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MATTEO BUZZI

Un no davvero pacifista alla “neutralità armata”

Matteo Buzzi, deputato Verdi in Gran Consiglio, Locarno
Un no davvero pacifista alla “neutralità armata”
TiPress
Fonte red
Un no davvero pacifista alla “neutralità armata”
Matteo Buzzi, deputato Verdi in Gran Consiglio, Locarno

Mentre la Svizzera viene tappezzata da una subdola cartellonistica con colombe e slogan “No alla guerra” e pure un comitato di sinistra pseudo-pacifista inneggia alla neutralità armata, anche nel movimento pacifista qualcuno può comprensibilmente sentirsi disorientato.

Per decenni, il pacifismo svizzero ha perseguito un'idea chiara: una Svizzera senza esercito, capace di costruire la propria sicurezza sulla cooperazione, sul diritto internazionale, sulla solidarietà tra i popoli e la difesa civile nonviolenta, anziché sulla deterrenza armata. Chi votò per le iniziative “Per una Svizzera senza esercito” nel 1989 e nel 2001 lo fece proprio per questo: la vera neutralità non si difende con fucili, missili, cannoni e aerei da combattimento, ma attraverso il disarmo, la diplomazia e strumenti nonviolenti.

L'iniziativa dell'UDC va nella direzione opposta: essa introduce esplicitamente nella costituzione al capoverso 1 il concetto di neutralità armata. Nulla invece riguardo alla riduzione dell'esercito, oppure agli investimenti nella diplomazia o nella difesa nonviolenta.

L'apparato militare nazionale sarebbe quindi rafforzato a livello costituzionale e non tarderebbe ad esserlo ulteriormente anche nella realtà. Del resto, è proprio l'UDC il principale sostenitore del riarmo in corso, che assorbe enormi risorse finanziarie e contribuisce a imporre tagli miopi e dolorosi in quasi tutti gli altri settori della Confederazione. Ed è sempre l'UDC che vuole allentare il divieto di esportazione di armi per poter lucrare sulla preparazione delle guerre.

Quella dell'UDC è dunque una neutralità armata, per certi versi guerrafondaia, che si prepara ostinatamente alla guerra, senza mettere in discussione un solo franco di spesa militare.

Pacifismo e nonviolenza non significano passività o indifferenza, significano opporsi, con mezzi nonviolenti, alle ingiustizie, ai crimini, alle violenze e ai soprusi dei potenti - siano essi istituzioni, aziende, governi o stati aggressori. Non prendere posizione di fronte a un'aggressione, nascondendosi dietro una neutralità assoluta è complicità silenziosa.

Questa complicità l'abbiamo osservata con tristezza e molto imbarazzo, mentre si consumava e si consuma tutt'ora il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania.

La vera scelta pacifista chiede l'esatto contrario dell'isolazionismo dell'UDC: meno esercito, più diplomazia, più cooperazione internazionale, più solidarietà e il coraggio di schierarsi dalla parte delle vittime e contro gli oppressori, attraverso strumenti nonviolenti, tra cui anche le sanzioni e il boicotto. Abbiamo bisogno di un'altra idea di difesa nazionale: una difesa civile non armata e nonviolenta. In Italia se ne discute da tempo, dalle intuizioni di Aldo Capitini e Alexander Langer ai “Corpi Civili di Pace”, fino alle proposte per una Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta, orientata a prevenire i conflitti e proteggere le popolazioni senza ricorrere alle armi.

Votiamo quindi un chiaro NO all'iniziativa per la neutralità.

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