NO a una Svizzera neutrale!

di Elia Agostinetti, MPS Mendrisiotto
I promotori dell'iniziativa sulla neutralità cercano di presentare la questione come una scelta tra una Svizzera neutrale, estranea ai conflitti internazionali, e una Svizzera che rinuncia alla propria tradizione per schierarsi con questo o quel blocco. In realtà, l'iniziativa non riguarda tanto la guerra e la pace quanto il ruolo della Svizzera nella difesa dei propri interessi economici, finanziari e strategici.
La neutralità infatti, durante gli ultimi due secoli, è sempre stata uno strumento per le élites economiche del nostro Paese per evitare di doversi precludere mercati redditizi sulla base di quelle che, a sentire chi propone di votare questa iniziativa, sembrano essere solo delle "fisime" etiche o morali. Per esempio: grazie alla neutralità svizzera, a fronte anche di aspetti come il lavoro forzato e i diritti umani, siamo l'unico Paese europeo che ha un accordo di libero scambio con la Cina. Mentre il Parlamento europeo si perde in queste "fisime", la Svizzera può fare del dumping normativo e offrire così alle proprie aziende un vantaggio concorrenziale per accedere a questo mercato. La stessa impostazione normativa è alla base degli accordi con Mercosur, India e altri mercati dove le multinazionali svizzere esternalizzano liberamente il loro sfruttamento di lavoratori e ambiente. La neutralità ha permesso e permette ancora alla Svizzera di essere uno dei Paesi maggiormente imperialisti, usando non l'esercito ma i suoi "buoni servizi" per colonizzare nuovi mercati. Le attività delle nostre multinazionali che commerciano in materie prime sono lì da vedere, così come quelle dell'alimentazione e della farmaceutica: protette da sistemi come la Legge federale sulla ripartizione dei valori patrimoniali confiscati e i vari Accordi concernenti la protezione degli investimenti, basandosi in Svizzera esse hanno a disposizione un governo compiacente che spiana la strada verso qualunque mercato (neutrale, quindi, di fronte alla legittimità del governo che lo ospita), abbattendo gli ostacoli che potrebbero anteporsi al loro profitto, come ad esempio la salute pubblica, i diritti democratici, l'autodeterminazione dei popoli, la protezione dell'ambiente, ecc.
Stessa cosa riguardo ai soldi degli oligarchi di tutto il mondo che, proprio contando sulla nostra neutralità, sanno di poter disporre qui di un paradiso fiscale dove non si fanno domande, indipendentemente dalla provenienza dei loro patrimoni o dalla loro appartenenza a regimi antidemocratici. Viene alla mente di chiunque l'afflusso di patrimoni degli oligarchi russi dal crollo del muro di Berlino in avanti: l'Associazione svizzera dei banchieri stima che persone di nazionalità russa abbiano dai 150 ai 200 miliardi di franchi nelle banche elvetiche. Normalmente, questi conti dovrebbero essere stati congelati in adempimento all'adesione della Svizzera alle sanzioni dell'Unione europea, arrecando quindi forte danno alle élites economico-politiche del Paese aggressore. In realtà, ad aprile 2025 la SECO ha affermato che il patrimonio russo congelato era di 7,4 miliardi: meno del 5% del totale. Questo anche per capire in quale misura abbiamo "abbandonato" la nostra neutralità. Stesso discorso per le materie prime russe, che per il 60% passano ancora attraverso le aziende di Ginevra e Zugo, così come le esportazioni dalla Svizzera a Paesi dell'Unione economica eurasiatica (Armenia, Kazakistan, Uzbekistan, ovvero Paesi senza confini doganali con la Russia) sono esplose di percentuali a due o tre cifre dall'adozione delle sanzioni.
Ecco, occorre quindi rimettere bene a fuoco, quando si parla di neutralità abbandonata, quale neutralità si stia difendendo e in quale misura sia stata abbandonata. I rappresentanti politici delle élites economiche del nostro Paese hanno lanciato questa iniziativa per blindare i propri profitti economici contro eventuali cambiamenti degli equilibri politici, che potrebbero decidere per sanzioni economiche o confische di patrimoni in ottemperanza all'attuale art. 54 cpv. 2 della nostra Costituzione (che riprendo più in basso).
Insomma, per uscire dal discorso economico, noi non vogliamo una Svizzera che prenda col contagocce le difese del popolo ucraino e che rimanga neutrale davanti al genocidio di Gaza, proprio perché sappiamo che, per via del peso economico dell'enormità degli investimenti delle aziende svizzere nel mondo, la Svizzera avrebbe il potere di incidere in favore dei popoli oppressi. Proprio per la sua storia di "potenza nascosta" (Limes n. 12/2023), la Svizzera ha la responsabilità e gli strumenti per intervenire, e può scegliere di farlo in maniera da favorire le multinazionali, l'alta finanza e gli oligarchi di tutto il mondo - come ripropone questa iniziativa - oppure a favore delle "popolazioni nel bisogno, contro la povertà nel mondo, contribuendo a far rispettare i diritti umani e a promuovere la democrazia, ad assicurare la convivenza pacifica dei popoli nonché a salvaguardare le basi naturali della vita" (art. 54 cpv. 2 Costituzione federale della Confederazione Svizzera). È in difesa di questi valori che invitiamo a votare NO all'iniziativa sulla neutralità.




