MPS scrive al Governo: «Zali si astenga dalle attività di consigliere di Stato»

Zali «dimissionario ma ancora formalmente in carica fino alla fine di settembre», per l'MPS la «situazione è problematica» e rilancia sulla credibilità delle istituzioni.
Zali «dimissionario ma ancora formalmente in carica fino alla fine di settembre», per l'MPS la «situazione è problematica» e rilancia sulla credibilità delle istituzioni.
BELLINZONA - Il segretariato dell'MPS ha scritto nel tardo pomeriggio di ieri alla presidente del Consiglio di Stato in merito alla permanenza in carica del consigliere di Stato dimissionario Claudio Zali fino alla fine di settembre. Nella lettera, firmata da Giuseppe Sergi, l'MPS solleva una questione legata alla «tutela della credibilità delle istituzioni» e chiede al Governo di intervenire durante questa fase di transizione.
Il segretariato afferma di essere consapevole che Zali abbia rinunciato a esercitare alcune responsabilità, tra cui quella relativa al corpo di polizia, ma ritiene che ciò «non modifica il dato sostanziale»: fino alla sua uscita definitiva dall'Esecutivo, scrive l'MPS, Zali rimane consigliere di Stato e conserva la possibilità di esercitare le prerogative legate alla sua funzione.
Una situazione che l'MPS considera problematica «alla luce delle inchieste della magistratura e delle vicende nelle quali il consigliere di Stato è coinvolto». Nella lettera viene precisato che non vi è l'intenzione di «sostituirsi alla magistratura né formulare anticipazioni sull'esito dei procedimenti». Secondo il segretariato, tuttavia, accanto alla dimensione giudiziaria esiste «una questione politica e istituzionale che il Governo non può ignorare: la fiducia nelle istituzioni e la necessità di preservarne la credibilità e l'imparzialità».
La richiesta alla Presidente del Governo
Pur comprendendo la volontà di Zali di concludere alcuni dossier prima della partenza definitiva, l'MPS si domanda se non sarebbe «più saggio e soprattutto più comprensibile agli occhi della popolazione» che il consigliere di Stato si astenesse, fino alla fine di settembre, dall'accedere agli spazi, alle informazioni e alle attività dell'Amministrazione consentiti dalla sua carica.
Secondo il segretariato, una simile scelta «non costituirebbe un giudizio anticipato sulle responsabilità personali di Zali, né una sanzione», ma rappresenterebbe «una misura di prudenza istituzionale» finalizzata a evitare «qualsiasi possibile situazione di conflitto, interferenza o anche solo percezione di un uso improprio della posizione istituzionale». Per l'MPS, infatti, «anche l'apparenza di un possibile condizionamento dovrebbe essere considerata con la massima attenzione».
«Nessuna direzione aziendale avrebbe tollerato una presenza di questo tipo»
Nella lettera viene inoltre proposto un paragone con il settore privato. Pur precisando di non condividere l'affermazione secondo cui lo Stato dovrebbe funzionare come un'azienda, l'MPS sostiene che «in una situazione simile, verosimilmente nessuna direzione aziendale avrebbe tollerato una presenza di questo tipo fino alla conclusione del periodo di disdetta».
Da qui la richiesta al Governo affinché, fino alla conclusione del mandato alla fine di settembre, Zali «si astenga dall'accedere all'Amministrazione e dall'esercitare le prerogative connesse alla sua carica», fatta salva «la gestione di quanto strettamente necessario e formalmente previsto per la conclusione del suo mandato». Una decisione in questa direzione, conclude il segretariato dell'MPS, rappresenterebbe «un atto di responsabilità istituzionale» e contribuirebbe a salvaguardare trasparenza e fiducia nelle istituzioni.




