580 opportunità di lavoro in meno per i residenti: possiamo davvero permettercelo?

Lorenzo Onderka, sostenitore di Avanti con Ticino&Lavoro
Saremo presto chiamati a votare sull’iniziativa che propone di ridurre l’organico dell’Amministrazione cantonale di circa 580 unità. Il tema viene normalmente presentato come una questione di dimensionamento dello Stato, efficienza e sostenibilità delle finanze pubbliche.Sono questioni legittime. Ma c’è un’altra domanda: che cosa significa questa scelta per il mercato del lavoro ticinese e, in particolare, per i nostri residenti?
Una precisazione è importante: i 580 posti non verrebbero cancellati attraverso altrettanti licenziamenti. La riduzione avverrebbe principalmente sfruttando il normale ricambio del personale: chi lascia l’Amministrazione non verrebbe necessariamente sostituito. Il risultato, però, è che 580 opportunità professionali oggi disponibili anche per chi vive e si forma in Ticino verrebbero progressivamente a mancare.
E allora: il Ticino può permetterselo? Da troppo tempo il nostro Cantone vive un mercato del lavoro fortemente condizionato dalla differenza di costo della manodopera. Il ricorso ai lavoratori frontalieri è diventato strutturale in molti settori, mentre il lavoro interinale ha contribuito a rendere più precari numerosi percorsi professionali.
Molti giovani ticinesi, terminata la formazione, guardano oltre Gottardo alla ricerca di condizioni professionali e salariali più interessanti. È un fenomeno che merita attenzione, in un Cantone confrontato con una natalità molto bassa e un progressivo invecchiamento della popolazione. Se vogliamo che i nostri giovani possano costruire anche qui il proprio futuro, dobbiamo preoccuparci delle opportunità professionali che il Ticino offre loro. È in questo contesto che la proposta dei 580 posti assume un significato più ampio.
Piero Marchesi, primo promotore dell’iniziativa, ha costruito una parte importante della propria attività politica attorno al principio di «prima i nostri» e alla difesa dei residenti nel mercato del lavoro. Ora si appresta a entrare nel Consiglio di Stato, dove sarà chiamato a contribuire alle decisioni che riguardano il futuro del Cantone.
Ma Marchesi non è solo. A sostenere l’iniziativa ci sono anche importanti rappresentanti dell’economia ticinese, tra cui la Cc-Ti e AITI. Anche Cristina Maderni, deputata in Gran Consiglio e tra i promotori dell’iniziativa, ha legato il proprio nome a questa scelta.
Ed è proprio qui che nasce la domanda. Se questi 580 posti nel settore pubblico devono venire meno, quale politica intendono promuovere Marchesi e le forze politiche ed economiche che sostengono l’iniziativa affinché almeno altrettante opportunità vengano create nell’economia privata ticinese per i residenti, con condizioni salariali e contrattuali dignitose e in grado di competere con quelle offerte dal settore pubblico?
Non si tratta di difendere a priori il posto pubblico. Si tratta di chiedersi quale mercato del lavoro vogliamo costruire e quali opportunità vogliamo offrire ai giovani che oggi si stanno formando qui. Ridurre di 580 unità l’organico cantonale può essere una scelta di politica finanziaria. Ma se quelle 580 opportunità vengono meno, deve esserci anche una responsabilità politica ed economica nel favorire la creazione di nuove opportunità per i residenti.
Prima di decidere come votare, credo che noi cittadini abbiamo diritto a una risposta.



