«Torniamo subito»

Christian Fini – presidente LEA
È il cartello che sembra appeso da mesi fuori dal Palazzo del Governo a Bellinzona. Complici estate, ferie, solleone o forse meglio dire le vicine Elezioni cantonali, le Istituzioni ticinesi sembrano in pausa (da cosa non si sa). L’ordinaria amministrazione ha preso il sopravvento: si gestisce, si rinvia, si attende. Ma fuori dal Palazzo la realtà e la vita quotidiana non vanno in ferie. Gli ultimi episodi politici non possono essere liquidati come casi isolati. La popolazione è stanca degli scandali, dei giochetti delle nomine, secondo equilibri partitici, delle trattative sulla Magistratura, degli incarichi per rappresentanza. Non tutte le scelte sono sbagliate, ma il metodo sembra premiare appartenenze e conoscenze. Quando il merito deve bussare e l’appartenenza possiede già la chiave, le istituzioni perdono autorevolezza.
Intanto il ceto medio si assottiglia o possiamo dire non esiste quasi più. Le famiglie che lavorano sono schiacciate tra cassa malati, affitti, energia e spese quotidiane. L’aumento della richiesta di sussidi è un grido d’allarme. Se chi lavora ha bisogno dell’aiuto pubblico per una spesa essenziale, il problema non è chi lo chiede, bensì un sistema che non garantisce più sufficiente potere d’acquisto. Basti pensare anche alle code sempre più lunghe, davanti ai centri di primo aiuto per ottenere un pasto o generi alimentari, scene mai viste fino a pochi anni fa sul nostro territorio. Eppure siamo bravissimi a cercare colpevoli e meno a costruire soluzioni. Prima ce la prendiamo con chi riceve un aiuto, poi ce la prendiamo con la natura e con chi la abita, inneggiando ai fucili facili contro i lupi. Il disagio degli alpigiani è reale e deve essere ascoltato: servono però misure di dissuasione e finanziare concrete e le armi come ultima ratio.
E poi, già che ci siamo, ce la prendiamo anche con chi rimane bloccato nel traffico per raggiungere il proprio luogo di lavoro e lo colpevolizziamo per le proprie scelte di mobilità, solo perché non siamo stati in grado negli anni a costruire un’alternativa di trasporto pubblico e privato all’altezza della morfologia del nostro territorio. Sì, perché anche la mobilità racconta un Cantone in attesa. Treni super affollati. Alp Transit solo fino a Lugano. Il Tram-treno del Luganese che dovrebbe entrare in servizio nel 2035, se tutto procederà secondo programma. Intanto i cittadini perdono tempo e qualità di vita e ci chiediamo perché prediligano il trasporto privato. Ma davvero? Il Ticino sembra aver progressivamente smarrito quella capacità di progettare, anticipare e intervenire che dovrebbe caratterizzare una politica ambiziosa. Forse anche perché, da troppo tempo, nei principali luoghi decisionali si alternano spesso le stesse figure e le medesime logiche. Alle famiglie non servono prediche, agli alpigiani non servono slogan o ai pendolari promesse vane. I cittadini vogliono sapere quali problemi verranno risolti e con tempistiche certe. Non è antipolitica. È lo scopo più alto del servizio di rappresentanza: quello che chi governa decide e risponde. Il Ticino non può continuare ad aspettare davanti a una porta sulla quale compare sempre lo stesso cartello: “Torniamo subito”.
Christian Fini – presidente LEA




