La credibilità della politica: prima il Paese, poi tutto il resto

di Elio Del Biaggio
di Elio Del Biaggio
La politica, prima ancora di essere programmi, partiti, slogan o promesse, è una questione di credibilità.
E la credibilità non si proclama: si costruisce nel tempo, attraverso comportamenti, scelte e coerenza. Chi assume una responsabilità pubblica dovrebbe considerarla innanzitutto un servizio alla comunità, non un’occasione per affermare sé stesso. Ma quali qualità dovremmo pretendere da chi ci rappresenta?
Onestà, modestia, capacità, professionalità, esempio e serietà. L’onestà dovrebbe essere il punto di partenza. Chi amministra il bene pubblico deve sapere che ogni decisione riguarda risorse, diritti e futuro dei cittadini che gli hanno affidato una responsabilità. L’interesse personale, quello del proprio gruppo o degli amici non può mai venire prima dell’interesse collettivo.
E qui entra anche un tema spesso affrontato con imbarazzo: guadagni e privilegi della politica. È giusto che chi assume importanti responsabilità pubbliche riceva un compenso adeguato. La politica non deve diventare un’attività riservata soltanto a chi dispone già di grandi mezzi economici. Ma una retribuzione proporzionata alla responsabilità è una cosa: trasformare la politica in una fonte di privilegi, vantaggi personali o rendite è un’altra. Il punto, quindi, non è soltanto quanto guadagna un politico, ma il rapporto tra ciò che riceve e ciò che restituisce alla collettività. Più sono grandi le responsabilità, i compensi e i benefici legati a un incarico, più devono essere elevati gli standard di competenza, trasparenza e comportamento. Ogni franco pubblico deve essere trattato con rispetto e ogni privilegio deve essere giustificato dalla funzione, non dalla persona.
La modestia non significa chiedere ai politici di vivere in povertà. Significa non perdere il contatto con la realtà quotidiana dei cittadini: con chi fatica ad arrivare a fine mese, con i giovani che cercano opportunità, con le famiglie che devono fare i conti con costi sempre più pesanti.
La capacità e la professionalità, poi, sono indispensabili. Governare non significa soltanto comunicare o raccogliere consenso: significa conoscere i problemi, studiare le soluzioni, scegliere persone competenti e assumersi la responsabilità delle decisioni. Esempio e serietà dovrebbero essere altrettanto importanti: chi ricopre un incarico pubblico deve essere il primo a dare il buon esempio, rispettando le regole che chiede agli altri di rispettare, mantenendo ciò che promette, evitando di trasformare ogni problema in uno spettacolo e avendo il coraggio di dire anche dei “no” quando sono necessari. Soprattutto, chi fa politica dovrebbe ricordare una regola semplice: prima viene il Paese, poi il partito, il proprio ruolo, la propria carriera, i propri interessi e le proprie amicizie.
Quando questa gerarchia si capovolge, la politica perde la sua funzione. Nascono favoritismi, appartenenze e una distanza sempre maggiore tra cittadini e istituzioni. E quando si diffonde la convinzione che contino più le conoscenze dei diritti, più l’appartenenza del merito e più l’amicizia della competenza, si incrina la fiducia nella democrazia stessa.
Non dobbiamo però confondere la politica con il sospetto permanente. Una democrazia ha bisogno di persone disposte a impegnarsi e ad assumersi responsabilità. Ma proprio perché la politica comporta potere, visibilità, remunerazione e talvolta importanti vantaggi personali, deve essere accompagnata da un livello ancora maggiore di responsabilità e trasparenza.
Forse dovremmo tornare a giudicare chi ci rappresenta con domande semplici: Chi sono e da dove vengono? Quanto sono capaci e preparati? Come si mostrano e come si comportano? Come gestiscono il denaro pubblico? Quali vantaggi ottengono dal loro incarico? Sono trasparenti? E cosa fanno quando l’interesse del Paese entra in conflitto con il proprio?
È lì che si misura la vera credibilità.
Un buon politico non è necessariamente quello che parla meglio, che appare di più o che vince ogni discussione. È quello che comprende che la carica pubblica non è una rendita personale, il denaro pubblico non è denaro di nessuno e il potere non è un privilegio: è una responsabilità temporaneamente affidata dai cittadini.
E alla fine, il cittadino non chiede necessariamente politici poveri, né persone senza ambizioni. Chiede politici onesti, competenti e seri: capaci di mettere l’ambizione personale dopo l’interesse collettivo e i fatti prima delle parole.
Perché la politica, prima di tutto, dovrebbe ricordare una cosa tanto semplice quanto fondamentale: prima il bene del Paese, poi il proprio.




