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CORRADO AMATO

Propaganda russa? No: difendere la neutralità significa difendere la Svizzera

Corrado Amato
Propaganda russa? No: difendere la neutralità significa difendere la Svizzera
Corrado Amato
Fonte CORRADO AMATO
Propaganda russa? No: difendere la neutralità significa difendere la Svizzera
Corrado Amato

In vista della votazione del 27 settembre, chi sostiene l’Iniziativa sulla neutralità viene talvolta accusato di fare il gioco della propaganda russa o di voler mettere in discussione i rapporti della Svizzera con l’Occidente. Ma ridurre una questione fondamentale per il nostro Paese a una semplice etichetta significa evitare il vero problema: quale Svizzera vogliamo lasciare alle prossime generazioni?

La questione è semplice: la Svizzera deve continuare a essere un Paese neutrale, indipendente e sovrano, capace di decidere autonomamente la propria politica estera e di sicurezza.

La neutralità non significa isolarsi dal mondo, né rinunciare alla collaborazione internazionale. Significa poter mantenere una posizione autonoma, dialogare con tutti e, quando necessario, offrire i propri buoni uffici per favorire la pace. È una tradizione che ha accompagnato la Svizzera per generazioni e che rappresenta anche uno strumento di sicurezza e indipendenza. Il Consiglio federale stesso riconosce che la neutralità tutela sicurezza, indipendenza e prosperità del nostro Paese.

Perché allora dovremmo rinunciare a questa posizione?

Oggi vediamo crescere le tensioni internazionali e la contrapposizione tra grandi potenze. In una situazione simile, una Svizzera chiaramente schierata rischierebbe di perdere proprio quella funzione di Paese indipendente e credibile che le ha permesso, storicamente, di mantenere rapporti con realtà diverse e di offrire il proprio contributo alla diplomazia.

E non dimentichiamo che le decisioni prese oggi avranno conseguenze soprattutto sui nostri giovani. Saranno loro a vivere in un’Europa e in un mondo sempre più segnati da tensioni geopolitiche, economiche e militari.

Non è quindi una questione di essere filorussi, filoamericani o filoeuropei. È una questione di essere filosvizzeri.

La Svizzera deve poter decidere da sola. Non vogliamo che decisioni fondamentali sulla nostra sicurezza, sulla nostra politica estera o sull’impiego delle nostre risorse vengano determinate da organismi sovranazionali sui quali il cittadino svizzero ha un’influenza limitata.

Troppo spesso ci viene detto: «Non succederà». Ma la democrazia ci insegna che le decisioni devono essere valutate per ciò che possono comportare nel lungo periodo, non soltanto per le rassicurazioni del momento.

Guardiamo anche a quanto è accaduto in Islanda. Il 29 agosto gli islandesi hanno respinto, con il 52,8% dei voti, la proposta di riaprire i negoziati per l’adesione all’Unione Europea, con un’affluenza dell’82,5%. Non hanno scelto di chiudersi al mondo: hanno scelto di mantenere il controllo sulle proprie decisioni.

È un messaggio che merita di essere ascoltato.

Il 27 settembre abbiamo dunque l’opportunità di riaffermare un principio fondamentale: la Svizzera deve rimanere padrona del proprio destino.

Per la nostra indipendenza.

Per la nostra sovranità.

Per la pace.

E soprattutto per il futuro dei nostri giovani.

Il 27 settembre votiamo SÌ all’Iniziativa sulla neutralità.

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