Fra i dispersi c'è anche uno svizzero

Si aggrava il bilancio della tragica alluvione-lampo in Nepal. 332 i morti accertati e più di 1'300 le persone di cui non si ha più traccia.
Si aggrava il bilancio della tragica alluvione-lampo in Nepal. 332 i morti accertati e più di 1'300 le persone di cui non si ha più traccia.
La portata della catastrofe che ha colpito la regione di confine tra Nepal e Tibet, a seguito di una violenta colata di detriti, si sta delineando solo gradualmente.
Le autorità cinesi parlano ormai di oltre mille dispersi, mentre anche in Nepal si contano centinaia di persone scomparse, tra cui numerosi turisti. Finora si registrano almeno 332 vittime(ultimo aggiornamento) e oltre 1300 dispersi. È ormai chiaro che il bilancio sia destinato ad aumentare.
Disperso un cittadino svizzero
Tra loro, stando a un elenco pubblicato sui social media dall’Ente turistico nepalese, vi è anche un cittadino svizzero. La presenza di un cittadino elvetico è confermata anche dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), che tuttavia precisa di non essere ancora riuscito a stabilire un contatto con la persona. Sono state quindi avviate le ricerche nell’ambito della protezione consolare, in collaborazione con le rappresentanze svizzere a Kathmandu e Pechino.
Sempre secondo il DFAE, al momento sono circa 20 i viaggiatori registrati sull’app Travel Admin, mentre circa 120 persone risultano iscritte allo Swiss Abroad Register. Non è tuttavia possibile stabilire quante di queste si trovino effettivamente nella regione interessata dalla frana. Al momento, inoltre, non risultano segnalazioni di cittadini svizzeri feriti o deceduti. Le verifiche sono in corso e i rappresentanti elvetici a Kathmandu sono in contatto con le autorità locali competenti.
Gli altri che mancano all'appello
Tra gli assenti ci sono anche due cittadini italiani. Nella lista figurano poi 65 turisti statunitensi e 53 ucraini, oltre a 51 cittadini della Malesia, 35 dell'Australia, 33 del Regno Unito e 25 del Canada. Risultano dispersi anche nove visitatori di Singapore, otto ciascuno di Germania e Russia e sei ciascuno di Lettonia e Sudafrica.
Cinque cittadini di Giappone e Nuova Zelanda risultano irreperibili, insieme a quattro francesi e tre cittadini ciascuno di Belgio e Spagna.
Inoltre, mancano all'appello due cittadini ciascuno di Bielorussia, Irlanda, Kazakistan, Paesi Bassi e Portogallo. Infine, nell'elenco figura un cittadino ciascuno di Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Filippine, Serbia, Svezia e Svizzera.
SITUATION UPDATE- 3
— Nepal Tourism Board (@nepaltourismb) August 27, 2026
Bhotekoshi Flash Flood
August 27, 2026 pic.twitter.com/CO8MGUzzBq
«Dieci volte più grande della frana di Blatten»
Interpellato dalla SRF, Christian Huggel - professore di Ambiente e Clima all’Università di Zurigo - ha analizzato l’evento utilizzando immagini satellitari. Secondo le sue valutazioni, la catastrofe può essere resa più comprensibile attraverso un confronto con la Svizzera: la frana che ha originato la colata sarebbe stata almeno dieci volte più grande di quella avvenuta a Blatten l’anno scorso.
Huggel si è detto scioccato di fronte alle immagini provenienti dal Nepal, sottolineando la potenza delle colate e delle inondazioni che hanno travolto la valle. L’ipotesi attuale è che l’origine della catastrofe sia da attribuire a una gigantesca frana che ha trascinato con sé grandi quantità di ghiaccio e parte di un ghiacciaio, generando così la devastante colata.
AFPA sx la frana a Blatten; a dx quella tra Nepal e Tibet.Il professore è coinvolto in un progetto internazionale, promosso dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), finalizzato allo sviluppo di un sistema di allerta precoce nella regione himalayana. L’obiettivo è rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici in Nepal e migliorare la gestione dei rischi legati ai disastri naturali, con particolare attenzione all’area dell’Everest. Una delle priorità è la pianificazione di sistemi di allarme tempestivo, la cui assenza o mancato funzionamento ha avuto conseguenze tragiche nell’evento attuale. Huggel sottolinea che solo una stretta collaborazione tra scienza, tecnologia, istituzioni, autorità e popolazione può prevenire simili tragedie in futuro.
Per sviluppare un efficace sistema di allerta, è fondamentale comprendere a fondo i processi naturali coinvolti. Nel caso specifico, si tratta di straripamento di laghi glaciali, fenomeno particolarmente diffuso nell’Himalaya e potenzialmente in grado di provocare inondazioni devastanti. A questi rischi si aggiungono le piene monsoniche, le valanghe di roccia e ghiaccio e i grandi colamenti detritici, tutti eventi amplificati dalla conformazione ripida e dall’elevato dislivello della regione.
La recente colata ha lasciato una scia di distruzione per oltre 100 chilometri, una distanza paragonabile a quella tra Blatten e il Lago di Ginevra. Per riconoscere tempestivamente i pericoli, sono necessari strumenti adeguati e una stretta collaborazione con le autorità e le comunità locali, affinché la popolazione sappia come e quando mettersi in salvo.
Ai cittadini svizzeri attualmente presenti nella zona si consiglia di seguire le istruzioni delle autorità locali. In caso di emergenza, è possibile contattare la linea di assistenza del DFAE di Berna 24 ore su 24 al numero +41 800 24 7 365 / +41 58 465 33 33 o via e-mail all'indirizzo helpline@eda.admin.ch. Le informazioni di viaggio relative al Nepal sono state aggiornate di conseguenza e pubblicate sul sito web dell'Ambasciata svizzera in Nepal.








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