Lo psicologo forense: «Atto di follia omicida? Questo è un caso insolito»

Un profilo che sfugge agli schemi consueti: Jérôme Endrass spiega perché il delitto di Aarau presenta ancora molti interrogativi.
Un profilo che sfugge agli schemi consueti: Jérôme Endrass spiega perché il delitto di Aarau presenta ancora molti interrogativi.
AARAU - Un atto di follia omicida: così la Polizia cantonale di Argovia ha definito mercoledì gli spari avvenuti al rave di Aarau costata la vita a una 22enne italiana. Gli inquirenti ieri hanno poi aggiunto nuovi elementi: il 43enne svizzero del Canton Giura avrebbe esploso circa 40 colpi contro la folla, trasformando una notte di festa in paura e panico.
Il caso, tuttavia, non presenterebbe fin qui le caratteristiche tipiche di un atto di follia omicida, a sostenerlo è lo psicologo forense Jérôme Endrass.
Signor Endrass, perché siamo dunque di fronte a un profilo atipico?
«In questi casi distinguiamo tre gruppi ricorrenti: persone con orientamenti estremisti, affette da una grave malattia psichica o con precedenti penali. In questo caso, però, la situazione è insolita. Secondo la polizia, l’imputato non era affetto da una grave malattia psichica, non aveva un chiaro orientamento ideologico e non aveva precedenti penali. Al momento, quindi, nessuno di questi schemi sembra adattarsi. Non è però ancora possibile formulare una valutazione definitiva. Per comprendere meglio quale possa essere stato il vero movente servono molte più informazioni, che probabilmente emergeranno dalle indagini».
La polizia presume un atto di follia omicida. Perché poi consegnarsi spontaneamente?
«Le ragioni possono essere diverse. Potrebbe trattarsi di autentico rimorso. Ma la consegna spontanea può anche essere una scelta tattica, ad esempio perché il presunto responsabile riteneva che sarebbe stato comunque catturato. È anche possibile che fin dall’inizio non avesse intenzione di restare anonimo. Qualsiasi altra valutazione sarebbe al momento puramente speculativa».
Un gesto pianificato per anni o una decisione improvvisa: cosa è più probabile?
«Secondo le informazioni attualmente fornite dalla polizia, la questione resta aperta. Alcuni pianificano un atto per anni, altri decidono soltanto poco prima. Ora si indagherà certamente sull’eventuale esistenza di preparativi concreti, su quanto tempo l’imputato abbia avuto con sé le armi e se, prima dell’atto, si fosse interessato al luogo del reato o a contenuti simili, oppure se avesse qualche legame con quel luogo. Questi elementi saranno decisivi per rispondere alla domanda».
Cosa devono chiarire ora gli investigatori?
«La polizia analizzerà i dispositivi digitali dell'imputato, nonché eventuali dichiarazioni e spostamenti precedenti all’azione. Sarà inoltre verificato se sia mai stato sottoposto a un trattamento psichiatrico e quale significato avessero per lui le armi. Solo quando saranno disponibili tutte queste informazioni sarà possibile delineare un quadro forense fondato».




