«Furia cieca e inarrestabile». Chiesti 9 anni

La procuratrice Petra Canonica Alexakis parla di vendetta, gelosia e «mancanza di autocontrollo». Chiesta anche l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni.
LUGANO - «O sei con lui o contro di lui. Per l’imputato non c’è spazio per le mezze misure».
È di 9 anni di reclusione, oltre a novanta aliquote giornaliere, la richiesta di pena nei confronti di un 53enne italiano, accusato in via principale di duplice tentato omicidio intenzionale per i fatti di Gravesano. Chieste anche l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni e l’imposizione di un trattamento ambulatoriale.
«Vendetta, gelosia e orgoglio personale»
«Si tratta di una colpa molto grave», ha spiegato nella sua requisitoria la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. L’uomo «ha agito per vendetta, gelosia e orgoglio personale, rifiutandosi di capire e accettare la realtà, dimostrando pericolosità e mancanza di autocontrollo preoccupanti, oltre all’assenza di rimorso».
La pp ha sottolineato come, secondo l’imputato, la responsabilità di quanto accaduto sia dell’ex moglie, che lo avrebbe trasformato «in un mostro». A testimoniarlo sarebbero anche alcune telefonate dal carcere risalenti a un mese fa (l’uomo è in detenzione dal 24 settembre dello scorso anno, ndr). «Non c’è una vera assunzione di responsabilità».
Contestata la ricostruzione dell'imputato
Secondo l’accusa, nonostante quanto dichiarato in aula, l’uomo «è ancora oggi pieno di rabbia e rancore». Contestata quindi la ricostruzione fornita dall’imputato: durante la colluttazione, secondo la pp, avrebbe aggredito prima il compagno dell’ex moglie e poi il cognato, colpendolo al volto con il bastone. «L’imputato non è credibile quando dice di aver preso» l’arma «solo a scopo difensivo».
Quanto accaduto sarebbe «figlio di un comportamento lungo mesi», segnato da «un’escalation di insulti e minacce: se non ci fosse stato l’ex cognato, ora ci troveremmo a giudicare fatti ancora più gravi».
«Furia inarrestabile»
Secondo l’accusa, l’imputato sarebbe stato mosso «da una furia cieca e inarrestabile», al punto da non rendersi nemmeno conto di essere stato accoltellato al costato.
L’uomo, lo ricordiamo, è accusato anche di lesioni gravi e semplici, coazione e minaccia, oltre a ingiuria, ascolto e registrazione di conversazioni estranee e abuso di impianti di telecomunicazioni. Il 53enne avrebbe inoltre pedinato l’ex coniuge e fatto «un esteso uso di dispositivi di sorveglianza installati in varie zone della casa e nel veicolo della moglie», con l’obiettivo di controllarla.
«Mentalità malata applicata alle relazioni»
I rappresentanti degli accusatori privati, Demetra Giovannettina e Mario Branda, rispettivamente dell’ex cognato e del compagno dell’ex moglie, hanno evidenziato come le ossessioni del 53enne abbiano condizionato la vita delle persone che gli stavano intorno, senza che lui ne fosse consapevole. «Un uomo che non riesce a staccarsi da una mentalità malata applicata alle relazioni». Il processo riprenderà domattina con l'arringa della difesa.




Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!