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Kevin Pidò

Cadenazzo, tutti fermi al rosso: l’esperimento da milioni di franchi!

Il nuovo sistema semaforico di Cadenazzo sarà valutato sul campo tra dubbi e promesse di rivoluzione della mobilità.
Cadenazzo, tutti fermi al rosso: l’esperimento da milioni di franchi!
KP
Fonte Kevin Pidò
Cadenazzo, tutti fermi al rosso: l’esperimento da milioni di franchi!
Il nuovo sistema semaforico di Cadenazzo sarà valutato sul campo tra dubbi e promesse di rivoluzione della mobilità.

CADENAZZO - Sabato 29 agosto si accenderanno i primi semafori del nuovo sistema di gestione del traffico a Cadenazzo. Dopo anni di discussioni, cantieri e milioni investiti, finalmente arriva il momento della verità. O, più precisamente, il momento dell'esperimento.

Perché una cosa deve essere detta senza giri di parole: oggi nessuno può garantire che questa rivoluzione funzionerà davvero. Lo conferma indirettamente la stessa USTRA. I nuovi impianti dovranno essere monitorati e regolati nelle prime settimane sulla base del traffico reale. E i benefici complessivi, secondo l'Ufficio federale delle strade, saranno percepibili soltanto da dicembre, quando entrerà in funzione anche il semaforo presso la stazione di Cadenazzo.

Il sistema completo sull'asse Cadenazzo-Quartino arriverà addirittura entro la fine del 2027.Insomma: prima cambiamo la viabilità, poi vediamo se abbiamo azzeccato la soluzione.È una logica quantomeno discutibile. Per anni agli automobilisti è stato detto che le rotonde rappresentavano una soluzione efficace per fluidificare il traffico.

Ora una rotonda viene sostituita da un incrocio semaforico e ci viene spiegato che la tecnologia renderà tutto più efficiente. Ma c'è una domanda banale che nessun algoritmo può cancellare: quando arrivano migliaia di automobili contemporaneamente, dove finiscono tutte queste automobili? Perché il traffico non scompare premendo un pulsante. Si può regolare. Si può spostare. Si può distribuire. Ma se la capacità della rete stradale non è sufficiente, il rischio è semplicemente quello di trasferire le code da un punto all'altro.

E se questo dovesse accadere, non saranno i progettisti a rimanere bloccati nel traffico alle sette e mezza del mattino. Saranno i lavoratori, i pendolari, gli autotrasportatori, gli artigiani, le aziende e le famiglie che ogni giorno devono attraversare il Piano di Magadino. A loro non interessa sapere quanto siano sofisticati i sensori. A loro interessa arrivare al lavoro in orario.

Il progetto complessivo A13 Bellinzona Sud-Riazzino si estende per 9,7 chilometri e vale circa 40 milioni di franchi, interamente a carico della Confederazione. Circa il 20% riguarda il nuovo sistema di gestione autoregolata del traffico, mentre il resto è destinato soprattutto a interventi di manutenzione. Quaranta milioni meritano qualcosa in più di una promessa. Meritano risultati misurabili. E soprattutto meritano che, se il sistema dovesse fallire, qualcuno abbia il coraggio di riconoscerlo. Perché il vero pericolo è che la parola “intelligente” diventi uno scudo dietro cui nascondere eventuali problemi.

Se domani si formeranno colonne interminabili, ci verrà spiegato che bisogna “ottimizzare” gli impianti. Se dopodomani il problema persisterà, si dirà che il sistema deve ancora essere “calibrato”. E se tra un anno le code saranno ancora lì, magari qualcuno ci dirà che occorre aspettare il completamento del tratto fino a Quartino.Sempre aspettare. Sempre sperimentare. Sempre modificare. Nel frattempo, però, la gente continua a perdere tempo. Per questo sarebbe opportuno introdurre fin da subito una verifica pubblica e trasparente: tempi medi di percorrenza, lunghezza delle code, tempi di attesa ai semafori, traffico sulle strade secondarie e confronto con la situazione precedente.

Numeri alla mano, senza slogan e senza propaganda. Perché se questi semafori sono davvero intelligenti, dovranno dimostrarlo. E se invece fra qualche mese scopriremo che abbiamo semplicemente sostituito le colonne davanti alle rotonde con colonne davanti ai semafori, allora bisognerà avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: non sarebbe una rivoluzione della mobilità, ma un clamoroso fallimento della pianificazione.

Cadenazzo non ha bisogno di diventare un laboratorio permanente. Il Ticino non ha bisogno di altre promesse sulla carta.E gli automobilisti non hanno bisogno di sentirsi dire che devono avere ancora pazienza. Hanno bisogno di strade che funzionino.Da sabato comincia la prova. E questa volta non saranno i comunicati ufficiali a stabilire se il progetto è un successo.Lo diranno le code. Lo diranno i tempi di percorrenza. Lo diranno soprattutto gli automobilisti.
E se il traffico resterà paralizzato, sarà difficile continuare a chiamarli “semafori intelligenti”.

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