere contrari a questo progetto non significa essere contro la cultura. Non significa essere contro il turismo. E non significa neppure voler lasciare i Castelli immobili nel tempo. Al contrario.

I nostri Castelli devono vivere. Devono essere curati, conosciuti, visitati e valorizzati. Devono continuare ad attirare persone da fuori Bellinzona e, nello stesso tempo, rimanere profondamente legati a chi Bellinzona la vive ogni giorno.

Ma valorizzare un patrimonio non significa necessariamente trasformarlo in un prodotto. Il riconoscimento UNESCO non rende questi luoghi importanti soltanto perché possono attirare più visitatori. Il loro valore nasce dalla storia che rappresentano, dalla loro unicità e dal legame che hanno costruito nei secoli con il territorio e con le persone.

Per questo il 27 settembre abbiamo una responsabilità. Possiamo essere favorevoli o contrari. Possiamo avere opinioni differenti. Ma non lasciamo che sia l'indifferenza a decidere al posto nostro. Non diciamo «tanto non cambia nulla».

Questa volta il nostro voto può cambiare molto. Io voterò NO perché credo che i Castelli di Bellinzona possano essere valorizzati senza perdere quel rapporto diretto con la comunità che li ha custoditi e vissuti per generazioni.

Perché non sono semplicemente mura, torri e pietre. Sono parte della nostra storia.

E la storia, come ci ricordava Francesco Chiesa già nel 1914, significa anche «tramandare di padre in figlio le tradizioni più sincere e continuamente arricchirle». Le tradizioni non si conservano fermando il tempo. Si custodiscono, si arricchiscono e si consegnano al futuro senza dimenticare a chi appartengono.

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